Quando l’intelligenza artificiale è al servizio della informazione
Giornalismo robotico. L'integrazione del machine learning potrebbe portare a modalità più tempestive e affidabili di informare: controllo automatizzato delle fonti, analisi di grossi volumi di dati, editing e produzione di contenuti, offerta personalizzata
di Pier Paolo Bozzano
3' di lettura
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Il mondo dell'informazione, alle prese con l'emergenza del coronavirus, ha visto una fortissima accelerazione nell'introduzione di componenti innovativi e nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale nel lavoro di redazione. Parola di Francesco Marconi, guru del settore.
Marconi ha le carte in regola per valutare da vicino questa evoluzione: è co-founder di Applied XL, una startup che offre servizi di automazione applicati in ambito editoriale, con esperienza maturata negli innovation lab del Wall Street Journal e di Associated Press.
È poi lui stesso a sottolineare un paradosso: all'aumento della richiesta di informazione portato dalla pandemia non è corrisposto un aumento del numero di giornalisti, anzi, molti hanno perso il lavoro: a farne le spese alla fine è stata la qualità della copertura anche in ambito sanitario, proprio in un momento in cui la fiducia nell'informazione è cruciale. E propone di ispirarsi a un nuovo modello, dove AI e giornalismo non solo convivono, ma quest'ultimo trova nuova forza.
«L'integrazione dell'intelligenza artificiale - dice Marconi - ci potrebbe portare verso un nuovo modo di fare giornalismo, più tempestivo e affidabile, più radicato nei fatti, più scientifico». E dunque più credibile.
Perché, tuttavia, dovremmo fidarci dell'intelligenza artificiale, che ha dimostrato in altri ambiti di essere tutt'altro che una scienza esatta, come per quanto riguarda i deepfake? Per rispondere vale la pena guardare alla maniera in cui, in concreto, l'automazione viene già utilizzata da numerosi media a livello globale.


