Quanto durerà la frenata cinese?
di Wing Thye Woo
13' di lettura
13' di lettura
La stabilità sociopolitica e il dinamismo economico della Cina riusciranno a reggere? Si tratta di una domanda che ora circola molto più frequentemente tra gli osservatori della Cina che in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. Il prossimo autunno il 19esimo Congresso del Partito comunista cinese deciderà (o forse no) il successore del presidente Xi Jinping nel 2022, sostituendo al contempo (forse) cinque membri del Comitato permanente del Politburo composto da sette membri. Si spera che il risultato non inneschi un nuovo periodo di turbolenza simile a quello provocato negli Usa dall’elezione di Donald Trump.
La potenziale incertezza politica in Cina giunge in un periodo in cui la salute economica del Paese è meno rassicurante e in cui la presidenza di Trump potrebbe porre una sfida diretta al suo modello di crescita. Dal 1979 al 2010 il Pil della Cina è aumentato a un tasso medio annuo del 10%, generalmente superando il target del governo (l’unica eccezione il periodo 1989-1990, a seguito delle proteste di Piazza Tiananmen). Poi però la crescita ha registrato una flessione fino a toccare il 7,9% nel 2012 e il 7,8% nel 2013, portando il governo a dichiarare il “new normal”. A fronte di un ulteriore rallentamento della crescita, che ha sfiorato il 7,3% nel 2014 e della debolezza evidenziata l’anno seguente, il governo ha annunciato che il tasso di crescita target per il successivo Piano quinquennale (2016-2020) sarebbe stato 6,5-7%. E infatti, il tasso di crescita ha continuato la sua discesa, fino a toccare il 6,9% nel 2015 e il 6,7% lo scorso anno.
La costante decelerazione della crescita economica dal 2010 è diventata una pietra al collo dei policymaker cinesi. Diagnosticare in modo adeguato la causa e formulare la giusta risposta politica non sarà semplice. Ma in caso di successo ci saranno pesanti ripercussioni per l’economia mondiale, soprattutto ora che Trump sta confermando i peggiori timori circa l’impatto della sua amministrazione sulla stabilità e sulla prosperità globale.
Le prospettive sulla traiettoria economica della Cina sono le più disparate, da un profondo pessimismo a un forte ottimismo. Anche gli osservatori di Project Syndicate riflettono questa diversità di idee. Hanno esaminato attentamente la vita politica della Cina, le sue tendenze e politiche economiche, così da poter fornire analisi preziose su ciò che potrebbe – e ciò che dovrebbe – succedere dopo.
Keep calm and carry on
L’ex capo economista della Banca mondiale Justin Yifu Lin è tranquillo sulla capacità dell’economia cinese di rilanciare una crescita sostenuta. «La Cina soffre per i postumi della crisi finanziaria del 2008 e per il calo della domanda dell’export», scrive. Il recente rallentamento è dovuto più a «fattori esterni e ciclici, che non a qualche limite naturale». Lin ritiene che le politiche tese a incentivare la domanda domestica – comprese «le migliorie infrastrutturali, le iniziative di urbanizzazione, la gestione ambientale e i settori high-tech» – si riveleranno sufficienti a soddisfare i target di crescita ufficiale del governo.








