Recovery Fund: fondi sprecati se l’Italia non fa le riforme
Per il presidente di Société Générale il sistema economico italiano rimarrà arido, incapace di trasformare risorse pubbliche in ricchezza diffusa e in minori disuguaglianze se non si risolvono i nodi strutturali del Paese
di Lorenzo Bini Smaghi
3' di lettura
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Se si vuole capire perché l'economia italiana è cresciuta poco in questi ultimi venti anni, ben al di sotto della media europea, basta ripercorrere il dibattito che si è svolto intorno al Recovery Fund.
L’obiettivo, durante il negoziato, era quello di ottenere più risorse possibili, magari a “fondo perduto” e senza condizioni. Ottenuti i fondi, l’obiettivo è ora quello di riuscire a spenderli. Non è semplice, in effetti, perché in passato il paese ha mostrato una bassa capacità sia progettuale sia di assorbimento dei flussi finanziari.
Sembra che siano arrivati oltre 500 progetti a Palazzo Chigi, che dovrà ora vagliarne la coerenza con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare il tasso di crescita tendenziale dell’economia italiana, portandolo sui livelli medi europei.
Dove è il problema? Il problema è quello di credere che la crescita dell’economia italiana dipenda principalmente dagli investimenti pubblici, tanto più se finanziati a debito - anche se si tratta di debito europeo.
Intendiamoci, gli investimenti sono necessari, come è necessario il seme per far nascere una pianta. Ma non sono sufficienti. Sono molto più importanti altri fattori, come la fertilità del terreno nel quale si semina, la cura con la quale viene trattata la pianta e la quantità d'acqua data per irrigarla, giorno dopo giorno. Seminare in un terreno arido e incolto non serve a nulla, se non a sprecare risorse, soprattutto quando sono prese a debito.


