Ricerca universitaria, 28 atenei su 61 rischiano il taglio dei fondi premiali
l 45% delle università statali ha peggiorato l’indicatore che mescola quantità e qualità delle pubblicazioni rispetto al 2015-19
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Dalla Vqr 2020-24 rischia di arrivare una sgradita sorpresa per quasi la metà degli atenei statali. Se prendiamo i risultati dell’indicatore che combina la qualità e la quantità delle pubblicazioni emersi nell’ultimo ciclo di valutazione effettuato dall’Anvur e li confrontiamo con quelli del quinquennio precedente (2015-19), scopriamo che 28 università pubbliche su 61 hanno visto peggiorare il proprio coefficiente (il 45%). E non è solo una questione di statistica o di prestigio accademico. A risentirne potrebbero essere anche le risorse che le singole istituzioni riceveranno in sede di distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) 2026.
Il condizionale è d’obbligo, sia perché il rapporto completo dell’Anvur con l’analisi delle singole aree di studio arriverà solo il 28 maggio, sia perché i criteri che il Mur seguirà nella distribuzione del prossimo Ffo non sono ancora stati resi noti. Il rischio di una contrazione dei finanziamenti legata alla parte premiale del Fondo tuttavia c’è e comincia a serpeggiare anche tra i rettori dopo che l’Agenzia di valutazione, la settimana scorsa, ha anticipato i risultati aggregati per ateneo.
Se gli esiti esclusivamente qualitativi, cioè basati sulla produzione scientifica (il cosiddetto indicatore “R 1 e 2 ” che esprime la qualità media dei prodotti di ricerca di un’istituzione rispetto alla media nazionale, tenendo conto del mix disciplinare specifico di quell’ateneo, ndr) hanno visto eccellere, tra le realtà statali, Padova, Trento e terze ex aequo le due milanesi Statale e Bicocca, dall’indicatore “Iras 1 e 2” (che ha in sé anche elementi quantitativi) emerge un quadro diverso. Nei 28 casi elencati nella tabella in alto il risultato è inferiore rispetto al 2015-19. Del gruppo - ed è uno dei motivi per cui la notizia è destinata a fare rumore - fanno parte anche istituzioni grandi e mega: Roma Sapienza, Napoli Federico II, Padova, Firenze e Pisa.
Per un paio di esse (Sapienza e Firenze) il taglio della quota premiale di Ffo arriverebbe, nonostante un miglioramento delle performances esclusivamente qualitative ottenuto rispetto al ciclo precedente di valutazione. A pesare in negativo sarebbe infatti il cambiamento dei prodotti attesi tra le due Vqr conseguente alla diversa dimensione dell’organico dei docenti tra ora e allora.
Per ora si tratta solo di un pericolo e non di una certezza. Intanto perché, considerando che l’Ffo 2026 è dato in aumento rispetto al 2025, un incremento della quota premiale complessiva potrebbe compensare, seppure in parte, il peggioramento dell’indicatore. E poi perché i parametri di calcolo del contributo vanno ancora decisi. Se rimanessero gli stessi del 2025 interverrebbero due correttivi impliciti collegati all’utilizzo di altri due indicatori oltre l’ “Iras 1 e 2” adoperati nella distribuzione dei fondi premiali. Stiamo parlando dell’ “Iras 3” sui dottorati di ricerca e dell’ “Iras 4” sulla terza missione, cioè sulle ricadute per il territorio dell’azione universitaria. Sul primo fronte Padova e Pisa hanno ottenuto risultati migliori nel 2020-24 rispetto al 2015-19, così come hanno fatto Roma Sapienza e Napoli - insieme di nuovo a Pisa - sul secondo.
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