Salone del Mobile

Re Mida Alpi (e i fratelli Campana) reinventano il pioppo riciclato

Gli scarti del legno diventano un laminato uguale a un pesce amazzonico. Vittorio Alpi: investiremo ancora nel taglio della foresta a impatto zero

di Lello Naso

Un’applicazione su un tavolo di Agreste Prata, design di Estudio Campana per Alpi

3' di lettura

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Un altro virtuosismo dei fratelli Campana per Alpi. E di Alpi per i fratelli Campana. Un manifesto a favore del riciclo e di denuncia per le condizioni del pianeta. Si chiama Agreste. È il rivestimento di legno prodotto con gli scarti di lavorazione del pioppo che riproduce il terreno martoriato dalla siccità della Caatinga, una regione del Nord del Brasile. Sarà nel catalogo di Alpi subito dopo il Salone del Mobile. Arriva a quasi venti anni dall’ultima creazione Estudio Campana-Alpi, Pirarucu, il rivestimento che riproduce il dorso squamoso e puntinato di un pesce del Rio delle Amazzoni, il luogo del cuore dei due designer brasiliani.

Materiale riciclato al 100%

«Stavolta», dice Vittorio Alpi, nipote del fondatore e amministratore delegato dell’azienda di famiglia, «Humberto e Fernando Campana hanno voluto lanciare un messaggio forte sulle condizioni del pianeta. Ci hanno proposto il disegno di una zolla arida della Caatinga vista dall’alto, con gli squarci nella terra assetata e con l’acqua che se ne va. Abbiamo raccolto la sfida e rilanciato proponendo la produzione con materiale riciclato al cento per cento».

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All’ufficio tecnico di Alpi ogni creazione proposta dai designer è una sfida tecnica e ingegneristica. Il procedimento, unico e originale, adottato nell’azienda di Modigliano prevede che il legno – pioppo, tiglio, ayus – venga laminato, tinto, essiccato, ricomposto in tronco, tagliato e rilaminato fino a diventare la perfetta copia estetica di altre essenze pregiate o ad assumere l’aspetto e il colore nato dalla fantasia di un designer o chiesto, su misura, da un’azienda. Un gioco di incastri, senza verniciatura finale, che propone effetti sorprendenti e amati dai disegner, a partire da Piero Lissoni, a lungo art director dell’azienda, fino a Nendo e Ettore Sottsass, riproposti al Salone . Un legno povero che diventa, all’apparenza, uno pregiato: dal rovere, all’ebano, al palissandro. E che viene usato per i rivestimenti di mobili, per la boiserie, ma anche per gli interni di navi o aerei e in mille altre applicazioni, anche inaspettate: dalle matite, agli occhiali.

«Per Agreste», dice Vittorio Alpi, «utilizziamo i residui della laminazione del pioppo abbastanza grandi da essere rilavorati. Gli altri li diamo ai produttori di pannelli per il riuso. Una politica in linea con gli sforzi che stiamo facendo per l’ammodernamento degli stabilimenti e la riduzione delle emissioni».

Foreste in concessione a impatto zero

Alpi ha in programma 16 milioni di investimenti per il rinnovo e la digitalizzazione delle linee di produzione e l’installazione dei pannelli solari finalizzati all’abbattimento delle emissioni. Ma soprattutto sta potenziando la politica di uso a impatto zero dei 350mila ettari di foresta di ayus in concessione in Camerum, dove l’azienda di Modigliana ha due stabilimenti e circa 1200 dipendenti. La foresta è stata divisa in trenta fette da oltre diecimila ettari ciascuna. Ogni anno viene tagliata (con una media di 0,8 alberi a ettaro) e ripiantata una fetta di foresta. L’anno successivo la stessa operazione verrà fatta sulla fetta di foresta lavorata trenta anni prima in cui gli alberi sono nel frattempo ricresciuti. Un sistema a orologio, a impatto zero, che consente di preservare nel tempo la foresta. «Gli investimenti in sostenibilità non ri fermano nonostante il rallentamento del mercato e i timori per i dazi americani», dice Vittorio Alpi. «Non torniamo indietro dalla nostra politica di taglio alle emissioni e produzioni compatibili».

Nel 2024 Alpi ha chiuso l’anno con 155 milioni di fatturato (erano 166 nel 2023). «Ma nel 2025», dice l’amministratore delegato, «andremo di nuovo a 160 milioni». Dazi permettendo. Alpi ha un export negli Stati Uniti di circa 20 milioni. I clienti sono i maggiori produttori di mobili per ufficio, da Knoll a Hermann Miller al gruppo Hawort. «Non temiamo ripercussioni, ma vediamo prima quali misure verranno effettivamente adottate e come».

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