Rientro dei cervelli, gli expat chiedono un periodo di transizione
Delusi, i giovani all’estero stanno esprimendo tutta la loro disapprovazione per delle misure «affrettate»
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La stretta sulle agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli ha messo in subbuglio la comunità dei giovani italiani emigrati all’estero in cerca di opportunità lavorative più qualificate e meglio retribuite. Sono infatti centinaia gli expat che dopo l’annuncio di una potenziale stretta sugli incentivi per rientrare in Italia stanno vivendo giorni di preoccupazione e di grande delusione.
Il cambio di regole stabilisce che lo sconto Irpef sarà solo sul 50% del reddito, invece che variare dal 70% al 90% in base alla residenza (al Sud lo sconto è maggiore) come secondo le leggi attualmente in vigore. Verrà inoltre introdotto un tetto di reddito a 600mila euro all’anno, cifra oltre la quale si verrà normalmente tassati.
Secondo la bozza circolata, per beneficiare degli sgravi fiscali gli expat devono aver mantenuto all’estero la residenza fiscale per tre anni fiscali, e non per due. Le agevolazioni saranno valide per cinque anni e non sarà più possibile estenderle per un ulteriore quinquennio in caso di acquisto di un immobile di tipo residenziale o qualora si diventasse genitori.
Lo sgravio riguarderà solo i lavoratori ad alta qualificazione o specializzazione che rientrino nei livelli 1 (legislatori, imprenditori e alta dirigenza), 2 (professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione) e 3 (professioni tecniche) della classificazione Istat delle professioni Cp 2011, attestata dal Paese di provenienza e riconosciuta nel nostro. La stretta non varrà per docenti e ricercatori rientrati dall’estero.
Emma, che lavora nella legal entity locale di un grande gruppo bancario a Lussemburgo, sta progettando il suo rientro in Italia, ma «vedere cambiare le regole in corsa senza poter godere dei benefici previsti mi riempie di incertezza e sfiducia».







