Revisioni con ispettori terzi
di Nicola Giardino
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Recepita in extremis con il decreto del ministero dei Trasporti 214 del 19 maggio scorso, la direttiva 2014/45 Ue con le nuove regole per la
La terzietà è realizzata dal Dm stabilendo che l’ispettore deve essere estraneo all’eventuale attività di riparazione svolta dal centro e quindi non può essere il responsabile tecnico dell’officina . Questa è la maggior fonte di polemiche. Anche se dal punto di vista dei requisiti inizialmente cambierà poco o nulla (il ministero potrà introdurre requisiti supplementari specifici in materia di competenza e formazione): tutti gli attuali responsabili tecnici dei centri revisioni saranno confermati nel ruolo di ispettore, salvo che siano anche responsabili tecnici dell’eventuale officina riparazioni. Per gli aspiranti al ruolo sarà invece necessario avere una serie di conoscenze tecniche specifiche, almeno tre anni di esperienza documentata e una formazione appropriata per acquisire il certificato di abilitazione.
Il problema nasce dal fatto che l’articolo 13, comma 3, del Dm richiede di assicurare un elevato livello di imparzialità e di obiettività, ma non riprende il testo della direttiva relativo al compenso dell’ispettore (che non deve essere direttamente collegato ai risultati dell’attività di revisione) e quello relativo alla separazione dell’attività di revisione da quella di riparazione.
È chiaro che uno degli obiettivi della direttiva è di disciplinare l’attività di revisione distinguendo tra centri di revisioni senza officina e quelli che operano all’interno di strutture di riparazione. Non è un segreto che l’Ue non ha mai visto di buon occhio questi ultimi e che la materia è delicata a causa degli interessi collegati, che si allargano anche al ricco mercato delle attrezzature.
Secondo un documento congiunto dei Centri di revisione aderenti alle confederazioni di categoria, in Italia su 8.159 centri di revisione in attività ben 5.138 (il 63%) effettua mediamente 2.250 revisioni annue, cioè meno di 10 al giorno, considerando 12 mesi di attività e cinque giorni lavorativi a settimana. Sulla base di un compenso fissato dal ministero in 45,85 euro per ogni revisione, significa che il 63% dei centri incassa giornalmente 458,50 euro al giorno lordi.


