Sul versante dei controlli, invece, a scendere in campo sono chiamati i Comuni, l’Inps, l’Ispettorato del lavoro e la Guardia di finanza: 4 enti che dovrebbero attivarsi nella fase due del reddito di cittadinanza, quella che punta a scovare i “furbetti” che hanno ricevuto la card ma non sono in regola con i requisiti.
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La legge prevede diversi casi in cui il reddito di cittadinanza viene perso. È sufficiente che uno dei componenti del nucleo familiare:
◾● non effettui la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;
◾● non sottoscriva il Patto per il lavoro o il Patto per l'inclusione sociale;
◾● non partecipi, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
●◾non aderisca ai progetti utili alla collettività, nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti;
●◾non accetti almeno una di tre offerte di lavoro congrue oppure, in caso di rinnovo, non accetta la prima offerta di lavoro congrua;
● non comunichi l'eventuale variazione della condizione occupazionale oppure effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del reddito di cittadinanza maggiore;
◾● non presenti una Dsu aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare;
●◾venga trovato, nel corso delle attività ispettive svolte dalle competenti autorità, intento a svolgere attività di lavoro dipendente, ovvero attività di lavoro autonomo o di impresa, senza averlo comunicato.
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Chiunque presenti dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere oppure ometta informazioni dovute è punito con la reclusione da due a sei anni. È prevista, invece, la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all'ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. In entrambi i casi, è prevista la decadenza dal beneficio con efficacia retroattiva e la restituzione di quanto indebitamente percepito.