Ricerca e nuove competenze: così il settore culturale accelera la svolta digitale del Pnrr
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La digitalizzazione nei musei, negli archivi e nelle biblioteche svolge una funzione determinante perché amplia l’accesso al sapere, valorizza e tramanda i patrimoni, rafforza le comunità attorno ai beni culturali. Digitalizzare non significa solo scansionare o fotografare oggetti e documenti, ma è un’attività più articolata che richiede l’implementazione di standard internazionali di catalogazione e la progettazione di nuovi servizi.
Gli investimenti del Pnrr Cultura 4.0 hanno consentito alle organizzazioni di proseguire - e in alcuni casi di avviare - il processo di trasformazione digitale in modo organico e coordinato, guidato dagli indirizzi del Piano nazionale di digitalizzazione (PND) dell’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio - Digital Library del Ministero della Cultura. Tra le iniziative di maggior rilievo a regia ministeriale figurano oltre 450 cantieri di digitalizzazione del patrimonio archivistico, bibliografico e museale, e lo sviluppo dell’Ecosistema digitale del patrimonio culturale, destinato ad accogliere le risorse digitalizzate e a mettere a disposizione di professionisti e comunità scientifica strumenti innovativi per la sua fruizione.
Un’infrastruttura pensata per rafforzare il ruolo strategico del patrimonio culturale in Italia, anche attraverso la creazione di una rete interdisciplinare che integra saperi umanistici, tecnici, informatici e gestionali. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di un linguaggio comune, di competenze condivise e di una filiera sempre più coesa e strutturata. L’idea alla base è quella di “capitale semantico delle relazioni”: i beni culturali sono intesi come nodi di relazioni e connessioni tra domini e discipline. Ogni dato digitalizzato diventa parte di un sistema più ampio, che può essere facilmente combinato e riutilizzato, favorendo la collaborazione tra istituzioni culturali e la creazione di conoscenza condivisa. Questo approccio genera ricadute dirette su produttività, occupazione e innovazione del settore grazie alla standardizzazione di linguaggi e flussi di lavoro, e consente di definire modelli replicabili a livello nazionale.
La Scuola nazionale del patrimonio a supporto degli Istituti Culturali
Per rafforzare l’efficacia dei cantieri di digitalizzazione, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali nell’ambito di Dicolab. Cultura al digitale ha destinato cinque milioni di euro a oltre 160 progetti di ricerca a sostegno degli Istituti culturali coinvolti, ideando e attivando un sistema virtuoso fra policy pubblica, università, ricercatori e professionisti.
Il progetto dal titolo Bric – Borse di ricerca negli Istituti Culturali, coinvolge e mette in rete un Istituto culturale, un dipartimento universitario e uno o più giovani borsisti provenienti da formazione diverse (archivisti, archeologi, storici dell’arte, ma anche comunicatori, architetti e ingegneri informatici): una filiera corta ed efficiente di competenze digitali.
La Scuola, nata nel 2018 per volontà del Ministero della Cultura con la missione di valorizzare le competenze dei professionisti della cultura, con Dicolab. Cultura al digitale ha offerto - e continuerà a farlo fino a giugno 2026 - corsi, webinar, convegni gratuiti sulle competenze digitali, con oltre 80.000 certificazioni già rilasciate a professionisti pubblici e privati del settore. Con Bric, la Scuola finanzia, tra settembre 2025 e giugno 2026, l’attivazione di progetti di ricerca con i quali monitorare, analizzare e ottimizzare i processi di digitalizzazione e sperimentare sul campo servizi innovativi per l’uso e il riuso di queste preziose risorse digitali.
L’investimento produce valore per tutti i soggetti coinvolti: i borsisti acquisiscono competenze pratiche sul campo attraverso il training on the job; gli istituti culturali ricevono risorse e supporto per ottimizzare i processi di digitalizzazione, arricchendo il loro patrimonio di conoscenze; i dipartimenti universitari promuovono la ricerca applicata in un contesto fortemente multidisciplinare e rafforzano il dialogo con il settore culturale.
Da Venezia a Palermo: le ricerche per la digitalizzazione del patrimonio
I giovani laureati, selezionati da 53 Dipartimenti universitari italiani, lavoreranno all’interno di 81 Istituti e luoghi della cultura su tutto il territorio nazionale. Dal Castello Sforzesco di Milano all’Archivio di Stato di Potenza, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze al Museo Archeologico di Altamura: il processo di digitalizzazione attraversa i territori, coinvolge istituzioni diverse e interessa un patrimonio culturale variegato. Non solo oggetti museali, ma anche fotografie, catasti storici, documentazione archeologica, spartiti, quotidiani, tessuti: un vero e proprio melting pot di storie.
Tra i primi progetti avviati presentiamo due esperienze che offrono spunti interessanti sul tipo di percorsi che saranno intrapresi. A Venezia, una giovane ricercatrice dell’Università di Bologna lavorerà al MAOV Museo di Arte Orientale, con un progetto di studio e divulgazione sul teatro Nō giapponese. Il suo obiettivo è costruire un sistema di interconnessione tra patrimonio materiale e patrimonio digitalizzato, utilizzando un sito web per creare un ponte tra i materiali di scena, i dipinti, gli strumenti musicali conservati nel Museo e materiali iconografici e audiovisivi conservati altrove.
A Castromediano (Lecce), il Museo archeologico ha già raggiunto una fase avanzata nelle attività di digitalizzazione dei reperti d’età preromana, messapica e medievale in suo possesso. Grazie al lavoro dei ricercatori dell’Università Orientale di Napoli, il Museo si concentrerà sulla progettazione di un nuovo servizio per i visitatori: un chatbot virtuale con AI integrata che, dopo aver guidato l’utente nel percorso museale, raccoglierà emozioni, ricordi e impressioni e produrrà materiale per la comunicazione social. Si tratta di un esempio emblematico di valorizzazione del patrimonio culturale digitale e di creazione di valore aggiunto per l’engagement attivo dei visitatori.
Il processo di trasformazione digitale in corso non rappresenta soltanto una transizione tecnica, ma si configura come una vera e propria rivoluzione culturale: promuove l’accesso universale alla conoscenza, facilita la fruizione del patrimonio e stimola la collaborazione tra istituzioni.
Dicolab. Cultura al digitale è promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library nell’ambito del PNRR Cultura 4.0, è realizzato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali e finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU.
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