CHIMICA

Radici Group, la sostenibilità è di casa. Il futuro? Riciclo e olio di ricino

La società ha presentato il 20° rendiconto non finanziario: le emissioni sono diminuite dell’80%, la quota di energia rinnovabile è al 59%. La ricerca sui materiali a base biologica

di Cristiana Gamba

3' di lettura

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Industria chimica e bilancio di sostenibilità possono sembrare un ossimoro. In realtà, accantonando la filologia, l’accostamento non è affatto casuale. A testimoniarlo è l’esperienza di Radici Group, colosso internazionale dei polimeri, ora giunto alla ventesima stesura del suo rendiconto non finanziario.

All’inizio del secolo – spiegano dal Gruppo – è proprio il settore della chimica, la cui nomea non era particolarmente positiva, a capire l’importanza di misurare gli impatti e cercare di migliorarli ma anche di diffondere all’esterno delle aziende l’impegno. Su questa scia, nel 2003, Radici decide di aderire al Responsible Care, il protocollo volontario della comunicazione delle performance di sostenibilità della chimica. Contemporaneamente, all’interno della società la signora Luciana Radici, madre degli attuali azionisti, spinge affinché venga comunicato al territorio quanto il gruppo sta realizzando sul fronte dell’ambiente ma anche della salute e della sicurezza dei propri dipendenti. Nasce così il primo bilancio di sostenibilità dell’azienda bergamasca caratterizzato da una fortissima impronta sociale: nel report già allora bilingue venivano infatti riportati i valori fondativi della società e il tema del valore aggiunto distribuito al territorio. Come a dire: il profitto è legittimo se realizzato in condizioni sostenibili e in collaborazione con la comunità, alla quale parte dello stesso profitto deve ritornare.

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Passa qualche anno e nel 2010 il gruppo decide di cambiare lo schema di bilancio e sceglie il Gri (Global reporting initiative), il principale sistema di rendicontazione ancora in vigore nelle grosse aziende quotate. Radici ha infatti l’esigenza di includere il numero crescente di aziende nate fuori dall’Italia, che necessitano di un modello riconosciuto a livello internazionale. Il passaggio comporta anche l’asseverazione esterna, fondamentale sia dal punto di vista dell’affidabilità dei dati ma anche perché i certificatori rivestono un ruolo di stimolo al miglioramento.

«In questi vent’anni, il bilancio di sostenibilità ha rappresentato un punto di riferimento per sviluppare l’approccio sostenibile. Misurare è stato infatti il primo passo per conoscere, conoscere è stato il primo passo per decidere come migliorare ogni giorno», commenta Angelo Radici, presidente di Radici Group. E aggiunge: «La rendicontazione ha permesso, anno dopo anno, di restituire una panoramica dettagliata delle strategie e delle azioni intraprese per ridurre gli impatti e cogliere le opportunità che una gestione ottimale degli aspetti ambientali, sociali e di governance può offrire. Oggi costituisce un vero valore aggiunto che alimenta la reputazione del Gruppo presso tutti gli stakeholder. Naturalmente il nostro percorso prosegue: ci stiamo infatti preparando per la rendicontazione obbligatoria prevista dalla direttiva europea Csrd».

Nel tempo gli impegni di Radici si sono concentrati sull’abbattimento delle quote di CO2: lo studio delle emissioni di gas effetto serra diventa prioritario e si lavora sulle emissioni di protossido di azoto, che sono circa 260 volte più impattanti. Gli investimenti ad oggi ammontano a 12 milioni di euro per una riduzione pari all’83%: un traguardo importante poiché l’obiettivo fissato era quello dell’80% al 2030. Nel 2023 sono fatti investimenti per 4,2 milioni di euro per la sostenibilità e l’energia da fonte fossile è diminuita del 44% rispetto al 2013 mentre è salita la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili al 59% del totale (era il 43% nel 2010).

Accanto alla battaglia contro le emissioni, si guarda all’economia circolare. Tra gli obiettivi quello di recuperare i tecnopolimeri per il mondo automotive e per i filati. Lo sforzo in questo caso consiste nel capire sempre di più come fare l’alto di gamma.

«Abbiamo stimolato la parte di ricerca e sviluppo per garantire la performance giusta per la giusta applicazione tenendo conto di due elementi importantissimi: l’affidabilità nel tempo», precisa il presidente Radici. «Sviluppiamo progetti di economia circolare per il riciclo di tessuti pre e post-consumo - aggiunge -. Da oltre 40 anni, recuperiamo scarti di prodotti in nylon e materiali affini nel settore dei tecnopolimeri per creare materiali ad alte prestazioni. Ora affrontiamo la sfida del riciclo di tessuti misti, con un brevetto per il recupero del nylon contenente elastomero inferiore al 10% e sono in corso studi per separare le fibre dei tessuti misti, massimizzando le prestazioni».

Per il futuro il gruppo guarda anche ai materiali biobased dove in ambito tessile ha già pronte alcune soluzioni, mentre in ambito tecnopolimero sta cercando di arrivare alla produzione del polimero di base. Il 90% del materiale arriva dall’olio che viene estratto dalla pianta del ricino di provenienze prevalentemente indiana.

Sempre in ambito tessile c’è poi polilattame, fibra che ha una caratteristica particolare poiché oltre ad essere di origine naturale in quanto derivata dagli scarti del mais ha anche il vantaggio di essere biodegradabile naturalmente a fine vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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