Terzo fattore

Raccolta fondi, raddoppia il peso dei lasciti

Il Comitato Testamento Solidale conferma un fenomeno crescente, sostenuto dalle fondazioni di comunità, nate su spinta di Fondazione Cariplo

di Letizia Lochi

Le persone del ristorante “Da noi” che in via Lambertenghi a Como

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Un tesoro da oltre 35 miliardi - l’equivalente di una Finanziaria - che rischia di andare disperso. A tanto ammonterà entro il 2040 il patrimonio senza eredi, secondo l’Osservatorio di Fondazione Cariplo. E l’indagine del Comitato Testamento Solidale stima che quest’anno il valore dei lasciti raccolti si aggira intorno ai 150 milioni di euro.

Un fenomeno in crescita a causa del cambiamento demografico che sta ridisegnando il tessuto sociale italiano: ben oltre un quarto della popolazione è over 65 e la metà di questa percentuale è sola. Il terzo settore guarda a questo capitale come una fonte importante a sostegno delle attività delle sue organizzazioni.

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Che cos’è il testamento solidale?

Un testamento, scritto di nostra mano, o redatto da un notaio, è un modo per far sopravvivere le nostre idee e i nostri valori a noi stessi. Per mezzo di un testamento solidale destiniamo il nostro patrimonio, in parte o in toto, a ciò a cui più siamo legati. Tra i legami che instauriamo in vita, quello con il nostro territorio non potrà mai esserci tolto. Lì siamo cresciuti, lì sono coloro che amiamo, lì è la nostra comunità. Se ciò che siamo è frutto di chi ha avuto cura di noi, dobbiamo anche a essa la nostra storia.

Oggi, purtroppo, proprio le comunità, intese come reti di prossimità, siano esse di quartiere o di città, sono sempre più frammentate: secondo l’Istat, le famiglie italiane composte da una sola persona rappresentano ormai più di un terzo della popolazione totale.

Su tutto grava l’ultimo rapporto del Censis che mostra come le politiche pubbliche incidono in modo solo residuale sul fenomeno. A farne i danni è la coesione sociale che negli ultimi trent’anni è stata stravolta da un sistema economico, lavorativo e tecnologico che hanno favorito un modello individualista dove spesso ci si ritrova ad essere dei satelliti estranei nel proprio quartiere o nella propria città.

La fondazioni comunitarie

È dall’osservazione di questo fenomeno che, in modo quasi visionario, Fondazione Cariplo, ormai 25 anni fa, crea un nuovo modo di filantropia investendo sulla prossimità e dando vita ad uno dei suoi progetti di maggiore impatto sociale: le Fondazioni di Comunità, un particolare soggetto a partecipazione mista (privati, enti, associazioni), mutuata dal sistema americano, ha come obiettivo quello di raccogliere fondi da più donatori per dare origine a un patrimonio duraturo che nel tempo finanzi progetti di utilità sociale sul territorio, dove i beneficiari indiretti coincidono con gli investitori. Nel 1999 la prima a nascere in Italia è la Comunità del Lecchese a cui, poco dopo se ne aggiungono nelle altre province lombarde altre 13, oltre alle due delle province di Novara e Verbania che, pur rientrando nel territorio piemontese, sono storicamente legate a doppio filo con la Lombardia.

Un circuito di welfare locale

Le 16 realtà lombarde, su 35 nate in tutta Italia, oggi rappresentano un circuito a ciclo completo di welfare locale: sentinelle dei disagi sui territori, capaci di progettare interventi complessi resi possibili grazie ai sostenitori locali. A supporto di ciascuna l’investimento iniziale di Fondazione Cariplo che raddoppia il capitale raccolto dai donatori. Nel caso della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, ad esempio, il capitale raccolto di un milione di euro è stato poi raddoppiato a due milioni dall’ente di via Manin. Grazie a questo meccanismo i cittadini possono riappropriarsi dei luoghi in cui vivono e contribuire ad un cambiamento positivo. Eppure, negli anni, all’aumentare dei bisogni dei territori e quindi dei progetti messi in campo, il capitale tende a ridursi.

Per porvi rimedio, senza per questo incidere sull’impatto sociale, molte comunitarie stanno sempre più ricorrendo proprio ai testamenti solidali. Un segmento che l’ultima indagine del Comitato Testamento Solidale rivolta a un campione di mille cittadini registra una crescita di 16 punti tra il 2020 e il 2024: dal 61% al 77 per cento. Ne consegue l’aumento del peso percentuale dei lasciti sul totale delle raccolte fondi, che risulta quasi raddoppiato, crescendo dall’8% del 2020 al 14% del 2024.

La stessa ricerca attesta una grande fiducia in ciò che il terzo settore può fare con simili risorse. È proprio al terzo settore, infatti, che la metà degli italiani, il 48%, riconosce l’impegno più grande per migliorare le condizioni sociali e economiche del Paese. Un riconoscimento alle politiche della speranza piuttosto che a quelle della paura, testimoniato dalle donazioni: quasi sette italiani su 10 dichiarano di aver donato almeno una volta.

Como: “Da Noi” tutto è risorsa

«Il nostro compito è garantire che le volontà espresse nel lascito - spiega Francesco Pizzigalli, Presidente della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca - siano realizzate al meglio. Questo è ciò che facciamo ogni giorno». È il caso del ristorante “Da noi” che in via Lambertenghi assicura lavoro a ben otto persone con disabilità da due anni.

«Quando ho compreso che il contesto lavorativo di oggi offre pochissime occasioni lavorative autentiche per giovani con disabilità, ho sentito il dovere di creare un’opportunità concreta di autonomia e crescita per questi ragazzi». Sono le parole di Guido Grilli, insegnante e padre di un ragazzo con disabilità. «Lavorare con un valido contratto, mettere a frutto i propri talenti, riscattare la propria dignità», continua Grilli, «volevo creare una realtà che promettesse tutto questo a ragazzi come mio figlio». A permettere la realizzazione del progetto il Fondo testamentario Franco Songia da oltre un milione di euro.

Nord Milano: il Fondo Francesco Dapoto e la lotta al Parkinson

E se il lavoro è un tema centrale anche la ricerca scientifica non è da meno, come nel caso di Francesco Dapoto che, dopo la perdita della moglie a causa del Parkinson, sceglie di dedicare il suo lascito a combattere la malattia. Con il lascito destinato alla creazione di borse di studio per la ricerca contro il Parkinson il dolore di Francesco è diventato speranza e fiducia verso un futuro in cui questa malattia farà di certo meno paura. «Gli affetti e la memoria, che sono tutto ciò che abbiamo - sottolinea Massimo Minelli, presidente di Fondazione Comunitaria Nord Milano – non muoiono con noi ma possono trasformarsi in azioni concrete per la comunità».

Mantova: l’eredità politica di Ghizzi Ghidorzi

Opportunità che investono anche il mondo della cultura: «La nostra fondazione è fiera di rinnovare - racconta Carlo Zanetti, presidente della Fondazione di Comunità Mantovana - l’impegno politico del professor Dacirio Ghizzi Ghidorzi, segretario provinciale di uno dei movimenti che più credettero nell’Europa federale. Lo facciamo proseguendo l’opera di sensibilizzazione delle giovani generazioni sull’importanza dell’’Ue». È proprio con il lascito di Ghidorzi da 60mila euro, infatti, che dal 2006 il premio Mantova per l’Europa coinvolge centinaia di studenti degli istituti secondari superiori. «Un lascito ideale, quello di Ghizzi Ghidorzi -conclude Zanetti - in grado di contribuire, al pari di un lascito concreto, al benessere della comunità, traducendosi in investimento culturale per il territorio».

Letizia Lochi partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.

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