Venice Climate Week 2026

Quanto il riscaldamento globale incide sul futuro del made in Italy?

La preoccupazione per il Pianeta riguarda anche la creatività e la competitività del nostro sistema produttivo. A Venezia i dati di una ricerca sugli impatti fisici, economici e finanziari del rischio climatico in Italia.

di Redazione

Venezia al tramonto, il famoso Canal Grande e il Ponte di Rialto. Meta turistica molto popolare. (© Venice Climate Week)

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Ondate di calore alternate a piogge torrenziali ed eventi estremi: il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti, evidente anche nella semplice esperienza quotidiana. I dati presentati all’apertura della Venice Climate Week sono allarmanti, soprattutto per il nostro Paese. Il tasso di surriscaldamento europeo è il doppio della media globale e l’Italia, in particolare, è tra i Paesi con l’accelerazione più alta. Gli ultimi undici anni sono stati classificati tra i più caldi della storia e i numeri convergono su una traiettoria inequivocabile: un aumento superiore a 2 gradi entro dieci anni.

È quanto emerge dalla ricerca condotta da Deloitte con la collaborazione del Politecnico di Milano, dell’Università Cà Foscari e del team dell’area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute).

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@Emiliano Ponzi

Lo studio evidenzia come il rischio climatico rappresenti oggi, e in misura crescente nel futuro, una variabile strutturale per la competitività e la resilienza del Paese e suggerisce l’adozione di strategie di mitigazione e adattamento per trasformare la vulnerabilità in un’opportunità di crescita e innovazione.

Ma vediamo in dettaglio alcuni numeri rilevanti. Si stima che i danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero aumentare da circa 0,4 miliardi di euro all’anno a circa 2 miliardi entro il 2030 e circa 5 miliardi al 2050 impattando su trasporti, sistemi idrici, gestione dei rifiuti ed energia. Considerando gli effetti indiretti - interruzione dei servizi e impatti sulle catene di fornitura - il costo totale si collocherebbe tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050.

Se si considerano le tre F del made in Italy, Fashion Furniture Food, la maggiore sofferenza si registrerebbe in ambito agricolo e ancor più in ambito turistico, con una contrazione della domanda fino all’8,9 per cento a seguito del forte aumento della temperatura media (+4 gradi), con perdite dirette per circa 52 miliardi di euro. A livello aggregato, i modelli elaborati prevedono una progressiva riduzione del PIL compresa fra l’1,6% e il 6% al 2050, con un rallentamento dell’economia reale e rischi per la sostenibilità della finanza pubblica.

Al di là delle analisi e delle previsioni, ma anche al di là di ogni allarmismo fine a se stesso, l’obiettivo della ricerca e della Venice Clime Week è di promuovere misure correttive e una rigenerazione ecologica, trovando, nel dibattito interdisciplinare tra scienziati, artisti, politici e imprenditori, soluzioni e direttrici di sviluppo. Per questo, dal 3 all’8 giugno, si parlerà anche di come investire nell’innovazione e digitalizzazione del tessuto produttivo italiano, di potenziare infrastrutture tecnologiche avanzate e una data strategy dedicata al rischio climatico, con un uso ottimale dell’AI. «Il mese che si è appena concluso, maggio 2026, è stato segnato da una delle più rilevanti ondate di calore primaverili degli ultimi anni in ampie aree dell’Europa occidentale e mediterranea. Nel Regno Unito sono stati battuti i record assoluti di temperatura per maggio, mentre Francia, Spagna e altri Paesi hanno registrato numerosi record locali», commenta Riccardo Luna, ideatore dell’iniziativa. «Qualcuno – non in molti – mette ancora in discussione l’antropogenesi del cambiamento climatico. Tuttavia, nessuno può ormai evitare di prendere atto e affrontare il riscaldamento in corso». Occorre farlo subito, a livello pubblico e privato. La consapevolezza è, però, il primo, imprescindibile passo per un’azione che non sia non solo difensiva, ma coordinata, competitiva e lungimirante.

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