Industria

Ricerca applicata e Pmi per creare un futuro sostenibile

Le prospettive. Svolta green

di Valentina Saini

3' di lettura

3' di lettura

Uno dei pilastri della Blue Economy è la ricerca, fondamentale per far sì che lo sviluppo delle attività legate al mare, ai laghi e ai fiumi sia davvero sostenibile.

I rischi da tenere sotto controllo sono tanti, ma tra i principali ci sono quelli legati all’inquinamento: secondo una stima delle Nazioni Unite, ad esempio, 730 tonnellate di plastica finiscono ogni giorno nel Mediterraneo. A Sgonico, in provincia di Trieste, ha sede l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - Ogs, centro di ricerca di rilievo internazionale impegnato in vari progetti, anche sull’inquinamento. Nell’ambito di Return, un partenariato esteso finanziato con oltre 110 milioni di fondi del Pnrr, è coordinatore dello spoke (un sottoprogetto con finanziamento ad hoc) sul degrado ambientale. Fra gli obiettivi dello spoke, fornire un quadro di contaminanti e miscele di contaminanti ancora poco (o affatto) conosciuti, capire gli effetti che possono avere su ambiente ed esseri umani, e determinare se sia opportuno sottoporli a un monitoraggio sistematico.

Loading...

«Siamo svolgendo diversi casi studio - spiega Cosimo Solidoro, direttore della sezione oceanografia dell’Ogs -. Ad esempio, stiamo facendo una sperimentazione nella laguna di Marano e Grado per osservare la combinazione di certi contaminanti con gli effetti del cambiamento climatico. Vogliamo mettere a punto metodologie e buone pratiche applicabili a qualunque sistema di tipo lagunare, o di acque che si muovono relativamente poco».

Il tutto in un’ottica di monitoraggio, automatico e in tempo reale, grazie a tecnologie basate su Intelligenza artificiale e biologia molecolare. Solidoro sottolinea che sviluppare una Blue Economy sostenibile è fondamentale, anche per assicurarne la continuità. «Qualunque attività è destinata a crollare se l’ambiente non è sano, se l’ecosistema non funziona. Ecco perché dobbiamo avere gli elementi per monitorare e pianificare uno sviluppo economico sulle basi di una solida conoscenza scientifica». D’altra parte quello di sostenibilità è un concetto per cui non si sono ancora individuati dei Kpi, per usare la terminologia aziendale, cioè una serie di parametri da misurare per, ad esempio, distinguere le iniziative che possono avere delle ricadute concrete da quelle a basso impatto.

L’Ogs è impegnato anche su questo fronte con il Laboratorio Triestino sulla Sostenibilità Quantitativa, che ha lanciato due anni fa grazie a un finanziamento del Mur. «Riuscire a calare concetti come sostenibilità o resilienza in un contesto quantitativo è importante - aggiunge Solidoro -. Per ora il Tslq comprende nove istituti triestini di rilievo nazionale e sta costruendo un network con la Fondazione della Sostenibilità di Venezia».

Per assicurare uno sviluppo sostenibile della Blue Economy, soprattutto a medio e lugo termine, è importante che anche i professionisti del settore siano formati in tal senso. E proprio in collaborazione con l’Ogs, l’Università di Trieste offre il master di II livello in Sustainable blue economy, rivolto a studenti di tutti i Paesi della regione mediterranea (infatti è impartito in inglese) per potenziare l’offerta formativa in campo marino e marittimo, promuovere uno sviluppo economico sostenibile e contribuire alla promozione dell’occupazione nell’ambito delle cosiddette professioni blu.

Le iscrizioni per l’anno accademico 2024/2025 del master, primo nella classifica 2023 del portale internazionale Blu Jobs, sono aperte fino al 15 ottobre.

Importante poi il contributo delle imprese ad alta intensità tecnologica. Un esempio è l’altoatesina Hydrocell, Pmi hi-tech fondata nel 2020 da tre imprenditori di lungo corso, attualmente impegnata nel refitting di un peschereccio, progetto che durante la fiera Hydrogen Expo di Piacenza il mese scorso le è valso il premio di IHTA – Italian Hydrogen Technology Awards nella categoria “innovazione in ambito applicativo”. Costruita nel 1978 e lunga 17 metri l’imbarcazione (oggi adibita a pescaturismo) ospiterà il primo propulsore a idrogeno gestito da HyMAR, la centralina di controllo ideata da Hydrocell.

«Noi offriamo HyMAR come pacchetto completo per la propulsione a idrogeno delle imbarcazioni, sia in un’ottica di refitting che per la costruzione ex novo - spiega il ceo, Karl Manfredi -. Siamo certi che anche il settore nautico guarderà sempre più all’idrogeno». L’azienda presenterà il risultato del refitting del peschereccio all’edizione 2025 del Salone nautico Venezia.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti