Qualità della ricerca da ripensare per non regredire
I risultati della Vqr 2020-24 ci dicono che la forza dell’università italiana non sta nei distacchi tra i singoli atenei, ma nella tenuta complessiva
di Gerardo Canfora*
3' di lettura
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Da almeno vent’anni l’università italiana viene raccontata quasi esclusivamente attraverso la lente delle classifiche, della competizione esasperata e della caccia all’eccellenza. L’idea di fondo è semplice, quasi scontata: gli atenei non sono tutti uguali ed è giusto che le risorse pubbliche premino chi ottiene i risultati migliori. È in questo contesto che si inserisce la recente Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr 2020-2024) dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), il più importante termometro scientifico del nostro Paese.
Chiedilo al Sole
Personalmente, non ho mai messo in discussione l’utilità della valutazione. Misurare, confrontare e rendere pubblici i dati è un atto di trasparenza fondamentale per migliorare il sistema e spendere in modo responsabile il denaro pubblico. Proprio per questo, però, vale la pena analizzare a fondo cosa ci dicono davvero gli ultimi dati.
Prendiamo l’indicatore Iras 1_2, il parametro della Vqr che mette insieme la qualità della ricerca e la dimensione dell’ateneo. Non si tratta di tecnicismi per addetti ai lavori: questo numero sposta finanziamenti, orienta le scelte delle famiglie e decide la reputazione di un’università. Viene da chiedersi: quanto pesa davvero il valore scientifico e quanto, invece, la semplice mole dell’ateneo?
Per capirlo, abbiamo incrociato l’Iras 1_2 con un dato elementare: il numero totale di professori (ordinari e associati) e ricercatori di ciascuna università. Il verdetto è sorprendente.
Le due misure si sovrappongono quasi millimetricamente, con una correlazione superiore a 0,99. In breve, i due dati si muovono all’unisono. La dimensione della struttura spiega da sola ben il 99,4% della variabilità dell’indicatore, e le classifiche degli atenei ottenute ordinando le università per Iras 1_2 e per numero professori presentano variazioni infinitesimali: lo spostamento medio è di appena 1,3 posizioni.
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