Real Estate, rallenta la logistica. Ma il nodo resta il residenziale
Servono abitazioni a canone calmierato ma senza gravare di prelievi e oneri la costruzione
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dazi? È vero che non impattano direttamente sul settore real estate, pur se eventuali possibili maggiorazioni potrebbero riguardare anche cemento e materiali edili e portare, anche, ad aumenti sulle nuove costruzioni. Ma quello che preoccupa è l’effetto indotto.
«Alcuni investimenti nel settore – spiega Federico Sutti, chairman dello Europe board e managing partner di Dentons in Italia, oltre che affermato esperto di real estate che della law firm internazionale ha guidato l’apertura a Milano dieci anni fa – sono effettivamente sospesi, rallentati. Soprattutto ho dei casi che riguardano la logistica. E quello che gli investitori mi hanno detto è che proprio la situazione di un rallentamento del commercio internazionale, di una maggiore regionalizzazione degli scambi induce a una certa cautela. Non credo – spiega Sutti – che saranno investimenti congelati. Ma i flussi di capitali richiedono un quadro di chiarezza».
Proprio la logistica, secondo Sutti, rischia di essere tra le asset class più influenzate dal nuovo clima politico. «Negli ultimi periodi – ha detto l’avvocato – si sono allungati i tempi per arrivare alla firma dei contratti con tenant. Gli investitori temono un aumento del rischio di vacancy e il mercato sta diventando più tenant-driven».
Se degli uffici si sente parlare meno (hanno mercato solo quelli nuovi, di fascia prime, collocati in aree strategiche), sono gli hotel a galoppare – per volumi e numero di transazioni – soprattutto perché se Roma e Milano (oltre a Venezia, Firenze e la zona del Laghi) fanno la parte del leone, l’hospitality è tra le poche asset class (con gli studentati) i cui flussi di capitali arrivano anche al Centro e al Sud e fuori dalle grandi città.
«Dopo molti anni – spiega ancora Sutti – rileviamo primi movimenti e operazioni nel mondo del retail, dalle High Street ai centri commerciali, anche se complessivamente gli yields si mantengono molto alti, sfiorando la doppia cifra, e questo significa che si continua a percepire un rischio intrinseco, da parte degli investitori, e una certa illiquidità del prodotto».


