Quando la pressione arteriosa è oltre i livelli di normalità
La domanda
Che cosa si intende con la parola ipertensione arteriosa?
Risposta: In termini strettamente semantici, la parola ipertensione è composta dal prefisso “iper” che significa troppo e tensione che significa pressione quindi il significato letterale della parola composta è quello di eccesso di pressione. Poiché questo eccesso si riferisce alla pressione che si misura all’interno dell’albero arterioso, la ipertensione si definisce arteriosa. Questo aspetto ha un elemento clinico rilevante perché il concetto di ipertensione è una entità generica che si applica anche ad altri distretti in ambito vascolare come, ad esempio, il circolo portale (addome) ed il circolo polmonare (polmoni) o in ambito extra vascolare come avviene per il glaucoma caratterizzato da ipertensione oculare.
Con la definizione di ipertensione arteriosa o più propriamente ipertensione arteriosa “sistemica” si identifica una condizione caratterizzata da un aumento della pressione arteriosa oltre i livelli di normalità descritti nelle sezioni precedenti. In particolare, tutti i documenti di consenso sono concordi nel considerare come elevati i valori di pressione maggiori o uguali a 140/90 mmHg considerando che la diagnosi può essere posta anche in presenza di uno soltanto dei due valori al di sopra del limite di normalità. In termini classificativi si definisce come sisto-diastolica l’ipertensione caratterizzata da un aumento contemporaneo delle pressioni massima e minima.
Nel caso in cui uno solo dei due valori risulti al di fuori dei limiti di normalità, si parla di ipertensione sistolica o diastolica isolata. In termini percentuali il 90% della popolazione ipertesa appartiene alle due tipologie di ipertensione con componente sistolica isolata o combinata con aumento anche della pressione minima.
La diagnosi di ipertensione deve essere adeguata alle modalità di rilevazione della pressione che possono essere eseguite anche secondo procedure alternative a quella tipicamente ambulatoriale come la misurazione domiciliare e quelle monitorata nell’arco di 24 ore. In particolare, in condizioni di misurazione personale a domicilio i valori elevati di pressione arteriosa sono fissati per livelli maggiori o uguali a 135/85 mmHg mentre per la pressione misurata in corso di monitoraggio ambulatorio della pressione (“ABPM”) i valori patologici si definiscono per livelli di 130/80 mmHg quando si consideri la media dell’intero profilo delle 24 ore con una differenza significativa tra i valori normali diurni (>135/85 mmHg) e notturni (>120/70 mmHg) sulla base di una significativa differenza nel profilo pressorio tra le fasi della giornata generata da differenze soprattutto nella attivazione del sistema nervoso autonomo.
La diagnosi di ipertensione arteriosa si applica anche ad altre due forme cliniche particolari di incrementi patologici della pressione associate anche ad un incremento del rischio di complicanze cardiovascolari.
La prima è la ipertensione da “camice bianco” che è caratterizzata da un aumento patologico della pressione arteriosa durante la misurazione ambulatoriale mentre i valori pressori appaiono del tutto normali al di fuori dell’ambito sanitario. Il suo significato clinico deriva dal fatto che lo stesso comportamento anomale della pressione arteriosa si riscontra anche in situazioni stressanti e gravate da carico emozionale nella vita quotidiana. La ipertensione da camice bianco deve essere differenziata dall’effetto camice bianco che è quel transitorio aumento della pressione che coincide con la misurazione pressoria e che si estingue rapidamente moltiplicando il numero seriale di misurazioni e che rappresenta la base della necessità di misurazioni ripetute della pressione descritte in precedenza al fine di acquisire un valore affidabile.
La seconda forma particolare di ipertensione arteriosa è quella definita “mascherata” e che è caratterizzata da valori di pressione arteriosa normali in ambiente ambulatoriale ed elevati durante la vita di tutti i giorni. Anche questa forma di ipertensione è potenzialmente pericolosa in termini clinici perché associata allo sviluppo di danno d’organo bersaglio (soprattutto cardiaco e renale) e di complicanze cardiovascolari maggiori.
Dal punto di vista diagnostico è importante precisare che possibilità di accertare la presenza di queste forme particolari di ipertensione arteriosa è condizionata dalla esecuzione di un monitoraggio ambulatorio della pressione di 24 ore (ABPM), la sola metodica che permette di dissociare le modificazioni pressorie di senso opposto alle quali può andare incontro il soggetto nell’arco della intera giornata.