Quando l’hotel in quota diventa destinazione suggestiva
Architetti e designer cambiano volto ad alcune strutture in montagna: le proposte da Cortina a Brunico, da Megève a Sils Maria
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Si chiama Essential ed è arrivata a Cortina il 26 gennaio, nel giorno del 70° anniversario dei Giochi del 1956. Progettata dallo studio di architettura Carlo Ratti Associati, la torcia dei giochi olimpici invernali e delle paralimpiadi Milano Cortina 2026 punta su design essenziale, sostenibile e tecnologico, con l’obiettivo di rendere la fiamma il fulcro e protagonista indiscusso riducendo al minimo il superfluo tecnologico. Ma in alta quota i riflettori sono da tempo accesi sull’ospitalità, che mai come quest’anno si presenta ricca di nuove aperture firmate dagli studi di architettura e di interni più interessanti del momento. I progetti? Non necessariamente essenziali come quello di Ratti, ma di grande personalità e carisma, tanto da diventare essi stessi la ragione del viaggio, destination hotel, appunto, che accompagnano gli ospiti alla scoperta delle identità e del territorio in cui sono radicati, con uno sguardo sempre più locale e meno globale, nel segno, quando possibile, della sostenibilità.
È il caso di Castel Badia, il nuovo cinque stelle di San Lorenzo di Sebato, a pochi minuti da Brunico, ai piedi dell’area sciistica Kronplatz/Plan de Corones, che ha aperto le sue porte lo scorso dicembre. Se il progetto architettonico dello Studio Null17 fa qualche concessione al contemporaneo, l’approccio di Droulers Architecture, a cui sono stati affidati gli interni e il taglio delle 29 camere dell’hotel è stato sempre rispettoso del contesto. «Castel Badia ha una sua storia importante, prima come monastero benedettino e poi come castello, di cui abbiamo sempre tenuto conto», spiega Virginie Droulers. «Con mia sorella Nathalie siamo entrate con i guanti bianchi, intervenendo con discrezione dopo aver approfondito la storia di ogni angolo dell’albergo». La decisione, racconta, è stata proprio quella di far parlare i muri, gli affreschi e la natura di questo luogo. «Abbiamo utilizzato solo pietre locali e anche tutti i materiali scelti arrivano dalle montagne adiacenti, da alberi vicini, così come, là dove si è potuto, abbiamo utilizzato i bravissimi artigiani di Brunico. Alla fine abbiamo dato un tocco caldo e femminile senza mai strafare, rispettando il silenzio del luogo, per un’accoglienza a cinque stelle discreta».
Una visione personale, quella di Renzo Rosso, l’eclettico fondatore di Diesel e del gruppo di moda OTB, ha portato alla riapertura, la scorsa estate, di uno degli alberghi storici di Cortina, l’Ancora, che dal 1826 è un simbolo dell’ospitalità locale. Per la sua “casa” ampezzana Rosso ha affidato l’interior allo studio Charles & Co, guidato da Vicky Charles che per vent’anni è stata design director di Soho House. «Quello che ha reso affascinante l’intero percorso è che Renzo ha voluto trattarlo proprio come un progetto di restauro», racconta Charles. «L’hotel aveva tanto su cui lavorare: le lavorazioni in legno, i soffitti dipinti, i motivi decorativi alpini, i colori. Ha un linguaggio estetico forte e tanta originalità. Ogni stanza doveva essere un rifugio, come desiderava Renzo», continua la designer. Così sono rinate le 38 camere, tutte diverse tra loro, dell’Ancora, nel segno di un design alpino, ma audace. Ognuna ha un’identità precisa, fatta di dettagli curati, oggetti ricercati (spesso vintage), colori e materiali che richiamano l’ambiente circostante. Audace è anche il Club Brave, il night club dell’hotel accessibile solo su invito o per occasioni speciali, dove l’uso dei cellulari è rigorosamente proibito.
Poche stanze e personalità da vendere ha anche l’Hotel Saint-Georges di Megève, che ha riaperto a dicembre dopo essere passato dalla mani e dalla testa del più eclettico e poetico dei designer e disegnatori inglesi, Luke Edward Hall. Al giovane creativo sono stati affidati sia l’interior design sia la direzione artistica, per fare del Saint-Georges una scenografia vivente che rimanda a un’estetica fiabesca quasi tirolese. «La mia visione per l’hotel era quella di un luogo romantico, colorato ed eccentrico. All’interno, un mix di divani in velluto con frange dai toni gioiello, tappeti floreali su misura, oggetti d’antiquariato e dipinti antichi», spiega il designer. Una visione totale, che oltre alle 29 camere e alle sale comuni comprende le divise del personale, tutte firmate Château Orlando, il brand di moda dello stesso Luke, il ristorante francese Le Trappeur, che alle pareti di legno alterna i murales dell’artista Pauline Leyravaud, e persino il profumo d’ambiente studiato su misura.
È infine ancora una struttura di piccole dimensioni a emergere nel panorama delle nuove aperture in quota. Si tratta di Chesa Marchetta, 13 stanze appena e un ristorante nel cuore di Sils Maria, un angolo incantato di Engadina che nel tempo ha ispirato intellettuali di fama mondiale, da Nietzsche a Proust, da Giacometti a Chagall. La stessa Chesa Marchetta ha ospitato negli anni artisti come Gerhard Richter e Jean-Michel Basquiat, un destino legato all’arte che oggi si rinnova con la nuova gestione da parte di Artfarm, il gruppo internazionale dell’ospitalità fondato dai galleristi svizzeri Iwan e Manuela Wirth. Il progetto di riqualificazione è stato guidato da Luis Laplace, architetto argentino con base a Parigi artefice, tra le altre cose, del progetto di restauro dell’Isla del Rey di Minorca, che ospita il centro d’arte Hauser & Wirth. Il risultato finale è un dialogo intimo tra arte, moderna e contemporanea, e tradizioni artigianali engadinesi.
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