Revisioni auto, perché la stretta in arrivo è solo a metà
di Maurizio Caprino
3' di lettura
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Si è scritto che è in arrivo una stretta sulle revisioni di auto, moto e mezzi pesanti, che così diventerà più difficile anche la vita di chi rivende auto usate monomettendo il contachilometri per farle sembrare più “giovani”, che il veicolo non sarà ammesso al controllo se risulta che non è in regola con il bollo e che chi circola con la revisione scaduta potrà essere multato anche in automatico quando passa davanti ad autovelox e simili. Non è vero (quasi) nulla.
La verità è che sta per entrare in vigore una nuova direttiva europea, che porta sì alcune novità ma non così drastiche. Anche perché in alcuni casi l’Italia si è già adeguata gradualmente negli anni passati, in altri il recepimento delle nuove regole fatto dal ministero dei Trasporti italiano è stato fatto in modo soft. Per esempio, senza strette sull’inquinamento, nonostante il dieselgate. La direttiva è la 2014/45/UE, recepita in Italia dal decreto ministeriale 19 maggio 2017, n 214, che sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
La stretta sui
Occorrerebbe trovare un sistema per individuare le anomalie (per esempio, quando vengono inseriti valori numerici poco compatibili con quelli rilevati nella revisione precedente) e chiederne conto all’operatore. L’individuazione può anche avvenire in automatico, ma l’attività successiva non sembra per ora alla portata della Motorizzazione (l’ente che controlla le officine private), che ha gravi carenze di organico.
Così il certificato di revisione finisce per avere un’utilità solo per un dato: la scadenza entro la quale il veicolo va sottoposto al prossimo controllo, oggi ricavabile solo con un calcolo (il tagliandino adesivo che attesta la regolarità del test ne riporta la data e quello successivo deve avvenire entro lo stesso mese di due anni dopo, o un anno per mezzi pesanti, taxi eccetera).


