Terzo fattore

Riabitare la montagna con l’accelerazione di conoscenze

Il progetto del centro per l’innovazione sociale SocialFare ha messo a punto uno strumento per chi decide di vivere nelle aree interne

di Virginia Gemignani

5' di lettura

5' di lettura

«Negli anni ho maturato l’idea di andare a vivere in montagna, perciò ho lavorato per due mesi in un rifugio, in cui ho imparato a conoscere piccoli aspetti della vita quotidiana, positivi e negativi - fare la legna, spalare il letame - e ho imparato ad amarla solo quando mi è venuta a mancare. L’anno scorso ho lasciato il posto fisso e le solidità come maestro per dedicarmi a un progetto di vita che coinvolge la montagna, non sono ancora riuscito a trasferirmi completamente ma sto cercando di coniugare la mia professione educativa e l’amore per le terre alte in una scuola in quota, in modo che i bambini possano entrare in contatto con la natura», racconta Gianluca Sinico, un insegnante di 33 anni, che vive a Volpiano ed è stato uno dei partecipanti al progetto Vivere in Montagna che a seguito del percorso ha cominciato a progettare la propria vita lontano dalla città.

Nelle aree interne solo un quinto della popolazione

Le aree interne in Italia costituiscono il 60% del territorio ma ospitano un quinto della popolazione, spazi sotto-valorizzati dove si sviluppano, però, attività imprenditoriali a cavallo tra economia sociale, settore agro-silvo-pastorale e servizi ad elevata intensità relazionale. Per contribuire allo sviluppo e al ripopolamento delle aree montane, nasce nel 2022 la Scuola di Montagna, progetto co-sviluppato tra l’Università di Torino, SocialFare IS Srl e Andrea Membretti, esperto su temi di migrazioni interne in aree montane che comprende tre giornate immersive di esplorazione del contesto montano, coadiuvate da un percorso di formazione, informazione e confronto su opportunità e buone pratiche presenti nel territorio.

Loading...

«Uno degli obiettivi, è quello di fornire una tool box per andare avanti in questi percorsi di transizione da città a montagna che sono lunghi e più complessi di un avviamento di impresa, perché sono vere e proprie scelte di vita» sono le parole di Alberto Magni, service e systemic designer di SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale, che si occupa della progettazione ed erogazione di percorsi di accompagnamento per i singoli o enti del terzo settore per sviluppare il territori. Le persone coinvolte nel progetto allargato Vivere in montagna dal 2022 sono oltre 200, più di 60 delle quali hanno beneficiato della Scuola di Montagna in Piemonte e Abruzzo.

Come funziona l’accelerazione

Il metodo dell’accelerazione di conoscenza aiuta a chiarire le idee ai partecipanti alla Scuola, che vanno dai singoli agli imprenditori fino agli smartworker, fornendo loro nuovi punti di vista, processi e strumenti. Il progetto non si occupa solo di accompagnamento allo sviluppo di servizi o progetti di imprenditorialità sociale in montagna, ma di tutte le dinamiche più complesse che riguardano il trasferire nelle terre alte la propria vita, trattando temi differenti, da quello abitativo alla relazione con il territorio.

Il focus viene così traslato dall’imprenditoria allo spirito imprenditoriale da adottare e sviluppare nella propria vita; in questo modo la Scuola di montagna intercetta una varietà di soggetti elevata con risorse diverse: Lorena Orlando, un’infermiera di 45 anni, che vede nella montagna un luogo in cui svolgere la sua attività, senza dover vivere in città con una bassa qualità e un alto costo della vita; Giuliano Faccani, un medico neurochirurgo in pensione di 73 anni che ha deciso di passare la propria vecchiaia attiva in montagna, mettendo a disposizione le competenze sviluppate negli anni di lavoro.

Tutti questi progetti hanno un tempo di realizzazione molto lungo, che può variare dai 4 ai 10 anni; l’idea della Scuola è quella di creare una prospettiva metromontana, connettendo montagna e metropoli.

Ispirandosi al lavoro di accelerazione tipico del mondo start up, l’accelerazione di conoscenza comprende programmi di accompagnamento e consulenza di esperti rivolti a organizzazioni o enti che intendano sviluppare o innovare un progetto ad impatto sociale rilevante per il proprio territorio.

SocialFare e il successo di UnoBravo

D’altra parte SocialFare mette a frutto le sue competenze di acceleratore di start up a impatto sociale: negli ultimi anni ha accompagnato diverse aziende che sono cresciute molto e in fretta, diventando - in alcuni casi - leader del settore. Un esempio è la start up UnoBravo, che nel 2020 è stata accelerata da SocialFare quando era ancora una business idea, nata a supporto di expat italiani; oggi l’azienda è tra i leader in Italia nel settore della salute mentale con un servizio di psicoterapia online e il suo valore dal 2022 al 2024 è quasi triplicato, superando ampiamente i 100 milioni di euro, dimostrando come sia possibile rispondere a sfide pressanti della società e generare impatto sociale e scalare. Dopo essere stata investita da SocialFare Seed, lo è stata anche dal fondo americano di Insight Partners che ha investito 17 milioni.

Come funziona il modello di accelerazione

Martina Muggiri, Startup Acceleration Program Manager di SocialFare, racconta come, durante il programma di accelerazione, venga adottata la «metodologia human centered, indispensabile non solo per la strategia di impatto sociale, ma anche per migliorare l’attrattività del prodotto o servizio. Inoltre - prosegue - nell’accelerazione è presente una parte di formazione teorica e pratica sulla valutazione di impatto sociale, così che tutte le start up possano formulare la propria teoria del cambiamento e raccogliere e monitorare i Kpi quantitativi e qualitativi di outcome, di output ed infine l’impatto sociale generato nel medio/lungo termine».

Inoltre, dal 2017, per supportare la crescita delle start up a impatto sociale accelerate, SocialFare ha fondato il proprio veicolo di investimento privato, SocialFare Seed, deputato ad investire direttamente sulle migliori start up accelerate, aumentando il loro network di contatti, sinergie e opportunità nazionali e internazionali. Ad oggi, SocialFare Seed ha erogato oltre 1,9 milioni di euro investendoli nelle start up accelerate ed accompagnate da SocialFare, le quali hanno raccolto in totale oltre 43 milioni da investitori terzi.

Il ruolo dell’innovazione sociale

Alla base dell’accelerazione di conoscenza e di start up ad impatto sociale si trova il concetto di innovazione, anch’essa sociale, che dalle parole della ceo Laura Orestano «abbraccia il perché, il cosa e il come vogliamo costruire il nostro futuro: non è solo una questione di sfide ma di una nuova visione del mondo e dello sviluppo sociale-ambientale-economico, dove l’innovazione sociale è la risposta per co-costruire il progresso delle società».

SocialFare sviluppa e disegna servizi, modelli e imprenditorialità sociale: «L’innovazione sociale si occupa di trovare strumenti nuovi per rispondere a sfide contemporanee, generando quindi soluzioni innovative per quello specifico contesto, attivando l’intelligenza collettiva e portando, in definitiva, benessere alle comunità» racconta Elisa Bacchetti, deputy operations officer & service designer. L’elemento distintivo dell’innovazione sociale è quello di essere un modello di intervento dal basso, aperto, partecipato, open source, che richiede quindi il coinvolgimento attivo da parte del gruppo o contesto di riferimento.

Virginia Gemignani partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti