Rapporto Uif

Riciclaggio, sempre più usati cripto e iban virtuali

Nel 2025 la UIF ha ricevuto 162.059 segnalazioni, l’11,5% in più rispetto all’anno precedente: una crescita trainata soprattutto dai nuovi segnalanti, in particolare le banche telematiche, e collegata in larga parte a truffe e frodi informatiche

di Redazione Roma

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Le operazioni sospette corrono sempre più sul digitale. Nel 2025 la UIF ha ricevuto 162.059 segnalazioni, l’11,5% in più rispetto all’anno precedente: una crescita trainata soprattutto dai nuovi segnalanti, in particolare le banche telematiche, e collegata in larga parte a truffe e frodi informatiche. È il dato più forte del Rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia, presentato dal direttore Enzo Serata. Meno segnalazioni a rischio basso o nullo, più tempestività negli invii, ma anche un punto critico: i modelli automatici aiutano l’analisi, però non sempre sono presidiati bene. E in alcuni casi producono informazioni parziali, ripetute o non coerenti con i fatti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Frodi online, cripto e IBAN virtuali: il riciclaggio cambia strada

La criminalità economica usa strumenti più veloci, meno visibili, più difficili da seguire. Criptoattività, IBAN virtuali, carte virtuali e ATM non bancari rendono più opachi i percorsi del riciclaggio. L’uso massiccio dei canali digitali accompagna l’aumento delle segnalazioni legate a truffe e frodi informatiche.

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Il rischio non riguarda solo il cybercrime. Secondo la UIF, il riciclaggio collegato a evasione fiscale, abuso di fondi pubblici e corruzione sfrutta sempre più circuiti criminali specializzati, capaci di muovere denaro attraverso infrastrutture finanziarie transnazionali sofisticate. L’obiettivo è sempre lo stesso: spezzare la traccia dei fondi ottenuti illegalmente.

Criminalità organizzata, appalti e fondi pubblici nel mirino

Le segnalazioni riconducibili, sulla base di specifici indicatori di rischio, a interessi della criminalità organizzata sono state circa il 14% del totale. Ma il fenomeno, segnala l’Unità, è più ampio se si considerano anche i collegamenti indiretti ricavabili dal contesto.

Restano aree sensibili gli appalti, le energie rinnovabili e le agevolazioni pubbliche. Continua anche l’uso di schemi di frode nelle fatturazioni. L’attività ispettiva della UIF ha inoltre evidenziato carenze negli obblighi di collaborazione attiva. I rischi restano significativi nei comparti del gioco e del commercio dell’oro, dove pesano limiti nella tracciabilità delle operazioni e nella profilatura della clientela.

I riscontri investigativi e il giudizio del Gafi

Nel biennio 2024-2025 sono arrivati riscontri investigativi rilevanti. La Guardia di Finanza ha comunicato circa 44.400 feedback positivi, l’83,6% riferito a segnalazioni a rischio medio-alto o alto. La Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo ha fornito circa 8.700 riscontri di interesse, con l’85,5% delle Sos collocate nei livelli di rischio più elevati.

I dati della Direzione investigativa antimafia indicano che le segnalazioni hanno contribuito alla formulazione di oltre la metà delle misure di prevenzione, rappresentando il 70% degli asset sequestrati e il 36% di quelli confiscati.

All’inizio del 2026 si è chiusa anche la Mutual Evaluation del sistema antiriciclaggio italiano da parte del Gafi, che ha riconosciuto l’efficacia dell’apparato nazionale e il ruolo centrale della UIF nella produzione di analisi finanziaria di qualità. Ora il Piano strategico 2026-2028 punta a rafforzare qualità delle analisi, efficienza interna, collaborazione nazionale e internazionale, contributo all’AMLA e rapporto con soggetti obbligati, istituzioni e cittadini.

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