Asia

Raid pakistani in Afghanistan, colpita Kabul: «Guerra aperta» al regime talebano

Le Forze armate di Islamabad hanno risposto alle incursioni di giovedì sul confine e definito il Paese confinante «una colonia dell’India»

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Un frame di un video diffuso dalle forze di sicurezza pakistane che documenterebbe gli attacchi su Kabul

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NEW DELHI - La guerra a bassa intensità che si trascinava da giorni sul confine tra Pakistan e Afghanistan ha fatto un improvviso salto di qualità ieri quando le Forze armate pakistane hanno lanciato dei raid aerei notturni su Kabul e le province di Kandahar e Paktia. I bombardamenti sono stati decisi in risposta a un’incursione afghana lanciata giovedì sera contro una serie di postazioni militari pakistane sul confine e hanno fatto fare un salto di qualità alla crisi. Non solo perché i caccia della Pakistan Air Force hanno preso di mira la capitale, ma anche perché questa volta i bersagli non sono stati i presunti covi e basi dei gruppi militanti islamici che secondo Islamabad usano l’Afghanistan come base per colpire il Pakistan, ma strutture che fanno capo direttamente al governo talebano.

Le accuse all’India

Poche ore dopo i bombardamenti, il ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif ha definito «guerra aperta» l’offensiva in corso contro l’Afghanistan. Asif ha accusato il regime talebano al potere a Kabul di aver trasformato il Paese «in una colonia dell’India», di aver dato rifugio a militanti provenienti da tutto il mondo e di «esportare terrorismo». I vertici militari e politici di Islamabad accusano frequentemente l’India di essere il mandante degli attentati compiuti sul territorio pakistano da gruppi estremisti islamici e dagli irredentisti del Balochistan. New Delhi, che nei mesi successivi al breve conflitto dello scorso maggio con il Pakistan ha instaurato rapporti sorprendentemente buoni con la leadership talebana di Kabul, ha sempre respinto con forza le accuse di usare l’Afghanistan e la galassia di formazioni irregolari che vi troverebbero rifugio come uno strumento per destabilizzare Islamabad.

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In risposta al bombardamento notturno, il governo di Kabul sostiene di aver «compiuto con successo» degli attacchi in territorio pakistano ricorrendo a droni. Una versione che stride con quella del governo di Islamabad che ha fatto sapere di aver neutralizzato i velivoli senza pilota prima che potessero fare danni alle persone. Tra le forze armate pakistane e afghane c’è una differenza tale a livello di uomini e mezzi da rendere impensabile l’ipotesi che Kabul possa pensare di poter combattere una guerra convenzionale contro la potenza nucleare confinante.

Le manovre diplomatiche

Nonostante questo, l’improvvisa escalation di venerdì ha immediatamente messo in allarme le diplomazie della regione. Il ministero degli Esteri russo ha invitato i due Paesi a cessare immediatamente i combattimenti e a cercare di superare le proprie divisioni attraverso la diplomazia. Mosca si trova in una posizione privilegiata per intervenire, perché ha buoni rapporti con Islamabad – nei prossimi giorni il premier Shehbaz Sharif è atteso nella capitale russa – e allo stesso tempo è l’unico Paese ad aver riconosciuto diplomaticamente il governo talebano di Kabul. Pechino si è detta profondamente preoccupata per gli scontri. L’Iran si è offerto come mediatore.

I bombardamenti notturni avvenuti tra giovedì e venerdì hanno segnato un aggravamento della crisi, ma non sono una novità assoluta. Nella notte tra sabato e domenica scorsi le Forze armate pakistane avevano compiuto degli attacchi mirati nelle province afghane di Nangarhar e Paktika contro «sette covi e campi di addestramento terroristici» riconducibili a due formazioni estremiste – Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp) e Islamic State-Khorasan Province (Iskp) – che vogliono abbattere il governo di Islamabad per instaurare un califfato. Un’operazione alla quale Kabul ha risposto giovedì sera con l’incursione sul confine che ha innescato la reazione pakistana di ieri.

Un’alleanza ormai finita

La «guerra aperta» tra i due Paesi è sorprendente perché la nascita dei talebani nei primi anni 90 era stata vista di buon occhio dal Pakistan che, concentrato com’era sulla rivalità a sud est con l’India, era ben felice di avere ai propri confini nordoccidentali un governo amico in grado di garantirgli quella che in gergo militare viene chiamata “profondità strategica”, ovvero un territorio in cui riorganizzarsi e da cui contrattaccare, in caso di invasione indiana. I rapporti un tempo buoni tra il governo pakistano e quello dei talebani afghani sono andati deteriorandosi dal 2022 in avanti con l’intensificarsi degli attentati.

Le cifre fornite dai due Paesi circa il numero di vittime delle ultime ore sono talmente divergenti – e difficili da verificare – da non poter essere considerate credibili. Islamabad sostiene di aver eliminato almeno 274 tra militari e militanti afghani. Kabul dice di aver ucciso 55 soldati pakistani, inclusi alcuni i cui corpi sarebbero stati portati in Afghanistan, mentre altri sarebbero stati «catturati vivi».

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