Ricerca applicata e Pmi per creare un futuro sostenibile
Le prospettive. Svolta green
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Uno dei pilastri della Blue Economy è la ricerca, fondamentale per far sì che lo sviluppo delle attività legate al mare, ai laghi e ai fiumi sia davvero sostenibile.
I rischi da tenere sotto controllo sono tanti, ma tra i principali ci sono quelli legati all’inquinamento: secondo una stima delle Nazioni Unite, ad esempio, 730 tonnellate di plastica finiscono ogni giorno nel Mediterraneo. A Sgonico, in provincia di Trieste, ha sede l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs, centro di ricerca di rilievo internazionale impegnato in vari progetti, anche sull’inquinamento. Nell’ambito di Return, un partenariato esteso finanziato con oltre 110 milioni di fondi del Pnrr, è coordinatore dello spoke (un sottoprogetto con finanziamento ad hoc) sul degrado ambientale. Fra gli obiettivi dello spoke, fornire un quadro di contaminanti e miscele di contaminanti ancora poco (o affatto) conosciuti, capire gli effetti che possono avere su ambiente ed esseri umani, e determinare se sia opportuno sottoporli a un monitoraggio sistematico.
«Siamo svolgendo diversi casi studio - spiega Cosimo Solidoro, direttore della sezione oceanografia dell’Ogs -. Ad esempio, stiamo facendo una sperimentazione nella laguna di Marano e Grado per osservare la combinazione di certi contaminanti con gli effetti del cambiamento climatico. Vogliamo mettere a punto metodologie e buone pratiche applicabili a qualunque sistema di tipo lagunare, o di acque che si muovono relativamente poco».
Il tutto in un’ottica di monitoraggio, automatico e in tempo reale, grazie a tecnologie basate su Intelligenza artificiale e biologia molecolare. Solidoro sottolinea che sviluppare una Blue Economy sostenibile è fondamentale, anche per assicurarne la continuità. «Qualunque attività è destinata a crollare se l’ambiente non è sano, se l’ecosistema non funziona. Ecco perché dobbiamo avere gli elementi per monitorare e pianificare uno sviluppo economico sulle basi di una solida conoscenza scientifica». D’altra parte quello di sostenibilità è un concetto per cui non si sono ancora individuati dei Kpi, per usare la terminologia aziendale, cioè una serie di parametri da misurare per, ad esempio, distinguere le iniziative che possono avere delle ricadute concrete da quelle a basso impatto.
L’Ogs è impegnato anche su questo fronte con il Laboratorio Triestino sulla Sostenibilità Quantitativa, che ha lanciato due anni fa grazie a un finanziamento del Mur. «Riuscire a calare concetti come sostenibilità o resilienza in un contesto quantitativo è importante - aggiunge Solidoro -. Per ora il Tslq comprende nove istituti triestini di rilievo nazionale e sta costruendo un network con la Fondazione della Sostenibilità di Venezia».


