«Per il primo mese di avvio, slittano leggermente i tempi – ammette Mauro Soldini, uno dei coordinatori della Consulta dei Caf – ma dal mese successivo si rispetteranno i 10 giorni di tempo per l’invio della comunicazione e i 5 giorni lavorativi per la risposta da parte dell’Inps». Questo cronoprogramma contrasta però con quanto sostengono fonti del governo e dell’Inps, secondo cui saranno rispettate le scadenze date, con risposta dell’Inps dal 15 aprile e consegna della Card a fine mese con la somma accreditata.
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Dopodiché i cittadini percettori del sussidio dovranno tornare ai Caf per avviare l’inserimento nel percorso lavorativo e rivolgersi ai patronati o ai centri per impiego per sottoscrivere la Did (dichiarazione di immediata disponibilità). «I Caf sono pronti ad assistere, informare ma anche ad ammonire sui rischi di dichiarazioni mendaci o incomplete – aggiunge Soldini –. Alla base c’è l’autocertificazione dei dati che invieremo. L’invito è a non recarsi tutti il 6 marzo, perché c’è tutto il mese per presentare la domanda».
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Quello sottoscritto venerdì dalla tecnostruttura dell’Inps con i Caf è un protocollo d’intesa propedeutico alle due convenzioni formali (per reddito e pensione di cittadinanza la prima, e per il rinnovo Isee la seconda) che potranno essere firmate solo dal legale rappresentante dell’Istituto nazionale di previdenza, non appena Pasquale Tridico (il presidente designato) sarà insediato. L’assistenza dei Caf è gratuita, essendo pagata dall’intesa di venerdì che assegna 15 milioni (arriveranno sotto forma di emendamento della maggioranza al decretone che è all’esame della commissione Lavoro della Camera), aggiuntivi rispetto ai 20 milioni previsti dal Dl 4, che servono anche per il rinnovo del servizio Isee, che beneficia di 82 milioni dall’Inps (più eventuali risparmi di gestione). Ai Caf sono riconosciuti 12,20 euro (Iva inclusa) per il modello di domanda Rdc/Pdc con un livello Isee inferiore a 9.360 euro, e 5 euro (Iva inclusa) per ogni domanda di variazione reddituale, entro il plafond di 15 milioni che serve a coprire 1,3 milioni di nuclei richiedenti. Questo numero corrisponde anche alla stima dei beneficiari del Rdc/Pdc prevista dal governo. I richiedenti potrebbero essere anche di più, ma una parte potrà utilizzare il canale dei patronati, altri le Poste, altri ancora il sito dedicato (dopo essersi muniti del Sistema pubblico di identità digitale). Una volta esaurito il servizio per 1,3 milioni di nuclei familiari, il canale dei Caf non sarà più disponibile.