Recovery Plan, l’occasione per uno scatto di sostenibilità
La Ue detta le regole: priorità a ambiente, digitale e coesione sociale nei Piani nazionali per aumentare la resilienza con gli investimenti
di Chiara Bussi
3' di lettura
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Si scrive Recovery Plan (o Piano di rilancio), si legge transizione verso un’economia sostenibile a tutto tondo. Non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Almeno sulla carta.
L’obiettivo è chiaro: il Piano da 750 miliardi di euro, che non a caso Bruxelles ha battezzato Next generation Eu, approvato dai leader europei lo scorso 21 luglio dopo una lunga maratona negoziale, dovrà traghettare i Ventisette verso una nuova era. Dopo l’esplosione della pandemia tornare al passato è ormai impensabile. Un cambio di passo è urgente, perché l’emergenza sanitaria ha messo al tappeto le principali economie dell’area euro, che in media secondo le ultime stime della Commissione Ue archivieranno l’anno con un calo del Pil dell’8,7 per cento. Le maggiori difficoltà si faranno sentire soprattutto in Italia (-11,2%), Francia e Spagna (-10,6 e -10,9%). Di qui la necessità di porre le basi per un futuro all’insegna della resilienza.
La posta in gioco è alta: «La sostenibilità – ha sottolineato a più riprese il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni – sarà la sfida centrale del Recovery Plan per disegnare il modello sociale dei prossimi anni». Spetta ora ai governi tradurre questi principi nella realtà, con azioni concrete nei rispettivi Piani di rilancio nazionali. In palio ci sono complessivamente 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti. Con 209 miliardi l’Italia sarà il primo beneficiario. «Un’occasione che le capitali non dovranno sprecare», dice l’ex ministro ed ex Presidente dell’Istat Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.
Per ottenere le risorse europee i piani nazionali dovranno rispettare tre grandi priorità: almeno il 37% delle misure dovrà essere destinato all’obiettivo della transizione ambientale, in coerenza con il Green Deal europeo che punta a raggiungere la neutralità climatica nel Vecchio Continente entro il 2050. Bruxelles non accetterà inoltre investimenti dannosi per l’ambiente. E almeno il 20% dovrà servire per investimenti nel digitale (5G, competenze, servizi pubblici), mentre la terza priorità è la sostenibilità sociale. Ma in tutto sono sette le linee guida messe a punto dalla Commissione a metà settembre, dallo sviluppo delle energie rinnovabili alla modernizzazione della Pa.
«Per i Paesi, e in particolare per l’Italia, si tratta di uno sforzo di programmazione di lungo termine senza precedenti. I governi – aggiunge Giovannini - dovranno dar prova di capacità di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti e di coerenza, anche nelle scelte future che non dovranno essere in contrasto con il Piano per evitare di tessere la tela di Penelope, facendo progressi su un fronte e poi di fatto annullarli con azioni nella direzione opposta ».


