Poco prima della scrittura della legge di bilancio la cifra è scesa a 6,5 milioni di italiani con una dote di 10 miliardi. Dopo il via libera al decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 (le risorse si sono ridotte a 5,6 miliardi per il 2019, mentre a regime saranno 7,2 miliardi) la stima dei pentastellati è rimasta fissa ai famosi 5 milioni (anche se il nuovo presidente dell’Inps Pasquale Tridico l’ha abbassata a 4 milioni). Un’asticella che sembra ancora lontana se al momento si è raggiunto la quota di 1,8 milioni di persone beneficiarie: in pratica poco più di un terzo della platea annunciata.
Lo stesso numero - 710mila nuclei familiari - può invece considerarsi un mezzo successo se si prende in considerazione la platea che era prevista nello stesso decretone che da altri numeri rispetto a quelli annunciati. Nella relazione tecnica allegata a quel provvedimento - che ha fatto i conti in base ai paletti inseriti per accedere al sussidio e soprattutto in base alle risorse disponibili - si sono stimati poco meno di 1,3 milioni di nuclei familiari beneficiari. Un numero che dovrebbe limitare la platea (utilizzando sempre il moltiplicatore di 2,5 per nucleo) a meno di 3,5 milioni di persone. Una cifra, questa, che l'Istat giudica anche troppo alta: in una audizione dei mesi scorsi l’Istituto di statistica ha calcolato che l'assegno andrà a una platea complessiva di 1,308 milioni di famiglie per 2 milioni e 706 mila persone. Ecco, in base a queste cifre o a quelle previste dalla relazione tecnica del decreto si può dire che il reddito di cittadinanza ha raggiunto finora la metà dei potenziali beneficiari. Insomma il bicchiere sarebbe almeno mezzo pieno (o ancora mezzo vuoto per i più critici).