Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Proseguire nella diversificazione e sviluppo del portafoglio dei farmaci: sia attraverso la crescita organica che quella per linee esterne. Ancora: continuare nella spinta nel settore delle malattie orfane. Inoltre: sfruttare la leva dell’M&A. Sono tra le priorità di Recordati, indicate nello stesso piano d’impresa 2017-2019, a sostegno del business. Un’attività che, a ben vedere, nel 2016 ha visto i ricavi e la redditività salire. Al di là, però, dell’andamento del business il gruppo è, per l’appunto, focalizzato anche sull’M&A. Una strategia, rispetto alla quale, il risparmiatore rileva il rischio di diluizione dei margini legato allo shopping stesso. Recordati rigetta il timore. In primis, viene sottolineato, nel passato sono state concretizzate diverse operazioni.
Nonostante questo, però, la marginalità è comunque salita. Il track record aziendale insomma, afferma il gruppo, dimostra la capacità d’integrare con efficienza le nuove realtà. Ciò detto, aggiunge la società, la strategia è guardare a target medio-piccoli (non trasformativi del business) con attività già accrescitive che non richiedono turnaround . Certo: possono esserci costi non ricorrenti che impattano i margini. Ma l’effetto, viene ricordato, è solo di brevissimo periodo. In conclusione, quindi, Recordati non vede alcun particolare problema rispetto all’M&A e alla diluizione dei margini.
Proseguire nella diversificazione e sviluppo del portafoglio dei farmaci: sia attraverso la crescita organica che quella per linee esterne. Ancora: continuare nella spinta nel settore delle malattie orfane. Inoltre: sfruttare la leva dell’M&A. Sono tra le priorità di Recordati, indicate nello stesso piano d’impresa 2017-2019, a sostegno del business.
L’attività, a ben vedere, nel 2016 ha visto i ricavi e la redditività salire. Il fatturato consolidato si è assestato a 1,154 miliardi in crescita del 10,1% rispetto al 2015 (il 2,6% dell’incremento è da attribuirsi alle acquisizioni). L’utile operativo, dal canto suo, è stato di 327,4 milioni a fronte dei 278,5 milioni dell’esercizio precedente.
Si tratta di una dinamica estemporanea? La risposta è negativa. Il gruppo, guardando ad esempio agli ultimi 6 anni, è caratterizzato da un andamento di crescita. Nel 2011 i ricavi netti erano 762 milioni. Poi: nel 2014 la prima riga di bilancio ha toccato 987,4 milioni per, infine, arrivare oltre 1,15 miliardi del 2016. Ciò che, tuttavia, appare più rilevante riguarda la marginalità. L’Ebit margin, cioè il rapporto tra utile operativo e ricavi, era il 21,5% nel 2011. Nel biennio successivo l’indicatore è risultato inferiore (20,2% nel 2012 e 20,8% nel 2013). Di lì in poi, però, il margine è stato maggiore ed è sempre salito, passando dal 23,4% (2014) al 28,4% dell’ultimo anno.