Criptovalute

Riciclaggio, Stablecoin in sorpasso sul Bitcoin per evitare segnalazioni

Aggirare gli obblighi per gli operatori: così aumenta l’uso di valute virtuali ancorate al dollaro e all’euro per ripulire denaro sporco

di Ivan Cimmarusti

(Alamy Stock Photo via Reuters)

3' di lettura

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L’Italia prova a rafforzare le maglie contro il riciclaggio, ma una parte crescente dei flussi digitali continua a eludere i controlli. Con l’introduzione dell’articolo 45-bis al decreto legislativo 231/2007, diventa obbligatorio per i Vasp (Virtual asset service provider) esteri nominare un punto di contatto in Italia. Un passaggio cruciale per portare sotto vigilanza operatori che agiscono tramite sportelli Atm indipendenti o piattaforme digitali, finora spesso fuori dal perimetro normativo nazionale. L’obiettivo è chiaro: colmare una falla strutturale che ha favorito l’operatività anonima di soggetti esteri sul territorio nazionale.

Il principio è semplice: se raccogli in Italia, rispondi in Italia assolvendo agli obblighi antiriciclaggio. Chi non si adeguerà rischierà sanzioni pesanti, quantificabili economicamente - ma non solo - fino a cinque milioni di euro. Di fatto una quota di Vasp ha già iniziato una forma di collaborazione antiriciclaggio (si veda il grafico). Il 2024 ha registrato 6.255 segnalazioni per operazioni sospette (Sos) legate a criptoattività, in crescita del +25% sull’anno precedente. Nei primi tre mesi del 2025 se ne contano già 2.166, mentre si ritiene che con l’introduzione del 45-bis ci sarà un costante aumento.

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Da Bitcoin a Stablecoin

Ma mentre la norma evolve e i Vasp iniziano a uscire dall’ombra, il riciclaggio si trasforma. Sempre più spesso, le Sos inviate all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – diretta da Enzo Serata – riguardano le Stablecoin, criptovalute legate al valore di un altro asset, come una valuta ufficiale, il dollaro o l’euro. Strumenti che, grazie alla loro stabilità e alla diffusione su app di messaggistica, permettono trasferimenti rapidi e opachi tramite wallet unhosted: portafogli digitali controllati direttamente dall’utente, privi di intermediari o procedure di identificazione. Non c’è banca, non c’è Vasp, non c’è obbligo di segnalazione. Ed è qui che gli analisti dell’Uif registrano un cambio di paradigma nel mondo del riciclaggio. Il progressivo abbandono del Bitcoin, in quanto la conversione finale in euro o dollaro è quasi sempre necessaria per rendere il denaro utilizzabile.

Un passaggio che accende i radar della vigilanza. Con le Stablecoin questo snodo può essere saltato. Ancorate a valute fiat, cioè ufficiali, sono già “pronte all’uso” nel circuito digitale, conservano un valore stabile e riconoscibile e possono circolare via app o wallet unhosted senza bisogno di cambiare forma. In pratica: il denaro resta in forma cripto, ma si comporta come contante liquido. È questa la discontinuità che oggi preoccupa l’antiriciclaggio. Ed è qui che si consuma il vero passaggio di testimone: dal Bitcoin alle Stablecoin.

Il tema è particolarmente sentito, anche in considerazione dei livelli che ha raggiunto il riciclaggio del denaro sporco in Italia. L’Amministrazione finanziaria ha messo sul tavolo una stima che pesa: 40 miliardi di euro, pari al 2% del Pil, transitano nei circuiti illeciti di lavaggio dei soldi. E i risultati, frutto di indagini molto complicate, non sono mancati: oltre 1,2 miliardi di euro sequestrati in 17 mesi dalla Guardia di finanza, ma solo 73 milioni sono legati alle cripto. Alla presentazione del rapporto annuale dell’Uif, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che «le modalità di utilizzo delle cripto a scopi di riciclaggio sono in continua evoluzione e sempre più complesse e sofisticate, e c’è un crescente ricorso alle stablecoin». Non solo da parte della criminalità organizzata e di quella comune.

La guerra finanziaria con Mosca

La Stablecoin, infatti, ha lasciato una traccia anche nella guerra finanziaria contro Mosca. È il caso di una triangolazione scoperta dall’Uif tra società con sede in Asia centrale, che ricevono fondi da soggetti russi attraverso il conto corrente di un intermediario italiano. Da lì, il denaro è stato dirottato su piattaforme europee di criptoattività e convertito in Stablecoin, consentendo trasferimenti rapidi, fuori dai circuiti bancari e difficilmente tracciabili.

L’ANDAMENTO

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LA NORMA

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La norma

Punto di contatto
Il Dl Economia introduce il nuovo articolo 45-bis al Dlgs 231/07: «Obbligo di istituzione del punto di contatto centrale dei prestatori di servizi per le criptoattività». Nella norma si precisa che «i prestatori di servizi per le cripto-attività aventi sede legale e amministrazione centrale in altro Stato membro e stabiliti nel territorio della Repubblica senza succursale (...) designano un punto di contatto centrale in Italia attraverso cui assolvono agli obblighi di cui al presente decreto», cioè le comunicazioni antiriciclaggio».

Le sanzioni
L’introduzione dell’articolo 45-bis alla normativa antiriciclaggio prevede anche una serie di sanzioni. La mancata istituzione del punto di contatto centrale, infatti, è sanzionata dell’articolo 62, comma 1. Stando al testo, contenuto nel Dlgs 231 del 2007, «si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 euro a 5.000.000 ovvero pari al 10% del fatturato complessivo annuo, quando tale importo percentuale è superiore a 5.000.000 di euro e il fatturato è disponibile e determinabile».

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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