ANALISI

Quanti e quali americani voteranno? Il peso dei ricorsi sul voto Usa

I repubblicani cercano di ostacolare in ogni modo, con ricorsi e cavilli giudiziari, il voto popolare dove per tradizione vincono i democratici

di Gregory Alegi

La bandiera americana

3' di lettura

3' di lettura

A poche ore dall’apertura dei seggi, la domanda più ricorrente è “vincerà Trump?”, magari nella variante apparentemente più neutrale “chi vincerà?”. Chiunque abbia un versante americano, sia analista o semplice residente negli Stati Uniti, ne viene tempestato da giorni.

Sondaggi, opinioni, sensazioni: per corroborare il proprio tifo o smentire quello altrui, vale tutto.

Loading...

Meno frequentata, per non dire trascurata, è la domanda su quanti e quali potranno votare e come questo potrà influire sul risultato.

Chi premierà l’affluenza? Tradizionalmente, l’alta affluenza premia i democratici. Il motivo è intuibile: in un modello sociale molto verticale, la parte inferiore della piramide conteneva - e contiene - ampie fasce di elettori interessati a temi inquadrabili, con qualche semplificazione, come “welfare” o “Stato sociale”. Il blocco, costruito da Franklin Delano Roosevelt nel 1932, era largamente urbano, con forte presenza di lavoratori, minoranze e di first generation americans. Con il passare degli anni, il blocco si è andato sfaldando. La trasformazione dell’economia, per esempio, ha favorito i colletti bianchi e penalizzato quelli blu, molti dei quali sono passati ai repubblicani. L’ascensore sociale, poi, ha reso conservatori i first generation e le minoranze, il cui appoggio non è più scontato. Restano le grandi città, dove novità e problemi vanno a braccetto, e che sono ovunque roccaforti democratiche. In questa direzione si colloca, volendo, anche la comunità trasversale dei diritti, in grado di supplire in larga misura agli arretramenti delle componenti lavoro e nuovi cittadini.

Quali siano i margini di ulteriore crescita del consenso in questi ambiti urbani resta tutto da vedere, ed è del tutto possibile che i democratici si aggiudichino la maggioranza dei voti urbani. Senza un margine molto generoso di vittoria in quest’area, tuttavia, è altrettanto possibile che la vittoria nelle città non sia sufficiente a spostare l’ago della bilancia.

Scenario Inedito. Uno scenario inedito delle elezioni 2024 riguarda l’effettiva possibilità di partecipare al voto. La recente decisione della Corte Suprema, che ha consentito alla Virginia repubblicana di cancellare dalle liste elettorali 1.600 persone a ridosso del voto, in violazione delle norme federali che impongono il congelamento nei 90 giorni immediatamente prima delle lezioni, è solo l’ennesima conferma del cambio di strategia repubblicana. Non più cercare di prevalere conquistando la metà più uno dei voti, ma ridurre artificialmente il livello di partecipazione al voto.

Dall’introduzione del requisito di dimostrare di essere cittadini, al divieto di trasportare elettori ai seggi, dalla riduzioni dei seggi rurali, all’incendio delle urne stradali nelle quali infilare il voto postale, dalla moltiplicazione dei rappresentanti di lista allo scrutinio, al divieto di fornire acqua e bevande a quanti sono in fila per votare: la strategia repubblicana è quella di ridurre l’accesso al voto. Per dirla più elegantemente, ridurre il più possibile la distanza tra il numero degli aventi diritto al voto e quelli che votano davvero.

La strategia è in piena coerenza con la tradizionale prevalenza dei democratici nel voto popolare, che nelle cinque presidenziali precedenti hanno preso più voti quattro volte su cinque, pur vincendo solo tre.

Proprio per questo, i repubblicani hanno deciso da tempo di manipolare il voto, prima con il gerrymandering, ovvero il ridisegno dei collegi elettorali per diluire i gruppi avversari. In un sistema maggioritario puro, concentrare gli oppositori in un collegio garantisce loro un seggio, spezzettarli in vari collegi dalla geografia improbabile li esclude.

Con l’elezione 2024 si è passati a cercare di escluderli direttamente dal voto per via amministrativa. L’ultima trovata, appena bocciata dalla Corte Suprema della Pennsylvania, è stata quella di tentare di non contare i voti postali provvisori inviati da chi teme di non potersi recare al seggio martedì. Si tratta di procedure opache, nelle quali l’onere della prova è ribaltato e spesso non è richiesta neppure la notifica all’interessato.

In teoria, è la tecnica disperata di un partito che sa di non avere la maggioranza popolare. In pratica, martedì molti elettori potrebbero vedersi impedito il voto. A New York o in Texas, dove l’uno e l’altro partito hanno maggioranze solide, cambierebbe poco. In Pennsylvania, Georgia, North Carolina e negli altri Stati in bilico potrebbe fare tutta la differenza. O almeno quella che basta a rendere inaffidabili i sondaggi, già messi in difficoltà dai margini di (im)precisione del +/- 2% in una gara che vede gli Usa spaccati 48-48. Alla fine, a decidere non sarà chi ha diritto di votare, ma chi sarà messo in grado di poter votare.

Professore di Storia e politica Usa, Luiss © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti