La bozza circolata finora scioglie un nodo legato alla privacy: chi intende farsi elaborare l’Isee, dovrà esprimere all’Inps (anche tramite Caf) il consenso preventivo al trattamento di una mole consistente di dati sulla propria famiglia, incluse le informazioni su saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare comunicate da banche, Poste e intermediari finanziari all’agenzia delle Entrate. Questo per rendere possibile all’Istituto di precompilare la Dsu, la dichiarazione sostitutiva unica che serve a chiedere l’Isee.
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Ciascun componente maggiorenne del nucleo potrà revocare eventualmente questo consenso in un secondo momento, e non permettere più all’Inps, alle Entrate e ai Caf di usare i propri dati personali per elaborare la Dsu. Se si pensa che l’Isee fotografa la situazione dell’intera famiglia, si capisce quanti dati possano essere “pescati” tutti insieme, in riferimento ai redditi, ai conti e agli immobili di ciascun componente.
Bisogna precisare che l’Isee precompilato costituirà una base dati a disposizione dell’Inps, che dovrà essere comunque ricontrollata, verificata ed eventualmente integrata, come accade già per il 730 precompilato. Ciò significa che i cittadini continueranno con ogni probabilità a rivolgersi ai Caf o ad altri intermediari per l’elaborazione dell’indicatore.
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