Il discorso al Paese

Mattarella: Italia repubblicana storia di successo nel mondo grazie alla coesione sociale. Ai giovani: coraggio

«Desidero rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna. Auguri! Buon 2026!“»

Messaggio di fine anno del Presidente della repubblica Sergio Mattarella a Roma, Italia 31 dicembre 2025 foto frame tv/LaPresse

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«La nostra vera forza è stata la coesione sociale nella libertà e nella democrazia: ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi». In 15 minuti di discorso a reti unificate il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha alimentato la festa laica del Capodanno aggiungendo a cenone e spumante una ragionata dose di spunti di riflessione. Soprattutto per i più giovani che sono il futuro della Repubblica.

Proprio da questa parola parte il capo dello Stato illustrando una sorta di “album immaginario” degli 80 anni trascorsi dalla scelta referendaria che tra monarchia e Repubblica, nel 2 giugno del 1946, scelse quest’ultima. E ha invitato i cittadini a seguirlo nel rapido tuffo in un passato che ha reso piano piano l’Italia «un Paese di successo». Si tratta di un “mosaico” faticosamente composto ma che, ha sottolineato, deve essere osservato nel suo complesso, allontanandosi dalle singole tessere. Parte dai padri costituenti che «la mattina» litigavano per il governo e «il pomeriggio» sapevano trovare compromessi per il bene del Paese. «Rifuggendo - ha spiegato citando papa Leone XIV - da violenti scontri verbali e da accuse reciproche» per dare tutti insieme una Costituzione all’Italia. Un richiamo che vale certamente oggi e che Mattarella ha consegnato alla classe politica, affinchè sulle riforme fondamentali cessino le partigianerie politiche.

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Meloni ringrazia Mattarella «per lo sprone rivolto ai più giovani»

Cogliendo questo o quel passo, dai leader dei vari schieramenti politici è arrivato il plauso per il messaggio del Capo dello Stato: i temi della pace e dei giovani, più presenti nei commenti di centrodestra, sono affiancati a quelli della sanità e del lavoro nelle parole dei big di centrosinistra. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha telefonato a Mattarella per esprimergli «l’apprezzamento del Governo» e ringraziarlo «per aver posto l’accento sul significato profondo incarnato dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica. L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale». Meloni ha «ribadito che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente» e ha ringraziato Mattarella «per lo sprone rivolto ai più giovani». Anche i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana hanno avuto un colloquio telefonico con Mattarella.

Le reazioni dell’economia

Reazioni anche dal mondo dell’economia e dei sindacati. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia, ha posto l’accento sul fatto che «ai giovani il Presidente ha giustamente chiesto la responsabilità dell’essere esigenti e coraggiosi “come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Li ha, insomma, esortati a farsi protagonisti - per dirla con la formula utilizzata dal Presidente in altra circostanza - del “patriottismo costituzionale”, ossia dell’impegno per il costante inveramento di una Carta che fu scritta guardando al futuro».

«Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato per guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune - ha scritto sui social la leader della Cisl, Daniela Fumarola -. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha lanciato un monito formidabile ai decisori istituzionali, politici e sociali: dobbiamo rinnovare quello spirito costituente che ci ha fatto grandi e che oggi deve far remare tutti, coesi, nella direzione del progresso. In questo sforzo, ricorda il Capo dello Stato, il lavoro dignitoso e sicuro é leva centrale di sviluppo. Messaggio potente e cristallino. Ora sta a noi, a tutti noi, saperlo cogliere. Grazie Presidente». «La Uil esprime convinto apprezzamento per il forte richiamo ai valori della pace e della storia repubblicana che ha caratterizzato l’illuminato discorso del nostro Presidente della Repubblica», ha affermato il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri in una nota.

I passaggi del discorso del Capo dello Stato

 Il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli italiani è il suo undicesimo discorso di fine anno al Paese a reti unificate. Ecco tutti i passaggi:

Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”.

“Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte

“La pace è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale”-

“Leone XIV - cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano - nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a ”respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole. Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi”-

Di fronte all’interrogativo: ”cosa posso fare io?“ dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno. L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini”.

Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica. Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato. Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia. Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità“.

“L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti. Di mattina i costituenti discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”.

“La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità. La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo”.

“Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa. Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato - e costituiscono - le coordinate della nostra azione internazionale”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio di fine anno agli italiani ha poi richiamato la “grande stagione di riforme” che ha cambiato “il profilo dell’Italia. La riforma agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città. Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese”, ha aggiunto.

Il lavoro” è la “leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”.

L’istituzione del servizio sanitario nazionale garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”.

“Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato - e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica”.

Falcone e Borsellino ispirano tutt’oggi “tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno nel passaggio centrale in cui ripercorre gli 80 anni di vita della Repubblica.. “Il film della memoria scorre - ha detto Mattarella -. Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare - non soltanto in Italia - le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità”.

I sentimenti di “gioia, orgoglio e appartenenza” che sa regalare lo sport, saranno rivissuti con le Olimpiadi e le paralimpidi invernali di Milano-Cortina. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno. “Anche lo sport - ha affermato Mattarella - ha un posto di grande rilievo nel nostro album. Storie e atleti indimenticabili. I protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ’60, nelle quali l’Italia, per prima, introduce la partecipazione paralimpica. Lo sport, dunque, ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di appartenenza. Così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i giochi di Milano - Cortina. La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe”.

“Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono. Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione”.

“L’unità delle forze politiche e sociali” permise di superale la “notte della Repubblica”, cioè la stagione delle stragi e del terrorismo. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno nel passaggio dedicato a ripercorrere gli 80 anni di vita della Repubblica. “Altre immagini, questa volta drammatiche - ha affermato Mattarella - . Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica. Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica”.

Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale”.

“L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961”.

L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare”.

“Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi”.

La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni. Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.

“Vecchie e nuove povertà - che ci sono e vanno contrastate con urgenza - diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali” sono “crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”.

“Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”-

Desidero rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna. Auguri! Buon 2026!“.

Mattarella ha sullo sfondo la foto storica del 2 giugno 1946

La foto di Federico Patellani divenuta il simbolo della vittoria del referendum per la Repubblica, il 2 giugno 1946, è uno degli elementi scelti per la scenografia del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ricorderà la ricorrenza: 80 anni nel 2026.

Il dettaglio emerge dal video sul backstage, nella sala alla Vetrata al Quirinale.

Lo sfondo del discorso del presidente

La foto di Federico Patellani divenuta il simbolo della vittoria del referendum per la Repubblica, il 2 giugno 1946, è uno degli elementi scelti per la scenografia del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ricorderà la ricorrenza: 80 anni nel 2026. Il dettaglio emerge dal video sul backstage, nella sala alla Vetrata al Quirinale. La storica foto ritrae una ragazza sorridente che sventola il Corriere della Sera, col titolo: "E' nata la Repubblica italiana". Negli anni, quello scatto è stato riprodotto centinaia di volte su libri e locandine. E anche opere d'arte. Come quella che compare nelle immagini del backstage: la foto è sovrastata dal tricolore e sotto compare la scritta "2 giugno 1946". +++ X/QUIRINALE

La storica foto ritrae una ragazza sorridente che sventola il Corriere della Sera, col titolo: “E’ nata la Repubblica italiana”. Negli anni, quello scatto è stato riprodotto centinaia di volte su libri e locandine. E anche opere d’arte. Come quella che compare nelle immagini del backstage: la foto è sovrastata dal tricolore e sotto compare la scritta “2 giugno 1946”.

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