Domande Inps

Reddito di libertà, aumenta da 400 a 500 euro al mese il bonus per le donne vittime di violenza

L’aiuto viene erogato per un massimo di 12 mensilità ed è compatibile con altre forme di sostegno, quali l’assegno di inclusione

di Martina Amante

Il reddito di libertà sale a 500 euro: ecco le istruzioni per l’uso

2' di lettura

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Il reddito di libertà aumenta da 400 a 500 euro. L’intervento che sostiene l’emancipazione economica delle donne vittime di violenza, in situazioni di povertà, è stato elevato a 500 euro pro capite mensili, per un massimo di 12 mensilità. È compatibile con altre forme di sostegno, quali l’assegno di inclusione. Il contributo è destinato alle donne in condizioni economiche sfavorevoli, con o senza figli, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. Si tratta di un sostegno che mira a sostenerle favorendone l’emancipazione economica. L’aumento arriva da un decreto del ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, di concerto con quelli del Lavoro e dell’Economia, firmato il 2 dicembre e pubblicato il 4 marzo in Gazzetta ufficiale, che definisce la ripartizione dei 30 milioni del “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza”, 10 milioni all’anno per il 2024, 2025 e 2026.

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I dati dell’Istat mostrano il gap

Prevenire e combattere le situazioni derivanti da isolamento economico per le donne vittime di violenza è fondamentale per garantire un cambio di marcia. Ma affidarsi a questa misura, come promessa di un’emancipazione economica, non garantirà un rovesciamento delle condizioni sfavorevoli in cui le donne sono già normalmente inserite. I dati diffusi in questi giorni dall’Istat sui tassi di occupazione, relativi a gennaio 2025, descrivono una differenza di genere, con un’occupazione femminile al 53,5% globalmente considerata, contro il 72% degli uomini. Resta un gap con l’occupazione maschile con un differenziale del 18,5 per cento.

Gli studi sul gender gap

Gli studi sul gender pay gap mostrano che gli obiettivi fissati dall’Onu con l’Agenda 2030 non saranno centrati: infatti nel mondo la prossima generazione di donne svolgerà in media 2,3 ore al giorno in più di lavoro domestico non retribuito rispetto a oggi, mentre i ricercatori europei del welfare dicono che ci vorranno 67 anni per colmare il divario tra uomini e donne in Europa. L’Italia in particolare è nelle ultime posizioni in Europa per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, pari al 48,2%, oltre 10 punti sotto alla media europea del 59,5%. La metà delle donne, dunque, non lavora e due su tre non hanno autonomia gestionale del proprio budget. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più difficile, con una partecipazione femminile al lavoro che si ferma al 35,5%. L’indipendenza economica è la condizione indispensabile per consentire pari trattamenti di genere fuori e dentro le mura domestiche.

Come presentare domanda all’Inps

La domanda deve essere presentata all’Inps tramite gli operatori comunali del Comune di riferimento. Le domande presentate all’Inps non accolte per incapienza dei fondi hanno la priorità rispetto alle nuove domande se sono ripresentate dalle donne interessate, tramite i Comuni, dal 5 marzo al 18 aprile 2025, previa verifica da parte degli stessi Comuni, della sussistenza attuale dei requisiti per l’accesso alla misura. Le domande non ripresentate decadono in via definitiva. A partire dal 18 aprile 2025 e fino al 31 dicembre 2025, tutte le donne in possesso dei requisiti previsti dal decreto, comprese coloro che non hanno ripresentato la domanda entro il periodo transitorio di 45 giorni, possono presentare domanda.

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