Reti elettriche, piano europeo per un’energia a prezzi accessibili
Secondo la Commissione servono 584 miliardi di euro di investimenti per ampliare le infrastrutture. La spinta di Bruxelles ad accelerare le procedure autorizzative per i nuovi progetti
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I punti chiave
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Di fondo c’è la necessità, riconosciuta a livello mondiale, di rafforzare e ammodernare le reti. Non è un caso che, dagli Stati Uniti alla Cina, i governi si muovano tutti in questa direzione. Negli States si stima che sarà necessario ampliare i sistemi di trasmissione dell’energia elettrica del 60% entro il 2030, mentre la State Grid Corporation of China punta a mettere in pista, nei prossimi cinque anni, circa 574 miliardi di dollari per potenziare la trasmissione e la distribuzione. Un impegno consistente che vede in prima linea anche l’Europa consapevole del ruolo cruciale delle reti elettriche chiamate a facilitare una serie di nuove soluzioni richieste dal sistema. E, per renderle possibili, le reti dovranno trasformarsi in infrastrutture intelligenti, digitalizzate, monitorate in tempo reale, ma anche controllabili da remoto e cybersicure.
Il 40% delle reti europee ha più di 40 anni
Si tratta di una trasformazione epocale che è tanto più necessaria considerata l’età di quelle europee, il 40% delle quali ha più di 40 anni e deve essere modernizzato. Solo in questo decennio, secondo le stime della Commissione, serviranno circa 584 miliardi di euro di investimenti nelle reti elettriche, vale a dire una quota molto significativa dello sforzo indispensabile per realizzare la transizione verso l’energia elettrica pulita. Ecco perché la Ue, la quale, va ricordato, dispone di uno dei network più estesi e resilienti al mondo che copre oltre 11 milioni di chilometri in tutto il suo mercato interno, ha presentato lo scorso dicembre un nuovo pacchetto di misure che si affianca al piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili basato su quattro pilastri: 1) la riduzione dei costi dell’energia per tutti; 2) il completamento dell’Unione dell’energia; 3) l’attrazione degli investimenti; 4) la capacità di risposta alle potenziali crisi energetiche.
L’input di Bruxelles ad accorciare i tempi autorizzativi
Il piano comprende otto differenti interventi che spaziano dal finanziamento dell’efficienza energetica al contenimento del costo di approvvigionamento dell’energia elettrica. Ed è all’interno di quest’ultimo capitolo che l’Europa indica una direzione ben chiara agli Stati membri partendo da un dato inequivocabile sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. I tempi per la realizzazione di nuovi progetti variano, infatti, dai 7-10 anni per l’eolico ai 17 anni per le reti di trasmissione. Da qui la spinta di Bruxelles affinché, a tutti i livelli, le autorità si impegnino a fondo per accelerare le procedure di autorizzazione dei progetti relativi alla rete, allo stoccaggio e all’energia pulita, come indica anche la relazione messa a punto dall’ex premier Mario Draghi. Servono, quindi, aggiornamenti mirati del quadro legislativo per semplificare e abbreviare sensibilmente gli iter autorizzativi. Un cambio di passo che risulta già visibile in alcuni Stati membri, a cominciare dall’Italia come si racconta nell’altro servizio in pagina.
La mole necessaria di investimenti
Accanto a questo, secondo la Commissione, occorre altresì intervenire sulla rete in modo da interconnettere le zone che presentano un grande potenziale di produzione di energia pulita con le regioni europee in cui si registra una domanda di energia elevata per far arrivare elettricità a prezzi accessibili là dove è più necessaria. A tal proposito, Bruxelles quantifica anche l’impegno necessario: nel decennio in corso servono, come detto, 584 miliardi di euro di investimenti nelle reti elettriche. Ma non bisogna tralasciare nemmeno un altro fronte perché, come ha certificato l’Agenzia per la cooperazione tra i regolatori nazionali dell’energia (Acer), resta scoperto un fabbisogno di 32 gigawatt di capacità transfrontaliera entro il 2030. Allo stesso modo, poi, occorre utilizzare in modo efficiente le infrastrutture esistenti.
L’incremento del consumo di energia elettrica al 2030
La rotta indicata dall’Europa, dunque, è chiarissima. E viene rimarcata anche nel pacchetto sulle reti varato nell’ambito della bussola per la competitività Ue e del patto per l’industria pulita e che dovrà tener conto dell’incremento del consumo di energia elettrica, stimata in aumento di circa il 60% entro il 2030. Su questo versante, le misure messe in campo sono diverse e, tra queste, spiccano non solo la maggiore spinta sulle autorizzazioni, già inclusa anche nell’altro piano, ma anche l’introduzione di incentivi normativi per la costruzione di reti lungimiranti oltre che il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti in un contesto in cui le risorse pubbliche sono limitate e l’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse stanno colpendo i progetti.



