Non solo: coinvolgendo nelle limitazioni anche i mezzi più grandi, si potrebbe attuare un escamotage già suggerito più volte da Cassazione e Corte dei conti: se non ci sono i soldi per mantenere le strade in sicurezza, si può imporre un limite di velocità basso o vietare il transito ai mezzi pesanti. Imporre un limite di velocità alle bici, invece, avrebbe ancor meno senso di ogni altra misura.
Al di là di queste considerazioni tecnico-pratiche sarebbe curioso sapere com’è stata motivata giuridicamente – siamo in Italia - la scelta bizzarra di vietare il transito alle due ruote guidate da non residenti. Sarebbe anche relativamente semplice: il regolamento di esecuzione del Codice della strada impone di riportare sul retro dei segnali gli estremi dell’ordinanza che dispone le limitazioni imposte in modo che la si possa cercare sul sito web dell’ ente proprietario o comunque richiedere ai suoi uffici. In questo caso, nulla. E nemmeno abili esperti hanno trovato tracce nell’Albo pretorio.
Il mistero è stato risolto solo da una lettera di risposta della Provincia stessa ad alcuni sindaci della zona e al presidente di un’associazione di ciclisti dilettanti: con candore fanciullesco, il 18 giugno hanno affermato che non c’era ancora alcuna ordinanza e che avrebbero provveduto a breve. Dunque, nel Paese dell’abusivismo edilizio, che crea già tante strettoie e pericoli a chi circola sulle strade, abbiamo istituzionalizzato quello segnaletico.
Obblighi scarica-responsabilità
E dire che l’articolo 5 del Codice è rigidissimo: pretende che tutti i provvedimento di regolamentazione della circolazione siano emessi con «ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali». Dunque, prima l’ordinanza e poi il segnale. Perché anche un banale divieto di transito incide sul diritto alla libera circolazione sul territorio nazionale, sancito nientemeno che dalla Costituzione.
La lettera della Provincia, nella sua genuinità, conferma pure le deduzioni fatte all’inizio: sì, quei segnali sono stati messi (ovviamente con soldi pubblici) proprio per scaricarsi da ogni responsabilità.