In fiera

Ricambio generazionale ad Art Brussels: espositori in calo, buone le vendite

Si attestano in media tra 5 mila e 30 mila euro

di Silvia Anna Barrilà

L’ingresso di Art Brussels 2026, fotografia di Martin Pilette per Bureau Rouge. Courtesy Art Brussels

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Tra le fiere d’arte moderna e contemporanea più antiche d’Europa, Art Brussels, fondata nel 1968, ha celebrato in questi giorni la 42ª edizione (23-26 aprile). Per anni la fiera ha potuto contare su un collezionismo molto solido, di lunghissima tradizione. Ma oggi siamo di fronte ad un ricambio generazionale per cui la vecchia guardia del collezionismo sta gradualmente scomparendo e non è sicuro ci siano nuovi collezionisti a rimpiazzarli.

Le opere di Michiel Deneckere allo stand della Edji Gallery ad Art Brussels 2026, courtesy Edji Gallery

“L’incertezza internazionale ha un effetto sul mercato dell’arte” ha dichiarato la direttrice della fiera Nele Verhaeren, che dirige anche la fiera sorella Art Antwerp a dicembre. “Negli ultimi anni la contrazione si è sentita, e anche i costi per le gallerie sono aumentati, per cui ci pensano due volte prima di partecipare ad una fiera. I collezionisti di un tempo erano molto dedicati, per cui era normale che acquistassero più opere di uno stesso artista e viaggiassero per andare a vedere le sue mostre. Oggi le nuove generazioni affrontano l’acquisto d’arte come se fosse un qualsiasi bene di lusso, per cui comprano un’opera come comprano una borsa o un’auto o un viaggio. Le fiere e le gallerie devono sforzarsi di attrarre questo pubblico, che è molto segmentato, creando esperienze ed eventi, come cene, dj set, street food all’aperto. Non basta più rivolgersi ad un piccolo gruppo di collezionisti dedicati, ma bisogna attrarre un pubblico molto più ampio”.

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Si può leggere in questo senso l’introduzione quest’anno in fiera di un servizio di art advisory gratuito, con uno stand dedicato e dei professionisti, a cui poter rivolgere qualsiasi tipo di informazione sull’acquisto d’arte, da quelle più pratiche riguardo a Iva e trasporti, a quelle più artistiche.

Oswald Oberhuber, Paradiesgarten (Paradise Garden), 1983, presentata da Galerie nächst St. Stephan Rosemarie Schwarzwälder in collaborazione con Galerie Krinzinger nella nuova sezione Horizons di Art Brussels 2026, fotografia di Martin Pilette per Bureau Rouge, courtesy Art Brussels

Il numero delle gallerie

Bruxelles riesce, comunque, ad attrarre anche collezioni internazionali, soprattutto, da Olanda, Francia e Germania. Inoltre, si tratta di una città che è in sé profondamente internazionale grazie alle sue istituzioni.

Le opere di circa 500-600 artisti offerte in fiera vanno da un minimo di 400 euro allo stand di Kickcancer – un’iniziativa per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro infantile attraverso la vendita “al buio” di opere di artisti affermati ed emergenti – fino a circa 500 mila euro. Ma la maggior parte delle transazioni in fiera avviene tra i 5 mila e i 30 mila euro.

Rispetto all’anno scorso Art Brussels ha avuto un calo degli espositori, passati da 165 a 139. Il calo è stato registrato nella sezione principale, dove le gallerie sono passate da 108 a 83, benché l’82% sia rappresentato da gallerie che sono tornate dall’anno scorso. Una diminuzione dovuta sicuramente ad un rallentamento del mercato, ma anche alla volontà della fiera di mantenere alta la qualità. “Quando sono arrivata c’erano 190 gallerie” ha affermato la direttrice Verhaeren. “Da allora sono diminuite per tenere alta la qualità. Non si tratta di riempire gli spazi”.

Tutte le gallerie sono, quindi, state concentrate in una sola hall, mentre nell’altra rimasta vuota è nata una nuova sezione per opere di grandi dimensioni, un po’ alla Unlimited, chiamata “Horizons”, con sette opere sia storiche che contemporanee, prevalentemente di donne, presentate da otto gallerie e curata da Devrim Bayer, curatrice senior presso Kanal-Centre Pompidou, che riaprirà a novembre nella nuova sede.

Alcune delle gallerie assenti sono confluite nella fiera alternativa Parloir, ma altre sono tornate, come le austriache Galerie nächst St. Stephan e Krinzinger, quest’ultima dopo otto anni di assenza. Prima era regolarmente presente ed aveva creato un bel gruppo di collezionisti, poi ha rinunciato alla partecipazione poiché la fiera si accavallava con altri appuntamenti a New York, dove però ora la domanda si concentra sulle tendenze attuali dell’arte queer o della black art, per cui la galleria è tornata a Bruxelles per conoscere la nuova generazione di collezionisti.

La tradizione belga

Altra novità: la sezione “Not Everything Is For Sale”, con 16 gallerie locali aperte da più di 25 anni, che hanno esposto l’opera che non venderebbero mai, mostrando così la propria identità e raccontando la tradizione e la storia del mercato dell’arte in Belgio. Per esempio, Xavier Hufkens ha esposto un’opera su carta di Walter Swennen che l’artista gli ha regalato al compleanno, Rodolphe Janssen il primo dipinto di Marcel Maeyer che ha acquistato, Almine Rech un inchiostro su seta del suo antenato Mai-Thu, Daniel Templon un Ritratto di Leo Castelli di Andy Warhol, che testimonia i suoi rapporti con lo storico gallerista.

Lo stesso Templon ha registrato un ottimo giorno di apertura, con la vendita di dieci opere, tra cui una scultura di Jeanne Vicerial (28 mila euro), una di Chiharu Shiota (60 mila euro) e dipinti di Philippe Cognée (45 mila euro) e François Rouan (70 mila euro). La galleria Sorry We Are Closed, un’altra istituzione del mercato belga, fondata dal Fratello di Rodolphe Janssen, Sébastien Janssen, ha creato uno stand scenografico con un dialogo tra dipinti e ceramiche di quasi tutti gli artisti della galleria. Tra questi, anche l’italiano Alessandro Teoldi, di base a New York, nuova aggiunta al programma della galleria. “Il mercato ha i suoi alti e bassi” ha commentato David Crisci della galleria, “non è stabile, ma non è neanche in discesa. Oggi abbiamo avuto l’impressione che le persone non avessero paura di spendere soldi”. I prezzi in stand andavano da 2.500 a 85 mila euro.

Un artista italiano anche da Rodolphe Janssen, che ha presentato un focus su Patrizio di Massimo, con tre nuovi dipinti collegati tra loro e alla vita dell’artista, tra l’Italia e la Gran Bretagna e sentimenti di connessione e disconnessione, intimità e consolazione.

Patrizio di Massimo accanto ad una delle sue opere allo stand di Rodolphe Janssen ad Art Brussels 2026

L’arte italiana

Ma c’erano diverse presenze italiane anche in altri stand, come Guglielmo Castelli da Mendes Wood, mentre Repetto di Lugano ha dedicato una parte dello stand all’arte Optical e un’altra ad artisti come Boetti, Salvo, Calzolari, ma anche Alessandro Piangiamore, che qui è molto apprezzato (il price range complessivo delle opere in stand andava da 10 mila a 180 mila euro). “È la dodicesima volta che partecipo” ha commentato Carlo Repetto, “i primi anni sono stati un’escalation positiva, fino a tre anni fa, quando c’è stato un rallentamento. Ho anche notato che nel tempo l’offerta si è spostata sempre più verso il contemporaneo”.

Artisti italiani già storicizzati anche da Studio G7 di Bologna, presente per la prima volta nella sezione ’68, dedicata a movimenti che hanno influenzato il presente, con un dialogo tra Giulio Paolini, Franco Guerzoni e David Tremlett. Tra gli emergenti, successo nella sezione Discoveries per l’artista siciliano di base a Roma Marco Emmanuele, a cui la galleria 22,48m² (questo il nome) ha dedicato uno stand personale con dipinti e sculture che sono stati venduti bene già nelle prime ore (prezzi 1.200-6.200 euro).
Nella stessa sezione, Materia e Monitor di Roma con un dialogo tra i dipinti a olio di gatti di Thomas Braida (5.500 a 4 mila euro) e piccoli dipinti della portoghese Francisca Valador (1.500-3000 euro).
Inoltre, l’italiana Rossella Biscotti, che da tempo risiede a Bruxelles, ha vinto, tra una lista di candidati di più di 60 artisti, il Belgian Art Prize 2027, per cui l’anno prossimo avrà una mostra al Bozar (aprile-giugno 2027). A maggio apre, inoltre, una sua personale da Mor Charpentier a Parigi.

Le scoperte

La sezione Discoveries della fiera non è tanto legata all’età dell’artista o della galleria, ma al fattore scoperta per la regione. Ha accolto 38 gallerie, in linea con quelle dell’anno scorso, di cui una metà già presenti nel 2025 e l’altra metà nuove. In mostra 55 artisti e artiste, di cui 45% donne. Tra i giovani belgi da conoscere c’era il pittore fiammingo Michiel Deneckere, 23 anni, presentato dalla Edji Gallery di Bruxelles, aperta da tre anni, con una nuova serie di opere prodotte in seguito al trasloco da Ghent a Bruxelles, influenzate dal primitivismo fiammingo, così come dai film di David Lynch. Il primo giorno ha venduto nove delle 13 opere disponibili (prezzi tra 1.500 e 5.700 euro).

Per il premio dedicato a questa sezione, sponsorizzato da Moleskine, sono stati premiati altri tre artisti: il belga Kasper De Vos, classe 1988, da Pizza Gallery di Anversa e Ghent, che esplora il folclore e la storia locale con approccio poetico; la tedesca Lena Marie Emrich, classe 1991, da Office Impart di Berlino, che crea sculture minimaliste con finiture industriali che esplorano l’interazione con l’essere umano; e la colombiana Alejandra Caicedo, classe 1996, da Tom Reichstein di Amburgo, che parla delle sue origini colombiane e della sua migrazione in Germania. Le loro opere saranno esposte al Museo di Ixelles l’anno prossimo, un’altra istituzione che riapre dopo otto anni di chiusura.

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