Edilizia

Rendite catastali e 110%, 400mila immobili sono a rischio aumenti

L’impressionante dato emerge analizzando le statistiche pubblicate dall’Enea sulle detrazioni fiscali

di Giuseppe Latour e Giovanni Parente

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3' di lettura

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Tre immobili su quattro, tra quelli sui quali è stato effettuato un intervento agevolato con il superbonus, avrebbero dovuto adeguare la rendita catastale. O, comunque, hanno incrementato così tanto il loro valore, grazie alle agevolazioni pubbliche, da andare almeno vicino alla soglia che fa scattare l’obbligo di variare in aumento la classe di rendita.

L’impressionante dato emerge analizzando le statistiche pubblicate dall’Enea sulle detrazioni fiscali. Il rapporto annuale preparato dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, infatti, contiene nell’edizione 2023 una tabella che fa, in maniera molto analitica, la radiografia dei salti di classe energetica ottenuti fino a quel momento con il superbonus. A questo proposito, bisogna ricordare che il livello minimo per accedere al vecchio 110% passa da almeno due salti di classe.

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In quanti casi, però, gli immobili sono andati oltre, ottenendo un triplo o, addirittura, un quadruplo salto di classe energetica? Le statistiche dell’Enea dicono che i salti in avanti di molti gradini sono stati parecchio frequenti.

Superbonus, il 65,7% ha guadagnato 4 livelli

Il superbonus, per come è strutturato, ha invogliato i cittadini a realizzare, una volta messo in piedi l’intervento trainante (come la realizzazione del cappotto termico), il numero più alto possibile di interventi trainati (come la sostituzione di infissi e il rinnovo degli impianti di riscaldamento). Così, il 77,5% degli immobili ha ottenuto un avanzamento di almeno tre livelli, mentre il 65,7% è andato addirittura oltre, progredendo di almeno quattro livelli. Nella grande maggioranza dei casi, quindi, i contribuenti hanno scelto di andare oltre il minimo imposto dalla legge.

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A questo proposito bisogna ricordare che per l’agenzia del Territorio c’è l’obbligo di variazione catastale in aumento in caso di interventi che comportino, tra le altre cose, una miglioria di almeno il 15% del valore dell’immobile tra stato originario e stato modificato. Stime contenute in un paper pubblicato dalla Banca d’Italia (si veda «Il Sole 24 Ore» del 7 dicembre 2023) dicono che il premio medio per il passaggio dalla classe G alla classe A, al momento della vendita, è di circa il 25%. Quindi, già con un salto di tre classi c’è il rischio di sforare il limite del 15% e di dover effettuare la variazione. E, conseguentemente, di pagare più Imu per le seconde case.

500mila edifici hanno ottenuto il superbonus

Trasferendo questi rapporti sui circa 500mila edifici che hanno ottenuto il superbonus finora (in base ai dati Enea aggiornati a fine agosto), sono allora circa 390mila gli immobili sui quali i lavori hanno portato un incremento di tre livelli di efficienza e poco meno di 330mila quelli che hanno raggiunto una crescita di quattro livelli. In tutti questi casi la rendita, con ogni probabilità, andava adeguata al rialzo. Tenendo presente che questi ritocchi possono comportare (ma il dato cambia a seconda delle città) aumenti che partono dal 16-17% per arrivare fino a oltre il 35 per cento.

Nonostante queste cifre così elevate, le statistiche catastali degli ultimi mesi dicono che non c’è stato l’aumento diffuso delle rendite che ci si poteva aspettare; non c’è stato, cioè, l’effetto superbonus sulle rendite e conseguentemente sull’Imu. In altre parole, molti di coloro che avrebbero dovuto comunicare la revisione al catasto non l’hanno fatto. Da qui, il piano del Governo che punta con la prossima manovra a una nuova stretta sul tema, dopo la norma che alla fine del 2023, con la legge di Bilancio, aveva previsto la compilazione di liste selettive e l’invio di lettere di compliance ai contribuenti inadempienti da parte dell’agenzia delle Entrate.


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