Quanti saremo sulla terra? Per l’Onu 11 miliardi nel 2100. I demografi critici: «Massimo 9 miliardi»
di Elena Comelli
4' di lettura
4' di lettura
Nel 2050 la popolazione mondiale arriverà a 9 miliardi, dai 7,7 miliardi attuali, e nel 2100 toccherà gli 11,2 miliardi, per poi cominciare a declinare, secondo le previsioni delle Nazioni Unite. Questa è l'opionione dominante, diffusa e stampata in tutte le strategie di lungo periodo di chi si preoccupa di programmare il fabbisogno alimentare, energetico e sanitario dell'umanità. Ma sarà poi vero? C’è un'ampio movimento di demografi che non è d’accordo con questi numeri.
Wolfgang Lutz e i suoi colleghi del prestigioso International Institute for Applied Systems Analysis di Vienna sono stati i primi a contestare le proiezioni dell’Onu, seguiti dall'accademico norvegese Joergen Randers, lo stesso che negli anni Settanta aveva contribuito a lanciare l’allarme sulla bomba demografica pronta a scoppiare. In base ai loro studi, la popolazione umana si stabilizzerà a 8 miliardi attorno al 2040 e poi inizierà a calare. Un rapporto di Deutsche Bank, invece, stima un picco a 8,7 miliardi nel 2055 e poi un calo a 8 miliardi entro la fine del secolo. Diversi altri studi collocano il picco fra 8 e 9 miliardi, mai oltre i 9, e sempre in questo secolo, ben prima del 2100.
Il motivo di fondo è il rapido declino del tasso di fecondità delle donne, di cui l'Onu, secondo loro, tiene conto troppo poco. Il nuovo consenso che sta emergendo fra i demografi dissidenti è segnalato anche in un libro-inchiesta del giornalista canadese John Ibbitson e dello scienziato Darrell Bricker, “Empty Planet”, uscito il mese scorso in Canada per Signal.
Dal 1970, si è verificato un netto declino globale della fecondità femminile. Negli Stati Uniti, in tutta Europa e negli altri Paesi industrializzati la fecondità è attualmente inferiore al tasso di rimpiazzo di 2,1 bambini per donna. Molte popolazioni, compresa quella italiana (che ha un tasso di fecondità di 1,32 figli per donna, fra i più bassi del mondo), rischierebbero addirittura di scomparire, sul lungo periodo, se non fosse per l'immigrazione. Già una ventina di Paesi del mondo si stanno riducendo ogni anno, dalla Polonia a Cuba al Giappone, che nel 2018 ha perso quasi 450.000 abitanti.
La vera grande notizia, tuttavia, viene dai Paesi in via di sviluppo. È qui che si segnalano i crolli più marcati del tasso di fecondità. La Cina ha un tasso di fecondità di 1,6 figli per donna, equivalente a quello del Brasile e dell’Unione Europea. L’India, che presto supererà la Cina come nazione più popolosa al mondo, è attorno al tasso di rimpiazzo del 2,1, in calo.

