I numeri

Reti d’impresa in crescita oltre quota 7mila contratti

Lo studio InfoCamere, RetImpresa e dipartimento di Management Ca’ Foscari rivela che il turismo è il settore preferito dalle aggregazioni

di Valeria Zanetti

Settori. In particolare in Veneto molte aggregazioni sono nate nell’ambito del turismo (in foto, turisti in bicicletta a Riva del Garda)

4' di lettura

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Insieme è meglio, soprattutto se ad aggregarsi sono realtà di piccole dimensioni. Inseguendo questa logica, anche nel 2023 è salito il numero delle imprese che hanno stipulato un contratto di rete a Nord Est. Sono state 3.960 in Veneto, ovvero l’8,4% del totale nazionale, 2.444 in Friuli Venezia Giulia (5,2%) e 801 in Trentino Alto Adige (1,7%), quindi nel complesso oltre 7.200. La tendenza si riscontra pure a livello nazionale come certifica il V Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa, a cura di InfoCamere, RetImpresa e dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il lavoro utilizza i dati del Registro Imprese delle Camere di Commercio sull’universo dei contratti stipulati in Italia e i risultati della survey condotta dall’Osservatorio tra settembre e novembre dell’anno scorso su un campione rappresentativo di reti attive.

Solo in Veneto, le aziende che si sono unite siglando un contratto davanti al notaio per perseguire uno o più obiettivi comuni sono passate dalle 3.669 del 2022 fino a sfiorare le 4mila nel 2023 con un incremento del +7,9%. Venezia risulta la provincia più interessata al processo aggregativo con 860 aziende in network (+ 9,4%). Considerando che nel 2018 le imprese “retiste” in regione erano 2.409, si calcola una progressione del 64,4% in cinque anni.

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I contratti siglati, invece, sono stati 1.183 contro i 1.045 di due anni fa, con il Veneziano ancora in testa, a 353 accordi. Del totale solo 145 reti d’impresa venete sono dotate di personalità giuridica, cioè di partita Iva, che consente loro anche di fatturare. Tra le peculiarità, dopo la Lombardia, il Veneto è la seconda regione d’Italia per società benefit aderenti ad almeno un contratto di rete (30 in totale al momento).

Al Friuli Venezia Giulia, spetta invece il primato nazionale per imprese “retiste”, cioè unite da un qualche contratto di rete, che sono 250 ogni 10mila registrate alle Camere di Commercio. Veneto (85) e Trentino Alto Adige (71) sono ben al di sotto, mentre la media nazionale si attesta a quota 79.

Nello Stivale, infine, il 2023 ha messo in rete oltre 47mila imprese (+4,8%) per quasi 9mila contratti (+7,4%) in numerosi settori e filiere, con prevalenza dell’agroalimentare, delle costruzioni e del commercio. A NordEst, e in particolare in Veneto, molte aggregazioni sono nate nell’ambito del turismo.

Dall’Osservatorio risulta che lo strumento si conferma particolarmente utile alle aziende di piccole dimensioni (il 75% delle aderenti ha meno di 10 dipendenti) per aumentare il potere contrattuale (35%), condividere spese per acquisti e forniture o tecnologie (24%) e partecipare a bandi e appalti (24%). Rilevante anche l’interesse a creare brand comuni. Rispetto al 2022, si rafforzano le micro-reti, composte da 2 o 3 imprese (oltre il 52% del totale) e, in generale, le aggregazioni partecipate da meno di 10 imprese (quasi l’87%). Tra le tendenze si assiste alla graduale riduzione delle reti intersettoriali (60% a fine 2023) e la crescente diffusione di aggregazioni tra imprese dello stesso ambito (40%), che sembra indicare un approccio verso lo strumento, introdotto dalla Legge numero 33 del 2009, finalizzato a sfruttare appieno i vantaggi di collaborazioni sempre più focalizzate sulla condivisione di conoscenze e competenze. Inoltre si consolida la formazione delle reti tra imprese che operano in territori vicini.

I dati della survey, infine, si concentrano sulle performance dei network; la principale è la resilienza. L’unione rende anche più semplice innovare. Un focus ha riguardato l’impiego del manager di rete tra le aggregazioni, professionista che risulta prevalentemente diffuso nei settori dell’agroalimentare, commercio, costruzioni, servizi socio-sanitari e meccanica. Ci sono poi altri aspetti legati a strumenti giuslavoristici, fiscali e finanziari a disposizione delle reti. «Il Rapporto 2023 – evidenzia Fabrizio Landi, presidente RetImpresa – mette in luce l’interesse a sperimentare la codatorialità (assunzione per conto della rete di addetti che possono spalmare il loro orario o periodo di prestazione su più aziende, ndr) e i basket bond (emissione di obbligazioni), che possono dare slancio all’organizzazione del lavoro e all’evoluzione finanziaria nelle piccole imprese».

I principali obiettivi che perseguono le reti «sono l’aumento del potere contrattuale, la condivisione degli acquisti e la partecipazione a bandi e appalti con performance in miglioramento», afferma Anna Cabigiosu, direttrice scientifica dell’Osservatorio del dipartimento di Management di Ca’ Foscari. «Negli ultimi cinque anni – aggiunge - malgrado le molte difficoltà di contesto, la partecipazione ad una rete ha reso le aziende retiste più resilienti: oltre il 65% dichiara, a fronte di una crisi, di aver recuperato la normale operatività entro l’anno con riduzione del fatturato contenuta e non superiore al 10%».

LO STRUMENTO

La Rete
Rappresenta uno strumento giuridico-economico di cooperazione fra imprese che, attraverso la sottoscrizione di un contratto (il “Contratto di rete”), si impegnano reciprocamente, in base a un programma comune, a collaborare in forme e ambiti attinenti alle proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o realizzando in comune determinate attività relative all’oggetto di ciascuna impresa. Nel 2023 è salito il numero delle imprese che hanno stipulato un contratto di rete a NordEst: sono state 3.960 in Veneto, 2.444 in Friuli VG e 801 in Trentino AA

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