Cina-Taiwan, duello in Africa: il caso eSwatini e la politica dei dazi zero
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Domenico Carola
3' di lettura
3' di lettura
Ci si può fidare dei ricorsi online contro le multe stradali? La domanda sorge spontanea, ora che vengono pubblicizzati siti che offrono di presentarli in via telematica, anche senza l’assistenza di un avvocato: scrivere un ricorso non è come compilare un modulo online e non di rado richiede molta padronanza di norme e procedure. Vale la pena anche confrontare i siti privati con il servizio web gratis del ministero della Giustizia. E l’impressione è che i vantaggi visibili possono essere annullati da inconvenienti lasciati nell’ombra.
Certo, sono inconvenienti possibili anche presentando il ricorso con le consuete modalità fisiche (deposito a mano o con raccomandata): spesso i problemi solo legati all’inesperienza dei ricorrenti, anche perché per opporsi a un verbale non è obbligatorio farsi assistere da un legale (né davanti al giudice di pace né davanti al prefetto). Ma l’idea di poter fare ricorso semplicemente con un clic può indurre a sottovalutare il problema.
I siti privati
Questo può valere soprattutto per i siti privati, che si fanno pubblicità. Al momento, a chi si registra e versa una decina di euro per l’iscrizione, consentono di accedere a un percorso guidato per creare il proprio ricorso per una serie di infrazioni tra le più diffuse. In opzione, pagando di più, è offerta la possibilità di farsi assistere da un legale procurato dal sito stesso.
L’opzione gratuita, per ora, consente di ricorrere solo al prefetto e non anche al giudice di pace. I rischi stanno proprio qui: di solito, per quanto le due modalità di ricorso abbiano pari dignità giuridica, quella prefettizia non è la sede più opportuna per affrontare questioni interpretative del Codice della strada, per cui si hanno ragionevoli possibilità di vittoria solo per vizi palesi del verbale o della procedura. Per esempio, nei casi in cui la notifica non è avvenuta in tempo.