Referendum

Referendum, vittoria del No con il 54%. Meloni: rispettiamo la decisione degli italiani. Schlein: c’è maggioranza alternativa, disponibile a primarie

L’affluenza si attesta al 58,9%. Tra i votanti all’estero prevale il sì

di Redazione Roma

Referendum Costituzionale. Le fasi di spoglio in un seggio, Torino. Italia - cronaca- Lun 23 Marzo 2026 (foto Giulio Lapone/LaPresse).   Constitutional Referendum. The vote counting process at a polling station, Turin. Italy - News - Mon, March 23, 2026 (photo Giulio Lapone/LaPresse). LAPRESSE

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Il “no” vince il referendum costituzionale sulla giustizia, a sorpresa con ampio margine. Il 53,25% si schiera contro la riforma del governo Meloni, circa 15 milioni di elettori: quasi 2 milioni in più dei “sì”, che si fermano al 46,75%. “No” avanti in tutte le regioni tranne Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Maxi-affluenza al voto, che ha sfiorato il 59%. «Occasione persa per modernizzare l’Italia ma andiamo avanti», è stato il commento della premier. Il campo largo ha festeggiato in piazza. «Una maggioranza alternativa c’è già», ha detto Schlein rilanciando le primarie assieme a Conte. Esultano le toghe, ma Parodi ha lasciato da presidente dell’Anm.

A scrutinio quasi terminato (al lordo del voto all’estero), dunque, il no si attesta al 53,74, mentre il Sì insegue a distanza al 46,26 per cento. L’affluenza sfiora il 59% (58,93%). La più alta è in Emilia-Romagna (66,7%) e quella più bassa in Sicilia (46,2%).

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Il sì vince solo in tre regioni

Il sì vince soltanto in tre regioni: Lombardia (53,8%), Veneto (58,3), Friuli Venezia Giulia (54,5%). Il no si impone in tutte le altre. Con picchi in Campania (65%), Sicilia (61%), Sardegna (60%), Toscana (58%), Emilia Romagna, Liguria e Puglia (57%)

Vittoria del No nella grandi città

Il no sbanca in tutte le grandi città: da Roma (60,3%), a Milano (58,3%), a Torino (64,8%). Con il record a Napoli (75,5%).

Tra i votanti all’estero prevale il Sì

 

Sconfitto in patria, il Sì al Referendum sulla giustizia prevale tra gli italiani all’estero. Su un totale di 2.207 comunicazioni arrivate da altri Paesi i Sì hanno raggiunto il 56,34%, contro il 43,66% dei No. In particolare, il No vince solo in Europa: 55,24% a 43,76%. Mentre perde in America Settentrionale e Centrale (42,36% contro 57,64% Sì) ed ancora più nettamente in America meridionale (27,14% contro 72,86); mentre nella Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide il Sì batte il No 53,02% a 46,98%.

Meloni: andremo avanti con responsabilità e rispetto per popolo italiano

«Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia». Così la premier Giorgia Meloni pubblicando un videomessaggio sui social.

«Resta chiaramente il rammarico - aggiunge parlando all’aperto - per un’occasione persa di modernizzare l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo».

Nordio: prendo atto della decisione del popolo sovrano

«Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Tajani: abbiamo fatto tutto il possibile

«Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto». Così il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani sul voto del referendum sulla giustizia.

Fazzolari: ora rischio di un’azione delle toghe più invasiva

Il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari lancia l’allarme: «Il risultato di questo referendum è quello di legittimare una azione della magistratura su una serie di temi che per gli italiani oggi sono dirimenti: noi vediamo che l’azione del governo spesso viene rallentata sul fronte di immigrazione e sicurezza da decisioni che la magistratura non condivide e che potrebbero essere rafforzate in futuro, questa è una delle principali preoccupazioni. Gli italiani chiedono a questo governo, ma chiederebbero a qualsiasi governo, maggior controllo dell’immigrazione illegale e di essere maggiormente incisivi in termini di sicurezza. Finora su questi due argomenti abbiamo visto che molte delle norme attuate vengono poi indebolite da decisioni prese dalla magistratura: all’esito del referendum - conclude Fazzolari - la preoccupazione è che questa azione potrebbe diventare ancora più invasiva».

Schlein: c’è una maggioranza alternativa, disponibile alle primarie

«Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. E’ anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa» dice la segretaria del Pd Elly Schlein in una conferenza stampa al Nazareno. I leader progressisti, continua Schlein, «spero di vederli in piazza e festeggiare insieme. Abbiamo sempre detto che troveremo insieme le modalità per la costruzione del programma. Discuteremo di tutto, modalità e tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari».

Conte: viva la Costituzione, ci apriamo alle primarie

«Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!». scrive sui social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. E poi la novità: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma»

Renzi: il messaggio è forte e chiaro, una sconfitta sonora del governo

«Il No a sorpresa ha vinto. Oggi si consuma un fatto politico enorme, quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare. Questo è un passaggio importante per Meloni, che ci ha detto di essere benedetta e baciata dal consenso. Hanno scelto di fare molto più che personalizzare. Oggi il messaggio forte e chiaro è che c’è una sconfitta sonora, prima che delle ragioni del Sì, del governo e del modo arrogante con cui ha voluto fare questa riforma». Così il presidente di Iv, Matteo Renzi, a Radio Leopolda.

«La Costituzione non si cambia a colpi di maggioranza»

«La vittoria del No nel referendum costituzionale è un monito chiaro per la classe politica: la Costituzione non si cambia a colpi di maggioranza. Se si interviene sulla Carta, lo si fa insieme, con il più ampio consenso possibile, nel rispetto dello spirito condiviso che l’ha generata, improntato alla comune responsabilità nell’incontro che crediamo sempre possibile.” Così il Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, ha commentato i risultati del referendum costituzionale sulla giustizia.

Le dimissioni di Parodi

Pochi minuti prima della chiusura dei seggi alle 15 Cesare Parodi ha comunicato al Comitato direttivo dell’Anm le dimissioni dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati, schierata per il no. Alla base della sua comunicazione ci sarebbero motivi personali legati alla condizione di salute di un familiare.

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