Auto e mobilità aziendale

Ricaricare l’auto elettrica in autostrada senza troppi problemi

Il pieno di energia

di Corrado Canali

Alta potenza. Una delle numerosi stazioni di ricarica HPC della rete Ionity

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Disporre di un’auto elettrica necessita di avere la certezza di poterla ricaricare in tempi accettabili soprattutto nei viaggi lunghi e in autostrada. Il 2025, al riguardo, ha segnato un punto di svolta visto che registrato il raddoppio delle colonnine di ricarica in autostrada. Vediamo, dunque, come va gestito al meglio l’importante traguardo raggiunto.

In autostrada, la ricarica delle auto elettriche avviene con le stazioni di ricarica ultrarapide (HPC) e in corrente continua (DC) operative nelle aree di servizio. Le colonnine, gestite dai principali operatori, offrono potenze elevate fino a 300 kW che permettono di recuperare l’80% della carica in circa 20-30 minuti. Ma vediamo come avviare la ricarica. Il processo è simile a quello delle colonnine in città, con alcune agevolazioni in termini di velocità. Si può attivare la colonnina tramite l’App del proprio fornitore (MSP) o con una tessera RFID o con il nuovo sistema Plug & Charge se l’auto e il fornitore lo supportano. Nel caso basta inserire il cavo e la ricarica parte da sola.

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Nelle stazioni veloci autostradali, poi, non serve usare il proprio cavo, visto che il connettore di tipo CCS Combo è già collegato alla colonnina. Quanto al pagamento oltre alle app e agli abbonamenti, molte nuove stazioni su A1, A14 o A22 consentono il pagamento tramite carta di credito o bancomat. ovviamente nel caso delle flotte è buona cosa avere una carta “carburante”. Per quanto riguarda i costi e i risparmi, va detto che i prezzi per la ricarica rapida in autostrada sono i più alti del mercato, ma si differenziano in base alla modalità scelta. La tariffa a consumo può variare fra 0,75 e 0,95 euro per kWh. E veniamo agli abbonamenti. Gestito con piani mensili forniti dal proprio operatore, riducono il costo al kWh, rendendo il viaggio più economico. Tornando alle colonnine sono ormai diffuse lungo le principali arterie, A1, A4, A22, A7, A14 e si trovano in media ogni 50-80 km. È consigliabile, tuttavia, monitorare la loro posizione in tempo reale tramite le app o quelle dei gestori autostradali. La rete di ricarica sulle autostrade italiane ha raggiunto una copertura capillare, con circa 1.374 punti di ricarica installati. Ad oggi, il 50% delle aree di servizio autostradali è dotato di infrastrutture di ricarica, mentre 86% di punti di ricarica è in corrente continua (DC). Di questi, oltre il 62% sono stazioni Ultra-Fast con potenza superiore ai 150 kW, ideali per soste brevi. La copertura più alta è nel Nord Italia che ospita il 57% dei punti, ma con una forte accelerazione anche nel Sud e nelle Isole che adesso coprono il 23% della rete nazionale. La crescita è stata guidata, soprattutto, dal completamento del piano di Free To X del Gruppo Autostrade per l’Italia che ha installato stazioni HPC in 100 aree di servizio. Altri attori rilevanti in autostrada sono Enel X Way, Ionity ed E.ON, quest’ultima operativa con nuove installazioni proprio nel corso di quest’anno. I prezzi medi per la ricarica in autostrada sono stabili, pur rimanendo più alti rispetto alla ricarica domestica.

Il costo varia in base alla potenza della colonnina e alla modalità di pagamento. Se si ricarica senza un piano, le tariffe sono le seguenti: ricarica Fast 50-100 kW tra 0,70 e 0,85 euro/kWh e ricarica Ultra-Fast/HPC da meno 150 kW: 0,76 euro/kWh, con picchi fra 0,90 e 0,95 euro/kWh. Per chi viaggia spesso in autostrada l’abbonamento mensile è la soluzione più economica, perché permette di abbattere il costo in termini di kWh fra il 40 e il 50% circa. E qui avvilente, nel caso delle auto di flotte, deve intervenire l’azienda.

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