Reddito di cittadinanza, è reato non denunciare le vincite al gioco al lordo
Anche se occasionali, rappresentano un incremento patrimoniale e vanno dichiarate, senza detrarre le perdite
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Essere fortunati al gioco è una buona cosa. Ma se la Dea è bendata, le autorità giudiziarie ci vedono benissimo. Almeno così è quando si tratta di vincite online non denunciate da chi percepisce il reddito di cittadinanza o aspira ad averlo. La Cassazione, con una serie di sentenze, ha affermato che tacere sul colpo di chance è una condotta penalmente rilevante. E questo perché l'incremento economico, anche se dovuto a vincite occasionali, pesa sul reddito familiare e dunque sul diritto a percepire il “beneficio”.
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Non pesano le perdite né i reinvestimenti
Né si possono fare calcoli al ribasso nel denunciare quanto entra nella cassa domestica, detraendo le spese di acquisto, le perdite o le somme che si intende reinvestire per tentare di nuovo la sorte. La Suprema corte invita, dunque, i giocatori a non barare con l'Inps come con il Fisco. Perchè il sistema di welfare italiano si basa sulla trasparenza.
Nell'ultimo verdetto la Corte ha spedito al mittente il tentativo di difesa del ricorrente che si dichiarava un semplice maestro del gioco online, che insegnava agli allievi le tecniche per vincere e, quando la giocata andava in porto, quanto incassato veniva restituito agli apprendisti giocatori che avevano anticipato il denaro. Giustificazioni che lo salvano.
Le vincite al gioco vanno sempre dichiarate anche se soggette a ritenute alla fonte. Allo stesso modo non convince i giudici di legittimità l'argomento della buona sorte come porta girevole, basato su reimmissione e perdita, nel circuito ludico, di quanto già vinto.






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