Quanto basta: la formula per non sbagliare in eccesso o in difetto
Come la posologia nei farmaci, la giusta quantità vale anche nella cosmetica. Per questo vengono studiate spatole e dosatori ergonomici che garantiscono unità di misura precise.
4' di lettura
4' di lettura
C’è un termine che i cuochi usano da sempre: quanto basta. La misura giusta, né in eccesso né in difetto. È un concetto che il mondo della cosmetica negli ultimi anni sembrava aver smarrito, travolto da una logica espansiva fatta di più prodotti e più promesse. Oggi, i brand raffinati cercano un rapporto profondo tra bellezza, efficacia e consapevolezza. L’idea del QB nel beauty nasce, prima di tutto, come reazione a un modello che ha trasformato la routine in stratificazione, complice l’effetto dei social media con influencer che consigliano fino a 21 ingredienti attivi, come ha analizzato in un recente studio Molly Hales, dermatologa e ricercatrice dell’Università di Chicago. Un numero che nessun medico prescriverebbe mai, spiega la dermatologa milanese Chiara Bonatti: «Così come esiste una posologia per i farmaci, c’è un dosaggio anche per le creme. Poiché i principi attivi possono reagire tra loro e potenziarsi, bisogna prestare attenzione prima di tutto alle sovrapposizioni. Mai mixare retinolo, acido glicolico e acido salicilico. Il risultato può tradursi in pelle rossa e irritata. Sono tante le patologie – come rosacea, acne e dermatite atopica, per esempio – legate ad alterazioni del microbiota cutaneo, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono sulla pelle. La risposta non è aggiungere strati di prodotti, ma scegliere quelli giusti: probiotici e prebiotici topici, ed evitare ingredienti aggressivi e infiammanti».
Ma è la questione della dose a entrare oggi nel cuore della formulazione e del packaging di prodotto. Alcuni brand hanno trasformato la misura corretta in un gesto quasi pedagogico. Tra questi, Drunk Elephant, fondato nel 2012 e oggi parte del gruppo Shiseido, ha costruito parte del suo successo sui flaconi airless con erogatore calibrato. Ogni pressione rilascia una dose standardizzata, pensata per evitare eccessi nei sieri ad alta concentrazione.
La comunicazione stessa del brand, diventato virale tra i giovanissimi (e per questo al centro di alcune polemiche), insiste sull’idea di one pump come unità di misura. Sui forum Reddit dedicati alla skincare, gli utenti ne discutono con la precisione di chi sa valorizzare ogni singola erogazione.
Accanto a questo approccio, il brand Tatcha, fondato dall’imprenditrice americana di origine asiatica Vicky Tsai, agisce anche sul gesto. Distribuito da Sephora, è costruito sull’idea opposta al consumo automatico. La filosofia è giapponese nel metodo e nell’etica: la pelle è collegata al sistema nervoso, immunitario e alla mente e va trattata con un approccio consapevole. «La grande differenza è l’intenzionalità», spiega Tsai. «La skincare è un rituale in cui ogni passaggio è una scelta consapevole». E i dettagli lo dimostrano. Le creme sono accompagnate da una spatola in oro a 24 carati, antibatterica e calibrata per prelevare la quantità necessaria, mentre il nuovo fluido The Essence, a base del complesso Hadasei-3™ –, una doppia fermentazione di riso, tè verde e alghe provenienti da specifiche regioni del Giappone – è contenuto in un flacone con erogatore che, anche se inclinato, rilascia sempre la dose ideale. La precisione, in questo caso, diventa una dichiarazione di valore. Che ben si coniuga con il discorso sulla clean beauty e la protezione ambientale. «Alcuni ingredienti presenti in creme e sieri come i siliconi e i polimeri acrilici, quando vengono sciacquati dalla pelle, finiscono negli scarichi e si disperdono negli ecosistemi sotto forma di nanoplastiche. Usarne meno significa concorrere alla riduzione dell’inquinamento».
Dalla misura alla concentrazione della formula. La ricerca avanzata di laboratorio applica alla cura della pelle formule altamente concentrate che richiedono quantità minime. Neur|Aé si richiama in particolare ai principi della neurocosmesi, con prodotti pensati per agire in sinergia con i meccanismi biologici della pelle. Fin dagli esordi La Mer ha incarnato la filosofia della giusta dose con coerenza. La Crème de La Mer, nata dalla ricerca del fisico Max Huber nel 1965, ha insegnato al mercato un paradosso: il prodotto che vale di più è quello di cui se ne usa di meno. Concentrazioni altissime e un prezzo che impone un uso misurato: la dose riguarda l’efficacia stessa. Una quantità eccessiva di contorno occhi, per esempio, può compromettere la tenuta del trucco. Una consapevolezza che, nelle masterclass dell’Atelier La Mer (dove sono soprattutto gli uomini a interrogarsi sulla quantità) è più diffusa di quanto si pensi. L’approccio si traduce in pratica concreta. L’Eye Sculpting Tool, applicatore del The Rejuvenating Eye Cream, per esempio, ispirato alla logica del Gua Sha, dosa il prodotto, guida il movimento e trasforma il gesto in microtrattamento.








