Dovranno anche svolgere una ricerca attiva rispettando un diario di attività settimanali, accettare una di tre offerte di lavoro “congrue” per non perdere il sussidio. L’obbligo riguarda tutti i componenti del nucleo familiare maggiorenni, non già occupati, che non frequentano un regolare corso di studi e di formazione (escluso chi ha almeno 65 anni, i disabili o i componenti che assistono figli di età inferiore a 3 anni, disabili o non autosufficienti).
È sufficiente che uno dei componenti non adempia a questi obblighi perché tutto il nucleo familiare perda il sussidio. La sfida è riuscire a offrire un percorso di tutoraggio “personalizzato” ai disoccupati che, fino a quando non verrà sensibilmente implementato l’organico dei centri per l’impiego e formato per i nuovi compiti, sarà molto difficile vincere.
REDDITO DI CITTADINANZA, LE TAPPE E I TEMPI
Chi è in condizioni di disagio, invece, sempre entro 30 giorni dal riconoscimento del sussidio, verrà convocato dai servizi per il contrasto alla povertà dei Comuni, ma se dalla valutazione i bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti dovessero essere «considerati prevalentemente connessi alla situazione lavorativa» i servizi competenti saranno individuati presso i centri per l’impiego.
L’attuale misura anti povertà, il Rei, non potrà più essere chiesta da marzo. Ai soggetti già beneficiari del reddito di inclusione (perché riconosciuto prima di aprile 2019) il sussidio continuerà ad essere erogato per la durata inizialmente prevista, ma potranno far richiesta del reddito di cittadinanza.
Chi ottiene il reddito - sia se ha sottoscritto il patto di inclusione, sia il patto per il lavoro - sarà chiamato anche a partecipare a progetti utili alla collettività fino a 8 ore la settimana, organizzati dai comuni. Anche questo adempimento non appare privo di possibili criticità, visto che entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, gli 8mila comuni dovranno avviare le procedure per istituire i progetti e comunicare le informazioni su una sezione della piattaforma informatica Siuss. La partecipazione è dunque condizionata all’attivazione dei progetti da parte dei comuni. La riuscita dei progetti comunali, così come le misure per favorire l’occupabilità, nei piani del governo serviranno a dimostrare che non si tratta di una misura assistenziale. Ma la risposta si conoscerà solo nei prossimi mesi.