Il quadro

Riduzione delle emissioni di CO2 nell’Ue: trend positivo ma ancora lontano dagli obiettivi

Le emissioni di CO2 nell'UE sono diminuite negli ultimi dieci anni, ma l'obiettivo delle emissioni zero è ancora lontano

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Ana Somavilla ((El Confidencial, Spagna).

6' di lettura

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Il traguardo delle emissioni zero nell’Ue è ancora lontano, ma la tendenza che si registra è di una progressiva riduzione. Negli ultimi dieci anni le emissioni di CO2, gas a effetto serra, sono infatti diminuite. Nel 2023, si è registrata una diminuzione del 7 % rispetto al 2022 e del 18 % rispetto al 2013. Il dato emerge dallo studio di Eurostat che ha analizzato il quadro europeo.

Il quadro di riferimento

«L’approvvigionamento di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata - ricostruisce il documento - ha raggiunto il più forte tasso di declino e il più grande calo complessivo, con un calo del 43%, pari a 448 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti».

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Durante questo arco di tempo, anche altre tre attività hanno registrato un calo importante. Si tratta delle attività estrattive con una diminuzione del 25% (18 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), seguite dai servizi con un -20% (54 milioni di tonnellate di CO2 equivalente) e dalle manifatture con un -17% (142 milioni di tonnellate di CO2 equivalente). Unica eccezione è quella del trasporto e stoccaggio che registra una crescita del 14% nel 2023 rispetto al 2013. Si è registrato anche un calo del 14% delle emissioni di gas a effetto serra da parte delle famiglie (110 milioni di tonnellate di CO2 equivalente).

Il rapporto Eurostat mette in evidenza un altro aspetto. L’intensità delle emissioni (che misura la quantità di emissioni in CO2 equivalente per unità di valore aggiunto lordo in euro in una determinata economia) è diminuita del 32 % dal 2013 al 2023. Questo significa che l’economia dell’Ue ha contemporaneamente aumentato il suo valore aggiunto (crescendo di un +19%) e ridotto le sue emissioni di gas a effetto serra. Le maggiori riduzioni dell’intensità delle emissioni sono state registrate in Estonia con un -61%, seguita da Irlanda con -50% e Slovenia con -41%. Nell’elenco ci sono poi gli altri paesi che viaggiano con percentuali inferiori al 20%. Si tratta dell’Austria dove la percentuale si è fermata a un -17%. Sullo stesso valore la Lituania, mentre a viaggiare con una percentuale del - 19% è il Lussemburgo.

L’Italia

In Italia in 32 anni si è ridotta la quantità delle emissioni di circa un quinto. Merito di un ricorso alle rinnovabili (eolico e idroelettrico) e di una riduzione nell’utilizzo di fonti fossili.

A delineare lo scenario italiano sono i dati contenuti nel rapporto dell’Ispra “Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030”. Dal 1990 al 2022 le emissioni sono calate del 22%. Nell’ultimo periodo, però, c’è stata un’inversione. «Nonostante l’andamento positivo, le emissioni di gas serra in Italia negli ultimi due anni continuano a crescere e raggiungono nel 2022 un totale pari a 413 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (+0.4% rispetto al 2021) - si legge -. Determinante l’aumento costante del settore trasporti, le cui emissioni provengono per oltre il 90% dal trasporto stradale, che rispetto all’anno precedente segna un +5% e conferma un trend che non conosce pause e supera il 7% dal 1990, valore in controtendenza rispetto a quelli di tutti gli altri settori economici che al contrario registrano marcate riduzioni, ad eccezione dei rifiuti che rappresentano circa il 5% al totale nazionale».

Oltre ai trasporti, che valgono il 26% del totale nazionale, a svolgere un ruolo determinante in questo ambito ci sono anche il settore della produzione di energia, quello residenziale e quello dell’industria manifatturiera.

Il ruolo del Parlamento europeo

In questa partita, a giocare un ruolo importante c’è anche il Parlamento europeo con la Legge sul clima, «che innalza l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 (dall’attuale 40%) e rende giuridicamente vincolante la neutralità climatica entro il 2050».

La legge sul clima fa parte del Green deal europeo, la tabella di marcia dell’UE verso la neutralità climatica. «Per raggiungere il suo obiettivo climatico, l’Unione Europea ha elaborato un ambizioso pacchetto legislativo noto come “Pronti per il 55%” che comprende la revisione di diverse leggi interconnesse tra loro, insieme a alcune proposte di legge su clima e energia». Una sfida importante e un orizzonte, a detta degli esperti, «non impossibile» da raggiungere.

Spagna: il cammino verso la neutralità climatica entro il 2050

Negli ultimi dieci anni, la Spagna ha registrato progressi significativi nella riduzione delle emissioni di gas serra, dimostrando un impegno crescente nella transizione ecologica. Secondo i dati dell’Osservatorio per la Transizione Energetica e l’Azione per il Clima (OTEA), nel 2023 le emissioni si sono attestate a 272 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, segnando una diminuzione del 7,5% rispetto all’anno precedente e scendendo al di sotto dei livelli del 1990 (287,7 milioni di tonnellate).

Il settore energetico ha rappresentato il principale motore di questa riduzione, grazie alla crescente diffusione delle energie rinnovabili e alla progressiva riduzione dell’uso di combustibili fossili come gas naturale e carbone. Nel 2024, le rinnovabili hanno costituito il 56% del mix energetico spagnolo, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.

Questo cambiamento riflette la strategia a lungo termine del Paese per la decarbonizzazione. La Strategia di Decarbonizzazione a Lungo Termine (ELP) prevede la neutralità climatica entro il 2050, con una riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Gli obiettivi intermedi fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) per il 2030 includono: una riduzione del 23% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990; il 42% di energie rinnovabili nell’uso finale dell’energia; un miglioramento del 39,5% dell’efficienza energetica; il 74% di energia rinnovabile nella generazione elettrica (con il 100% previsto per il 2050).

Nonostante questi progressi, rimane cruciale intensificare gli sforzi. Il Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica ha fissato per il 2030 un obiettivo di riduzione delle emissioni del 37,7% rispetto ai livelli del 2005, un traguardo che richiede ulteriori interventi strutturali e politiche più incisive.

Un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni è stato giocato dalle città, molte delle quali hanno implementato Zone a Basse Emissioni (LEZs), mirate a limitare l’accesso ai veicoli più inquinanti, promuovendo al contempo trasporti sostenibili e una migliore qualità dell’aria.

Dal 1° gennaio 2023, la Legge sul Cambiamento Climatico e la Transizione Energetica impone a tutti i comuni con più di 50.000 abitanti di istituire queste zone, coinvolgendo circa 150 municipalità e il 53% della popolazione spagnola. Madrid e Barcellona sono state pioniere in questo ambito. La capitale ha introdotto la sua zona ‘Madrid Central’ nel 2018, mentre Barcellona ha lanciato la propria Zona a Basse Emissioni nel 2020. Studi preliminari indicano che tali iniziative hanno contribuito a una riduzione delle emissioni locali. Anche città come Castellón stanno adottando misure simili, integrandole con progetti di riqualificazione urbana che privilegiano la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni.

A livello regionale, emergono differenze significative. La Galizia guida il processo di decarbonizzazione con una riduzione record delle emissioni del 153% tra il 1990 e il 2021, seguita da Ceuta (-79%), Castilla y León (-78%), Asturias (-43%) e Aragón (-32%). Al contrario, alcune regioni registrano un incremento delle emissioni, come l’Estremadura (+66%), Murcia (+41%) e La Rioja (+40%), segnalando la necessità di politiche regionali più mirate.

Il caso austriaco

Nel 2023, le emissioni di gas serra in Austria sono diminuite del 6,4% rispetto all’anno precedente, confermando un trend positivo già registrato nel 2022, quando si era osservato un calo del 5,8%. Lo riporta l’Agenzia Federale per l’Ambiente, che ha pubblicato i dati in agosto.

Secondo il rapporto Nowcast dell’Agenzia Federale per l’Ambiente, le emissioni soggette al sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE sono calate dell’8,3%. Parallelamente, i settori non inclusi nel sistema ETS (Emission Trading System) – responsabili della maggioranza delle emissioni di CO₂ a livello nazionale – hanno registrato una diminuzione del 5,3%.

Un risultato particolarmente significativo è stato ottenuto dal settore edilizio, che ha ridotto le emissioni di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Su un arco temporale più ampio, dal 1990 al 2023, le emissioni del settore edilizio sono diminuite di oltre il 50%, secondo un’analisi condotta dagli economisti del Wegener Centre dell’Università di Graz.

Dall’analisi della piattaforma Climate Dashboard for Austria emerge una marcata differenza nelle performance ambientali tra le regioni austriache. Vienna si distingue come la migliore in termini di riduzione delle emissioni di CO₂, mentre l’Alta Austria – caratterizzata dalla presenza di numerose industrie pesanti – si colloca all’ultimo posto.

Un ruolo cruciale nella transizione ecologica è svolto dai grandi gruppi industriali. Tra i progetti più importanti in Austria spicca l’iniziativa del gruppo siderurgico Voestalpine, situato proprio in Alta Austria. L’azienda, tra le 50 più rilevanti del settore a livello globale, ha annunciato un piano ambizioso per modernizzare i propri impianti: entro il 2027, due dei cinque altoforni alimentati a carbone saranno sostituiti con forni ad arco elettrico di ultima generazione. Questo progetto rappresenta un passo significativo verso la decarbonizzazione dell’industria pesante, un settore cruciale ma storicamente difficile da trasformare.

L’Austria sta dimostrando di essere in grado di combinare politiche climatiche ambiziose con risultati concreti. Tuttavia, il percorso verso la neutralità climatica richiede un’accelerazione degli interventi. Oltre agli impegni dell’industria e alle misure nei settori edilizio ed energetico, sarà necessario un maggiore coordinamento tra regioni, specialmente per colmare il divario tra le migliori e le peggiori performance regionali.

In questa sfida, Vienna offre un modello di riferimento, ma l’attenzione rimane concentrata anche sui settori industriali e sull’innovazione tecnologica, come dimostra il caso di Voestalpine. L’obiettivo è chiaro: garantire una transizione ecologica che sia non solo sostenibile, ma anche competitiva a livello internazionale.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Ana Somavilla ((El Confidencial, Spagna).

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