Reati da codice rosso in aumento, vittime sempre più giovani, poca consapevolezza nell’uso di smartphone e social, facile accesso a una pornografia sempre più violenta. E’ davvero questo oggi il mondo dei giovani? E cosa è cambiato negli ultimi due anni, dopo la presa di coscienza seguita al femminicidio di Giulia Cecchettin, l’11 novembre 2023 e agli stupri di Caivano e del Foro Italico di Palermo? Sulla carta sembra ben poco, ma forse qualche segnale c’è, a partire dall’incremento delle denunce.
La crescita della violenza
I dati ufficiali segnalano una crescita della violenza tra i giovani in Italia, con il numero di minori tra i 14 e i 17 anni segnalati e/o arrestati salito del 16% nel 2024 rispetto al 2023, oltre quota 38mila, dato più elevato almeno dal 2010. I reati più frequenti sono rapina, furti, lesioni dolose e stupefacenti, ma si registra un balzo dei minori segnalati per violenza sessuale: più 25% tra il 2023 e il 2024 a 432, incremento che arriva dopo il più 8,2% registrato tra il 2022 e il 2023. Aumenta, secondo l’Istat, anche il numero delle giovani, tra i 16 e i 24 anni, che subiscono violenza sessuale: nel 2014 rappresentavano il 17,7%, nel 2025 il 30,8%. I numeri nazionali vengono confermati osservando alcune realtà, come Milano e Palermo, dove i reati da codice rosso compiuti dai minorenni sono in salita, anche nel 2025. E sono in aumento i reati connotati da estrema violenza, come mostra l’aggressione avvenuta a Milano il 12 ottobre, quando cinque giovani – due maggiorenni e tre minorenni – hanno accoltellato un 22enne.
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«Il dato nazionale è estremamente allarmante» spiega Claudia Caramanna, procuratrice presso il tribunale per i minorenni di Palermo, dove nel 2024 i minori tratti in arresto sono stati più del doppio rispetto a quelli del 2023 e nel 2025 si registra un trend in ulteriore crescita, anche per i reati da codice rosso. Oltre al decreto Caivano, che ha esteso la facoltà di arresto di soggetti minorenni, a incidere sono vari fattori, strettamente correlati al disagio crescente dei minori, sottolinea Caramanna. Disagio che riguarda tutte le classi sociali, soprattutto in materia di reati legati alla violenza di genere e che porta a un abuso di sostanze stupefacenti e a un aumento della violenza, in particolare tra i maschi.
Secondo Caramanna bisogna investire sulla prevenzione. «Non si può intervenire solo con l’attività repressiva, occorrono investimenti seri e concreti in termini di prevenzione. Scuola e famiglia ricoprono un ruolo centrale» aggiunge.
Anche nel distretto milanese rimane elevato il numero dei minori arrestati o denunciati, con 4.600 procedimenti al 30 giugno 2025, numero stabile rispetto al giugno 2024, che aveva però registrato un record. In particolare - dichiara Luca Villa, procuratore presso il tribunale per i minorenni di Milano - «aumentano i maltrattamenti in famiglia, da parte del minore nei confronti del genitore e i reati sessuali». Questi ultimi sono passati da 153 al 30 giugno 2023 a 230 al 30 giugno 2025.
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Un’ipotesi, secondo Villa, è che il femminicidio di Giulia Cecchettin «abbia spinto le ragazze a reagire, a non sopportare più le aggressioni sessuali e a denunciare. Anche se non possiamo sapere quanta parte dell’incremento dei reati sia dovuta all’emersione di un numero prima oscuro e quanta a un effettivo aumento dei reati. Sicuramente è maturata una coscienza collettiva e c’è maggior fiducia nell’intervento della magistratura e degli operatori e quindi le denunce aumentano».
«Dato oggettivo - continua Villa - è l’aumento della quota di violenza nei reati commessi dai minori”, precisa. In questo, i social o il maggiore accesso a materiale pornografico hanno un impatto? “Non lo sappiamo, sono solo delle ipotesi – sottolinea il procuratore - non abbiamo evidenze su questo».
Pornografia e social
La ricerca “Gen/Z - giovani voci per relazioni libere” 2025, realizzata dall’associazione Differenza donna, mostra che 7 ragazzi/e su 10 vedono o comunque hanno visto contenuti pornografici (89% maschi), il 17% lo fa quotidianamente (il 66% prima delle scuole medie), più di 1 su 3 ha visto pornografia violenta o non consensuale e il 19% ha ricevuto richieste di comportamenti sessuali visti nella pornografia. Il 24% degli intervistati (in tutto 650 adolescenti tra i 14 e i 21 anni) ha accettato atti sessuali anche se non voleva: alla maggior parte dispiaceva dire di no e/o lo ha fatto per senso del dovere, il 35% non è stato ascoltato.
Per quanto riguarda la violenza digitale, oltre il 40% ha ricevuto immagini intime non richieste, soprattutto le ragazze, e quasi la metà degli intervistati ha ricevuto richieste di inviare foto intime, il 23% sì è sentito sotto pressione a mandarle, l’8% ha subito minacce. Il 26% ha visto contenuti intimi condivisi senza consenso.
Il 34% degli intervistati dichiara di aver subito violenza: verbale (27%), psicologica (27%), sessuale (16%), fisica (12%). Il 62% conosce qualcuno che ha subito violenza, il 24% ha assistito a episodi di violenza, soprattutto domestica, ma il 22% non sa a chi rivolgersi e il 36% non conosce i centri antiviolenza. Un ragazzo su 3 dice di considerare la gelosia una manifestazione d’amore e al 16% il partner ha chiesto la geolocalizzazione. Oltre il 90% vuole programmi di educazione sessuo-affettiva obbligatori a scuola.
A distanza di qualche giorno dalla conclusione del vertice, proviamo a fare un bilancio: chi esce rafforzato da Évian? Quali risultati concreti sono stati raggiunti? E soprattutto: in un mondo sempre più...