Quando i livelli della pressione sono invece troppo bassi

La domanda

Che cosa si intende, per contro, con la parola ipotensione arteriosa?

Risposta: Il termine ipotensione arteriosa definisce la condizione opposta a quella di eccesso dei valori pressori descritta nella sezione precedente. La sua definizione di ipotensione arteriosa si applica a tutte le condizioni caratterizzate da valori di pressione inferiori a 100 mmHg. Nella definizione di ipotensione non ha rilevanza il valore di pressione minima anche se in termini clinici una sua riduzione eccessiva può giocare un ruolo potenzialmente negativo. La diagnosi di ipotensione si basa sugli stessi principi che si applicano comunemente alla misurazione della pressione arteriosa anche se in questa situazione i limiti della misurazione sono intrinseci alla strumentazione che risulta più accurata nella misurazione di valori normali o elevati.

Lo sviluppo di ipotensione può avere una origine molteplice che coinvolge meccanismi che fanno parte sia del controllo normale della pressione che dell’ambito patologico di malattia. Il riscontro di valori ridotti di pressione arteriosa è frequente negli adolescenti di entrambi i sessi, ma soprattutto nel sesso femminile nel quale il riscontro di valori pressori sistolici inferiori a 100 mmHg è molto comune e solitamente ben tollerato in ragione di un adeguamento delle caratteristiche dell’apparato cardiovascolare che tendono ad attenuarsi dopo la menopausa determinando un progressivo incremento dei valori di pressione arteriosa. Lo sviluppo di ipotensione si sviluppa spesso alla assunzione della posizione eretta determinando quella condizione che si chiama ipotensione ortostatica che può essere diagnosticata facendo assumere al soggetto la posizione eretta per un periodo da 1 a 3 minuti e verificando ad intervalli regolari i valori di pressione e la eventuale comparsa di sintomi correlabili con la caduta della pressione. Nella valutazione ambulatoriale della pressione arteriosa, le ricerca di ipotensione ortostatica dovrebbe sempre essere presa in considerazione soprattutto all’atto della prima valutazione di ogni soggetto del quale non si conosce la storia clinica. In alcuni pazienti lo sviluppo di ipotensione ortostatica dipende dalla insufficienza funzionale dell‘arco riflesso che controlla il rapporto tra riduzione della pressione ed incremento del battito cardiaco, meccanismo che è alla base della stabilità dei livelli di pressione arteriosa quando assumiamo la stazione eretta. Lo stesso meccanismo di base è responsabile anche dello sviluppo di ipotensione in situazioni emozionali o dopo abbondanti libagioni che causano un mancato adeguamento del riflesso nervoso e la caduta della pressione arteriosa talvolta complicata da una vera e propria transitoria perdita di coscienza.

Tuttavia, la forma più comune di ipotensione con rilevanza clinica è quella indotta dai farmaci, soprattutto antiipertensivi, che possono determinare una riduzione eccessiva della pressione arteriosa soprattutto quando somministrati a dosi eccessive oppure in combinazioni inappropriate in senso qualitativo e quantitativo. Quest’ultimo fenomeno è oggi relativamente frequente per la elevata percentuale di pazienti che assumono poli-farmacoterapie per la necessità di trattare diverse condizioni cliniche concomitanti che implicano l’impiego di farmaci in grado di influenzare i valori pressori pur senza essere qualificabili come anti-ipertensivi.

Dal punto di vista diagnostico l’identificazione della presenza di ipotensione arteriosa è relativamente semplice mediante uno strumento tradizionale manuale o automatico soprattutto se associata a sintomi specifici come vertigini, stanchezza eccessiva, disturbi visivi, aumento del battito cardiaco, pallore cutaneo, cute fredda e sudata. In alcuni casi è necessario il ricorso ad un monitoraggio ambulatorio della pressione della 24 ore (ABPM) soprattutto per quei pazienti nei quali i sintomi compatibili con la presenza di ipotensione arteriosa si sviluppano durante la giornata in maniera imprevedibile mentre i valori pressori rilevati in condizione di base risultano perfettamente controllati. Ciò implica che la esecuzione di un monitoraggio pressorio può essere presa in considerazione non solo per la diagnosi di ipertensione e delle sue forme caratterizzate da asimmetria dei valori pressori, ma anche in tutte quelle situazioni in cui si assiste allo sviluppo di sintomi inspiegabili sulla base dei valori pressori rilevati nella pratica clinica ambulatoriale o nella valutazione domiciliare. Un ultimo cenno al fatto che la ipotensione arteriosa può essere il sintomo prevalente di alcune malattie cardiache e vascolari come lo scompenso cardiaco, lo shock settico, la anemia grave, la disidratazione, l’infarto miocardico e molte altre nelle quali tuttavia, la riduzione dei valori pressori è solo una delle manifestazioni di un quadro clinico complesso del quale il problema del controllo pressorio appare un epifenomeno più che un meccanismo primario ed autonomo

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