Internazionalizzazione

Reshoring e Friendshoring. La geopolitica indirizza le scelte delle imprese

Indagine Confindustria Lombardia e Assolombarda: il 14,4% delle aziende lombarde ha sostituito uno o più fornitori esteri nel 2024. Usa ancora tra i mercati di interesse. Aumenta il peso di India Arabia Saudita

di Giovanna Mancini

3' di lettura

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L’attenzione e la considerazione degli scenari geopolitici sono sempre state importanti nelle scelte strategiche delle imprese a forte vocazione internazionale, come quelle lombarde. Ma mai come in questa fase storica di grande incertezza la politica estera è stata tanto determinante. Lo conferma l’ultima Indagine sull’internazionalizzazione elaborata da Confindustria Lombardia e Assolombarda assieme alle altre associazioni territoriali e in collaborazione con Ispi e Sace, che ha preso in considerazione le risposte di oltre mille aziende già internazionalizzate.

Il 65,5% del campione ammette che gli scenari geopolitici sono ormai il macro-trend di maggiore influenza sulle scelte strategiche di medio-lungo periodo, seguiti dall’evoluzione tecnologica (26%) e dall’accessibilità alle materie prime critiche (18,1%). Questa attenzione verso i fatti del mondo – che in un’economia ormai globalizzata hanno effetti diretti e rapidi sul lavoro quotidiano delle imprese – ha portato sette aziende su dieci a modificare le proprie strategie: il 28,1% valuta più attentamente le controparti, il 25% rivede con maggiore frequenza i budget e il 23,1% ha diversificato i mercati di esportazione. La geopolitica sta inoltre accelerando alcune trasformazioni anche sull’organizzazione interna, come dimostra il fatto che il 30,5% delle aziende intervistate ha aumentato la centralità delle attività di internazionalizzazione, il 26,1% gestisce con maggiore attenzione gli approvvigionamenti e il 13,2% gli aspetti giuridico-doganali.

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È interessante notare come un fenomeno di cui si è cominciato a parlare nel periodo immediatamente successivo al Covid e poi durante la crisi energetica e degli approvvigionamenti, stia ormai diventando concreto: quello del «reshoring» e del «friendshoring». «Il 14,4% del campione ha sostituito uno o più fornitori esteri lo scorso anno – spiega il segretario generale di Confindustria Lombardia, Alina Candu –. E questo dato si aggiunge a un 15,6% che lo aveva già fatto precedentemente, quindi si arriva a un 30% circa di realtà che hanno dovuto rivedere e proprie catene di approvvigionamento. Inoltre, c’è un 6,8% che prevede di farlo a breve». L’obiettivo è soprattutto accorciare la supply chain o comunque rafforzarne il controllo portandone i pezzi strategici in Paesi più vicini e politicamente stabili e affidabili, per evitare interruzioni delle forniture. Il 51,1% di chi ha cambiato le reti di fornitura ha infatti sostituito un partner estero con un altro localizzato in Europa, Italia o Lombardia, mentre il 27,7% ha scelto nuovi fornitori extra-Ue, prevalentemente negli Stati Uniti o in Asia.

Accanto alle questioni geopolitiche, a spingere questa riconfigurazione sono anche ragioni di contenimento dei costi, indicate dal 61% delle imprese intervistate, di ricerca di una migliore qualità dei prodotti (28,4%) e fattori di flessibilità (22%). «Vorrei mettere in evidenza anche la scelta di fornitori che rispondano a criteri di sostenibilità, che è indicata da un numero ancora piccolo di aziende, il 5,7%, ma mi sembra un elemento comunque significativo, se si pensa che nell’indagine di quattro anni questo aspetto non era neppure preso in considerazione», osserva Candu.

Quanto ai mercati serviti, non si rilevano invece scostamenti significativi rispetto alla precedente rilevazione di due anni fa. I 164 miliardi di euro esportati nel 2024 dalle aziende lombarde sono stati generati in 21 Paesi, con la Germania salda al primo posto, nonostante le difficoltà (per il 50,5% del campione), seguita da Francia (49), Stati Uniti (30,3%) e Spagna (29,8%). La Cina si conferma all’ottavo posto con il 10,8%.

Per avvicinarsi ai mercati di destinazioni, e dunque ai clienti, le aziende lombarde hanno investito nell’apertura di nuove filiali commerciali, in particolare negli Stati Uniti, dove sono concentrate le sedi di oltre un terzo della manifattura lombarda, nella Repubblica Ceca (4,3%) e in Australia (7,5%), new entry nella Top Ten, oltre che in Cina (19,9%), Brasile (7,5%) e India (10,6%). Non mancano impianti produttivi all’estero, soprattutto in India, Romania e Brasile, che salgono nella classifica, mentre Francia e Spagna perdono appeal. Guadagnano invece terreno Svizzera e Polonia, a conferma di un interesse non solo per le destinazioni extra-europee, ma anche per i territori limitrofi.

Infine, Candu conclude con uno sguardo alle prospettive dell’internazionalizzazione lombarda: «I Paesi considerati più vantaggiosi e dinamici restano gli Stati Uniti, per il 21,3% del campione, e la Germania per il 16,4%. Sono due mercati imprescindibili, nonostante le rispettive turbolenze politiche ed economiche». Tra i dieci principali Paesi a cui le imprese lombarde guardano con interesse troviamo l’India al terzo posto e l’Arabia Saudita all’11esimo. Gli Emirati Arabi Uniti si confermano invece al quarto posto, la Francia scende al quinto, Il Canada sale al sesto mentre il Brasile scende al settimo. La Spagna è all’ottavo e la Cina al nono.

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