Innovazione

Ricerca: così la svolta Usa cancella 7400 progetti per 19 miliardi. L'occasione per l'Europa

Con le politiche della nuova amministrazione americana calano i finanziamenti. Crescono le candidature ai programmi europei e la Ue prova ad attrarre talenti, ma servono più investimenti

di Francesca Cerati

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Per decenni gli Stati Uniti sono stati la destinazione naturale per chi voleva fare ricerca ai massimi livelli. Università come Harvard, Columbia o Berkeley hanno attratto generazioni di scienziati da tutto il mondo grazie a una combinazione difficilmente replicabile: finanziamenti abbondanti, autonomia accademica e un ecosistema di innovazione. Negli ultimi mesi, però, qualcosa sta cambiando.

Le politiche della nuova amministrazione americana sulla ricerca scientifica stanno ridisegnando gli equilibri globali delle Scienze della vita. Tagli ai finanziamenti, maggiore incertezza e un contesto più restrittivo per studenti e ricercatori internazionali stanno spingendo una parte crescente della comunità scientifica a guardare altrove. E per l'Europa potrebbe aprirsi una finestra strategica.

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Secondo un'analisi di Teha Group, nel primo anno dell'amministrazione Trump sono stati cancellati oltre 7.400 grant federali per la ricerca, per un valore superiore a 19 miliardi di dollari, di cui 17,5 miliardi nelle Scienze della vita. I tagli hanno interessato soprattutto i programmi delle due principali agenzie federali di finanziamento della ricerca: la National science foundation (Nsf) e i National institutes of health (Nih). Il rallentamento non riguarda soltanto i finanziamenti già assegnati. Anche i nuovi grant registrano una flessione significativa. Nel 2025 i progetti finanziati dalla Nsf sono scesi del 25% rispetto alla media del periodo 2015-2024, mentre quelli del Nih registrano un calo del 21%. A questo si aggiunge il segnale politico arrivato con la proposta di bilancio presidenziale per il 2026, che prevede una riduzione drastica delle risorse: fino al -61,7% per la National science foundation e -44,3% per il National institutes of health rispetto ai livelli precedenti.

Sebbene il Congresso abbia respinto i tagli più radicali, il segnale è chiaro: la ricerca non è più una priorità nelle stesse forme del passato. Il nuovo contesto introduce anche elementi di maggiore discrezionalità politica nell'assegnazione dei fondi. Un ordine federale emanato nell'agosto 2025 ha infatti chiesto alle agenzie di allineare i finanziamenti alle priorità dell'amministrazione e al cosiddetto '“interesse nazionale”, aumentando la possibilità di revoca o revisione dei grant.

Le conseguenze si stanno già manifestando. Le borse di dottorato offerte dalla Nsf sono diminuite del 26% nel 2025, con una riduzione ancora più marcata nelle Scienze della vita, dove il calo raggiunge il 57%. Parallelamente il contesto per studenti e ricercatori internazionali si è fatto più complesso, tra procedure per i visti più rigide, controlli più severi e un clima percepito come meno accogliente.

Il risultato è visibile anche nelle università americane: nell'autunno del 2025 le nuove iscrizioni di studenti internazionali sono scese del 17% rispetto all'anno precedente. E tra i ricercatori cresce l'incertezza. Un'indagine pubblicata su Nature l'anno scorso indica che oltre il 75% dei dottorandi e dei ricercatori post-doc sta valutando di lasciare gli Stati Uniti a causa dei cambiamenti nel sistema della ricerca. In questo scenario l'Europa potrebbe diventare una destinazione alternativa per una parte di questi talenti. E i primi segnali sono già visibili. Le candidature ai grant dell'European research council (Erc) da parte di ricercatori basati negli Stati Uniti sono aumentate del 117%, mentre le domande per le borse Marie Skłodowska-Curie sono cresciute del 14%.

L'Unione europea sta provando a intercettare questa dinamica con nuove iniziative. Il programma Choose Europe, lanciato nel 2025 con una dotazione di 874 milioni di euro, punta ad aumentare l'attrattività del sistema di ricerca europeo attraverso nuovi strumenti di finanziamento e incentivi per i ricercatori che si trasferiscono nel continente. Accanto alle iniziative comunitarie si stanno muovendo anche diversi Paesi: Francia, Austria e Spagna (si veda l'articolo sotto) hanno lanciato programmi specifici per attirare ricercatori attivi negli Stati Uniti.

Resta però aperta una questione strategica: se l'Europa riuscirà davvero a trasformare questa discontinuità americana in un vantaggio competitivo. Il continente continua infatti a investire in ricerca meno degli Stati Uniti e anche meno della Cina in rapporto al Pil. Senza un rafforzamento strutturale dell'ecosistema scientifico, il rischio è che la nuova mobilità dei talenti resti un'opportunità solo parziale.

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