Rendite catastali e 110%, 400mila immobili sono a rischio aumenti
L’impressionante dato emerge analizzando le statistiche pubblicate dall’Enea sulle detrazioni fiscali
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Tre immobili su quattro, tra quelli sui quali è stato effettuato un intervento agevolato con il superbonus, avrebbero dovuto adeguare la rendita catastale. O, comunque, hanno incrementato così tanto il loro valore, grazie alle agevolazioni pubbliche, da andare almeno vicino alla soglia che fa scattare l’obbligo di variare in aumento la classe di rendita.
L’impressionante dato emerge analizzando le statistiche pubblicate dall’Enea sulle detrazioni fiscali. Il rapporto annuale preparato dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, infatti, contiene nell’edizione 2023 una tabella che fa, in maniera molto analitica, la radiografia dei salti di classe energetica ottenuti fino a quel momento con il superbonus. A questo proposito, bisogna ricordare che il livello minimo per accedere al vecchio 110% passa da almeno due salti di classe.
In quanti casi, però, gli immobili sono andati oltre, ottenendo un triplo o, addirittura, un quadruplo salto di classe energetica? Le statistiche dell’Enea dicono che i salti in avanti di molti gradini sono stati parecchio frequenti.
Superbonus, il 65,7% ha guadagnato 4 livelli
Il superbonus, per come è strutturato, ha invogliato i cittadini a realizzare, una volta messo in piedi l’intervento trainante (come la realizzazione del cappotto termico), il numero più alto possibile di interventi trainati (come la sostituzione di infissi e il rinnovo degli impianti di riscaldamento). Così, il 77,5% degli immobili ha ottenuto un avanzamento di almeno tre livelli, mentre il 65,7% è andato addirittura oltre, progredendo di almeno quattro livelli. Nella grande maggioranza dei casi, quindi, i contribuenti hanno scelto di andare oltre il minimo imposto dalla legge.
A questo proposito bisogna ricordare che per l’agenzia del Territorio c’è l’obbligo di variazione catastale in aumento in caso di interventi che comportino, tra le altre cose, una miglioria di almeno il 15% del valore dell’immobile tra stato originario e stato modificato. Stime contenute in un paper pubblicato dalla Banca d’Italia (si veda «Il Sole 24 Ore» del 7 dicembre 2023) dicono che il premio medio per il passaggio dalla classe G alla classe A, al momento della vendita, è di circa il 25%. Quindi, già con un salto di tre classi c’è il rischio di sforare il limite del 15% e di dover effettuare la variazione. E, conseguentemente, di pagare più Imu per le seconde case.








