Quanto il riscaldamento globale incide sul futuro del made in Italy?
La preoccupazione per il Pianeta riguarda anche la creatività e la competitività del nostro sistema produttivo. A Venezia i dati di una ricerca sugli impatti fisici, economici e finanziari del rischio climatico in Italia.
di Redazione
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Ondate di calore alternate a piogge torrenziali ed eventi estremi: il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti, evidente anche nella semplice esperienza quotidiana. I dati presentati all’apertura della Venice Climate Week sono allarmanti, soprattutto per il nostro Paese. Il tasso di surriscaldamento europeo è il doppio della media globale e l’Italia, in particolare, è tra i Paesi con l’accelerazione più alta. Gli ultimi undici anni sono stati classificati tra i più caldi della storia e i numeri convergono su una traiettoria inequivocabile: un aumento superiore a 2 gradi entro dieci anni.
È quanto emerge dalla ricerca condotta da Deloitte con la collaborazione del Politecnico di Milano, dell’Università Cà Foscari e del team dell’area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute).
Lo studio evidenzia come il rischio climatico rappresenti oggi, e in misura crescente nel futuro, una variabile strutturale per la competitività e la resilienza del Paese e suggerisce l’adozione di strategie di mitigazione e adattamento per trasformare la vulnerabilità in un’opportunità di crescita e innovazione.
Ma vediamo in dettaglio alcuni numeri rilevanti. Si stima che i danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero aumentare da circa 0,4 miliardi di euro all’anno a circa 2 miliardi entro il 2030 e circa 5 miliardi al 2050 impattando su trasporti, sistemi idrici, gestione dei rifiuti ed energia. Considerando gli effetti indiretti - interruzione dei servizi e impatti sulle catene di fornitura - il costo totale si collocherebbe tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050.
Se si considerano le tre F del made in Italy, Fashion Furniture Food, la maggiore sofferenza si registrerebbe in ambito agricolo e ancor più in ambito turistico, con una contrazione della domanda fino all’8,9 per cento a seguito del forte aumento della temperatura media (+4 gradi), con perdite dirette per circa 52 miliardi di euro. A livello aggregato, i modelli elaborati prevedono una progressiva riduzione del PIL compresa fra l’1,6% e il 6% al 2050, con un rallentamento dell’economia reale e rischi per la sostenibilità della finanza pubblica.








