Malattie croniche, gestione da rivedere a partire dai rischi collegati all’obesità
La disfunzionalità dell’adipe si riflette sui tessuti arteriosi, cardiaci e renali e queste interconnessioni rappresentano una sfida importante per il Ssn, ma anche un’opportunità per migliorare la presa in cura dei pazienti con patologie complesse
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Le malattie croniche in Italia colpiscono 24 milioni di persone e sono responsabili dell’85% dei decessi complessivi, con una spesa sanitaria associata alla loro gestione che supera i 65 miliardi di euro all’anno (e nel 2028 ne spenderemo quasi 80). Oltre la metà di questi costi riguarda la sindrome cardio-renale-metabolica, che affligge quasi 11,6 milioni di persone, di cui 4,7 milioni presentano simultaneamente almeno 2,5 fattori di rischio per questa condizione. Per la sanità pubblica il costo diretto è pari a quasi 37,1 miliardi di euro: di cui 19,5 per i 4,7 a maggiore complessità, cui è da aggiungere una spesa sanitaria out of pocket pari ad almeno altri 1,1 miliardi di euro dovuta al 31% di visite specialistiche e diagnostiche fatte in regime privato.
A ricordarlo è un documento dal titolo “Viaggio nelle cronicità” realizzato con il contributo incondizionato di Boehringer Ingelheim e nato con l’obiettivo di accendere un faro su queste “relazioni pericolose”. Il documento interattivo contiene per ogni sezione un QRcode che rimanda ai talk realizzati tra le Istituzioni politiche e i diversi interlocutori.
Ma cosa si intende per sindrome cardio-renale-metabolica (Crm)? Secondo la definizione dell’American Heart Association, il quadro è legato a un disordine sistemico caratterizzato da interconnessioni fisiopatologiche tra fattori di rischio metabolici, malattia renale cronica e sistema cardiovascolare. Il problema è che, nella pratica, queste cronicità si traducono in un maggior rischio di disfunzioni multiorgano ed elevata incidenza di malattie e più alta mortalità cardiovascolare.
La progressione del quadro prende il via spesso dall’accumulo di tessuto adiposo in eccesso, specie nell’area addominale. La disfunzionalità dell’adipe si riflette sui tessuti arteriosi, cardiaci e renali, provocano insulino-resistenza e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica. Nel tempo, queste condizioni fisiopatologiche facilitano lo sviluppo di aterosclerosi coronarica subclinica, danno d’organo miocardico e declino progressivo della funzione renale, predisponendo a un elevato rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale, disabilità.
Ecco perchè l’approvazione, di qualche giorno fa, dell’emendamento che istituisce un fondo dedicato alla prevenzione e alla cura dell’obesità è stato definito «un passo decisivo per il miglioramento della salute pubblica» da parte delle società scientifiche. Il fondo prevede un supporto di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, cui si aggiungeranno ulteriori finanziamenti di 200mila euro nel 2025, 300mila euro nel 2026 e 700mila euro nel 2027.



