Reddito di cittadinanza, sull’auto un baco che favorisce i «furbetti»
di Maurizio Caprino
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I paletti ci sono, per evitare che il reddito di cittadinanza vada anche ai furbi che possono permettersi di cambiare auto o di mantenere modelli di un certo pregio. In pratica, sottrarsi ai controlli non è impossibile. La norma (Dl 4/2019, articolo 2, lettera c) stabilisce che in famiglia nessuno deve avere autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta di reddito o autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti. Ma qualche varco resta aperto.
La formulazione della norma non pare non lasciare spiragli, se non a chi ha bisogno di un mezzo per trasportare un disabile: esclude dal reddito di cittadinanza non solo chi è «intestatario a qualunque titolo» dell’autoveicolo nuovo o di cilindrata non bassa, ma pure chi ne ha la «piena disponibilità» . Quindi, si va a vedere anche il fatto che il beneficiario abbia un mezzo a noleggio oppure ne detenga uno in comodato, che è una di quelle fattispecie che dal 2014 vanno registrate se durano più di 30 giorni.
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Però queste registrazioni vanno effettuate sulla carta di circolazione. Quindi, l’ufficio competente è la Motorizzazione. Senonché, come ha scritto Il Sole 24 Ore l’8 marzo, tra i meccanismi automatici di verifica che l’Inps sta mettendo in piedi, quello che riguarda i veicoli si sta costruendo solo con l’Aci, che gestisce il Pra. Dove affluiscono solo i dati relativi alla proprietà dei mezzi.
Quindi, niente comodati né noleggi o altre situazioni analoghe. In questi casi, ci si dovrà affidare a controlli non automatici, onerosi da effettuare.



