Economia circolare

Riciclo della plastica, le imprese italiane: «Non siamo in grado di proseguire»

Assorimap ha mandato una lettera al ministro dell’Ambiente: servono subito azioni e un tavolo permanente

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

«L’industria privata del riciclo, a seguito di una serie di congiunture negative, non è più in condizione di proseguire le attività», questa la denuncia che Assorimap, l’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche aderente a Confimi Industria, ha portato all’attenzione del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin in una lettera. La filiera - che conta complessivamente oltre 350 imprese, impiega più di 10mila addetti e dispone di una capacità installata di riciclo pari a 1 milione 800mila tonnellate - rischia il collasso.

I motivi? Prima la crisi pandemica, poi i costi dell’energia e la concorrenza della produzione di polimeri vergini low cost di provenienza asiatica: da anni le imprese del riciclo meccanico delle plastiche denunciano la crisi.

Loading...

Pur ribadendo l’apprezzamento per «la disponibilità dimostrata dalla sua struttura in occasione degli incontri intercorsi, dopo diversi mesi non abbiamo riscontri sostanziali», si legge nella missiva indirizzata al ministro. Un niente di fatto che si traduce in «un’assenza di provvedimenti di supporto a differenza di quello che accade in altre Paesi come Francia e Spagna».

Chiediamo di avviare tempestivamente le necessarie azioni e, contestualmente, istituire un tavolo istituzionale permanente per il riciclo meccanico delle plastiche, indispensabili per evitare la chiusura delle attività», conclude la lettera a firma del presidente di Assorimap Walter Regis.

Nonostante 883mila tonnellate di produzione di polimeri riciclati (+3,2% rispetto al 2023), il settore del riciclo meccanico delle plastiche italiano fatica a decollare: nel 2024 fatturato in calo (-0,8%, 690 milioni di euro) e prezzi delle materie prime scese ai minimi dal 2020.

La filiera italiana è fragile, «da anni sopravvive, ma tra il 2024 e il 2025 sono arrivate le prime chiusure: due aziende», ha detto Walter Regis. Il problema è nei costi: energia elettrica schizzata a 135 euro al MWh a fine 2024. Ma non solo. L’Europa ha raddoppiato la capacità produttiva di riciclati dal 2016, ma le importazioni low cost - soprattutto da Asia e Nord Africa - invadono il mercato, spesso senza garanzie di tracciabilità.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti